Quando la passione si tramanda da genitori a figli è sempre qualcosa di straordinario. Abbiamo chiesto a Giorgia di fare una piccola intervista alla propria madre, ex pilota di trial che non ha mai smesso di amare il suo sport.

Mamma, raccontami come hai cominciato!
Fin da piccola son stata attirata dalle motociclette. Nelle estati degli anni ’70 il mio più grande divertimento era salire e scendere dalla Moto Guzzi 350 del mio vicino di casa: era ferma, sul cavalletto, con una pesante coperta sulla sella, ma incredibilmente carica di fascino. Salivo, scendevo e immaginavo mille avventure con il vento sulla faccia.
Sono passati anni prima che potessi risalire su una moto finché un giorno un amico con un trial mi propose di provarlo.
Mi sembrava di sognare! Bene…tre ore a tentare di accenderla, ogni volta che ci riuscivo, messa la prima, puntualmente si spegneva. Ma non era importante, ormai ero innamorata delle moto e dei motori.

E poi?
E poi basta, altri anni senza toccarne nemmeno una, guai a parlarne in casa, una femmina poi!!
Mi misi il cuore in pace, o almeno è quello che ho fatto credere. Dentro di me la voglia di risalire in sella e sentire la musica del motore restava forte.

 

Cosa ti ha fatto ricominciare?
Un fidanzato con la moto. Mi bastava anche solo fare la zavorrina, sentire il motore sotto il sedere e quella sensazione di libertà che solo chi va in moto può capire. Volevo e dovevo assolutamente riprovare a guidare.
A quel punto decisi di fare finalmente la patente, ovviamente tua nonna non ne sapeva nulla anche se, penso, che qualche
sospetto lo avesse.
E così in sella, questa volta con una moto da strada.
Una volta avuta la mia casa e la mia indipendenza, non mi sono più fermata. Enduro, cross e nuovamente trial, questa
volta partito al primo colpo!

madre-e-figliaBeh, non deve essere stato facile!
No di certo! Non era preistoria, ma negli anni ’90 una donna in moto era rara e suscitava molta curiosità.
Ancora oggi molte persone si meravigliano quando intravedono spuntare trecce e capelli lunghi dal casco, immagina
quanto fosse più strano trent’anni fa.
Nella nuova famiglia che avevamo formato le cose erano ben diverse, la moto era la nostra passione e faceva parte
della quotidianità.

E le gare?
La moto da trial era quella che usavamo di più e la domenica si andava sui campi di gara:  perché non provarci in modo più serio anche io? Eccomi già iscritta, una garetta qua e una là e mi sono trovata a partecipare al Campionato Triveneto Amatori femminile. Zona dopo zona ho vinto il titolo. Non è stato difficile solo perché le donne che si mettevano in gioco erano ancora pochissime, ma comunque me la cavavo. Fu il primo e l’ultimo campionato che disputai, perché già nelle ultime competizioni
aspettavo te ed era diventato un problema anche allacciare la tuta!

 

Ma allora hai dovuto smettere?
Solo per poco, nel frattempo sono diventata giudice di gara di trial. Presto ho ricominciato più di prima: trial per le scampagnate con te nel marsupio e cross in pista. Un turno sulla moto e un turno a giocare con te. Mi sa che è li che hai respirato motociclismo: ti addormentavi nel paddock e non ti svegliavi col rumore del motore.
Poi tu eri sempre in sella: con me, con tuo padre e poi a quattro anni da sola, sulla tua prima moto, il tuo Grizzly rosso con le rotelle, e via alla ricerca di uno sterrato, di una campagna o di un piazzale dove lasciarti sgasare e divertire.
Nel nostro gruppo di amici era tutto naturale, anche loro erano motociclisti con figli piccoli al seguito, più tardi con
piccoli motociclisti al seguito, poi con neopatentati al seguito ed ora noi al seguito dei nostri figli.

Tutto qui?
Sì, per me è stato tutto semplice. La passione che mi aveva travolto nel 1984, l’ho vissuta così intensamente da riuscire a contagiarti in maniera naturale, vivendola quotidianamente come un gioco divertente, coinvolgente ed entusiasmante, ma non per questo senza rischi. Ti ho insegnato l’importanza del casco e delle protezioni, ma soprattutto a goderti la moto con prudenza, a conoscere i tuoi limiti e a rispettarli, per la tua sicurezza e quella degli altri.

Quindi adesso che spesso le mie strade non sono le tue, che hai orizzonti diversi e più lontani dei miei, dico a te e a tuo fratello di accendere le vostre moto, di aprire il gas, di piegare in curva e di divertirvi alla grande, ma anche di tenere gli occhi ben aperti sulla strada, sul meraviglioso mondo che vi circonda e che fa da scenario alla vostra, o meglio, alla nostra passione.

Giorgia Miori
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