E’ morta Ada Pace, pilota d’auto e moto detta “Sayonara” È morta una delle leggende dell’automobilismo e motociclismo italiano.

Ada Pace si è spenta lunedì notte all’ospedale di Rivoli, a 92 anni. Nata a Torino il 16 febbraio 1914, Ada Pace è stata, tra gli anni ’50 e ’60, la più forte pilota italiana. Era anche e soprattutto conosciuta nel mondo delle gare con lo pseudonimo di “Sayonara” (arrivederci in giapponese), la scritta che apponeva al posto della targa posteriore, tanto per far capire al sorpassato di turno che si sarebbero rivisti solo dopo il traguardo. Viveva da sempre ad Avigliana, in Val Susa.

Figlia di un artigiano torinese, iniziò giovanissima a frequentare gli ambienti sportivi, praticando la pallacanestro e, in seguito, gare di atletica e tiro a segno. Scoprì la sua passione per i motori e la velocità nell’immediato dopoguerra quando, in sella ad una “Vespa”, partecipò alle gare monomarca organizzate dal “Vespa Club”, negli anni 1947-48. In quel periodo primeggiava continuamente, tanto da indurre la dirigenza Piaggio a prenderla in squadra ed affidarle una moto ufficiale con la quale si cimentò in varie competizioni.

E' morta Ada Pace, pilota auto e moto detta Sayonara
La sua carriera di pilota sembrava destinata a restare nell’ambito delle “due ruote” finché, il 21 aprile 1951, si presentò alla partenza della “Torino – San Remo” alla guida di una “Fiat 1500 6C”: vinse contro ogni pronostico, gettando nel panico gli organizzatori e la propria famiglia. La direzione di gara, infatti, non sapeva come accogliere una vincitrice donna, eventualità non prevista dal regolamento, mentre i genitori erano restii, secondo la rigida moralità dell’epoca, ad inviare la figlia nubile in quella bolgia di corridori, meccanici, giornalisti e fotografi. Gara dopo gara, Ada Pace divenne una “testa di serie” dalla quale, passato il momento di sorpresa, molti colleghi maschi mal sopportavano d’essere battuti.

Non a caso aveva come nome di battaglia “Sayonara”: il classico arrivederci in giapponese, che gli dedicava dopo i sorpassi. “Gli uomini la prendevano malissimo – aveva spiegato Ada Pace in un’intervista del 1990 alla rivista “Ruoteclassiche” – la loro reazione più comune era il reclamo: non si poteva credere che avessi vinto davvero, senza trucchi o finzioni. Ad una gara fu “testata” persino la composizione della benzina che avevo usato!”. Con il suo talento, Ada Pace metteva in crisi e faceva emergere il più becero maschilismo italiano dell’epoca: esemplare fu il caso della vittoria alla Coppa d’Oro Aci a Modena, nel 1960. “Avevo vinto, e partecipai da sola alla cerimonia della premiazione – ricordava sempre nell’intervista – perché il secondo e il terzo classificato semplicemente si rifiutarono di venire premiati, soprattutto dopo una donna”.

Nella sua carriera sportiva Ada Pace ha conquistato 11 titoli italiani, partecipando alle gare più importanti (tra cui l’ultima edizione delle Mille Miglia, la Targa Florio, la 12 Ore di Monza, il rally di Sestriere) e correndo con i principali marchi dell’automobilismo italiano: Alfa Romeo, Orca, Maserati e Ferrari.