Genesi di un viaggio “È deciso: parto e vado in Giappone, in moto, da sola”. Non sono cose che ti dici ogni giorno prima di alzarti dal letto e, soprattutto, non sono cose queste che nascono dal nulla. E io non faccio eccezione. Anche nel mio caso, questa “pazza idea”, per usare le parole di Liz Juno Cavalli, che così gentilmente mi ha proposto di scrivere questo contributo e di pubblicarlo qui, ha una genesi, un’origine tutta sua. Lo stesso vale per la “pazza idea” numero due: quella di tirarne fuori un libro. Ma per spiegare questa seconda, devo partire – come è logico – dall’inizio.
L’idea di andare in Giappone l’avevo in testa da un pezzo. Forse perché ad un certo punto della mia vita ha iniziato a interessarmi tutto ciò che fosse di origine nipponica: moto in primis (per la cronaca, a oggi ho posseduto una Suzuki, una Honda e ora una Kawasaki e infine Nikita, una Yamaha), ma non solo. Di questo Paese mi hanno sempre affascinato la cultura misteriosa e millenaria, l’assenza (apparente) di compromessi e la forza della determinazione. Da qui, decidere di studiare giapponese in terza lingua all’università il passo è stato breve, andando così ad aggiungere nuova benzina al fuoco.

La moto caricata per il viaggio

Uno dei paesaggi più belli: Lago Bajkal (Siberia)
Mentre per quanto riguarda la moto, e l’idea del libro, il colpevole è in realtà uno solo: mio padre. Motociclista dagli Anni ’70, mi ha caricato in moto con lui la prima volta quando avevo 13 anni e da allora non sono più voluta scendere. Anche l’idea del libro viene da lui. Non so quando esattamente, ma ad un certo punto mi sono messa in testa che prima di morire avrei scritto un libro. A questa lista di “colpevoli” però, devo aggiungere altre due figure fondamentali: un ex professore di matematica che ogni tanto, invece di fare lezione, ci raccontava dei suoi tanti e avventurosi viaggi, uno dei quali fu la Transiberiana (in treno). E io da allora questa Transiberiana non me la sono più tolta dalla testa. L’altro colpevole invece è più recente: qualche anno fa, gironzolando per una mega libreria di Amburgo scovo un libro scritto da una motociclista, Doris Wiedemann, che racconta la storia del suo viaggio del 2001 in cui da Monaco di Baviera arrivò fino in Giappone e Corea in sella alla sua BMW.

Ekaterinburg: città principale degli Urali

Ma in realtà tutto questo non è bastato a farmi partire, queste sono solo, diciamo, le fondamenta. La vera scintilla è arrivata tra il 2012 e il 2013, quando nel giro di pochi mesi ho deciso di mettere fine alla mia relazione di allora, dopo 11 anni, e a un mio carissimo amico hanno diagnosticato un cancro allo stadio terminale, dandogli tre mesi di vita. Ricordo come fosse ieri ciò che pensai subito dopo aver appreso questa terribile notizia. Mi chiesi “se dovesse succedere a te, saresti serena perché felice della vita che stai vivendo, oppure avresti dei rimpianti insostenibili?”. Nel giro di poche settimane decido di partire: direi che come risposta non c’è male.

Tanti erano i dubbi che mi assillavano prima di partire: riuscirò ad arrivare alla fine del viaggio? Come farò una volta in Giappone? Cosa farò della mia vita dopo questo viaggio? Eccetera eccetera. Avevo la testa piena di dubbi e domande e pochissime certezze: sapevo che stavo facendo la cosa giusta e sapevo che, prima o poi, ne sarebbe venuto fuori un libro.

Fatto sta che il viaggio è andato come doveva andare, benissimo per quanto mi riguarda, e dopo più di due anni dalla partenza il 12 ottobre 2016 sono riuscita a pubblicare il mio primo libro “Chilometri diVersi”. Il libro nasce mentre sono in viaggio, come si può evincere dall’indicazione della data di scrittura delle singole poesie che ho voluto riportare in calce a ogni pagina, e la sua stesura mi ha accompagnato fino all’estate scorsa. Mi ci è voluto parecchio tempo per elaborare tutta l’esperienza, tutte le emozioni, tutti i ricordi ma sono contenta del risultato.

Tramonto sul Monte Fuji

La scelta dell’autopubblicazione è dovuta a più fattori, primo tra tutti la possibilità di inserire nel libro i codici QR che, per alcune poesie, rimandano ai post del mio blog in cui sono pubblicate le foto o i video del mio viaggio. In questo modo ho voluto ampliare l’esperienza del lettore permettendogli di vivere il racconto su più livelli, non solo quello legato alla parola scritta. Spero di esserci riuscita!

E siccome storie del genere abbisognano di tante parole per essere raccontate, sto già lavorando al prossimo libro. Questa volta in prosa. Una nuova sfida, un nuovo viaggio, ma un’altra storia!

Buona strada

Marta Brambilla

 

Il blog: www.paroleontheroad.com

Il libro: www.paroleontheroad.com/libri (sia e-book che cartaceo)