In un caldo pomeriggio di fine estate, e dopo aver provato la naked elettrica Energica Eva (della quale vi racconterò tutto nel prossimo articolo), sono arrivata nel nuovo quartier generale di Energica Motor Company: una delle eccellenze della Motor Valley, situata nella provincia di Modena.

Un breve tour dello stabilimento mi fa sentire trasportata nella Silicon Valley, tra luminosi corridoi e stanze all’insegna del bianco. Scopro con piacere che l’area produttiva si è triplicata e devo trattenermi per non intrufolarmi nell’area R&D dove gli ingegneri lavorano testando delle nuove tecnologie con le moto accanto alle scrivanie.

Alla fine del giro incontriamo Livia Cevolini, l’AD di Energica, che ci racconta tutto di questa azienda straordinaria, della sua storia personale all’interno del gruppo CRP e condivide con noi la carica e l’energia con le quali affronta le difficoltà ed esprime le sue speranze per il presente ed il futuro del motociclismo elettrico e delle nuove tecnologie di mobilità sostenibile.

Alla domanda “come sei arrivata ad occupare questa posizione di AD di un’azienda di moto elettriche? É un po’ insolito” Livia ci risponde:
– “Eh si, non dovrebbe essere insolito… in realtà Energica nasce come un’estensione del gruppo CRP. Io essendo nipote del fondatore ero già all’interno del gruppo da molti anni come direttore marketing e vendite di tutta l’azienda. All’inizio di questa avventura con mio padre siamo partiti da motociclette endotermiche da gara all’interno di CRP come partner di alcuni costruttori come Aprilia ecc. Poi abbiamo fondato CRP RACING e abbiamo fatto una società dedicata allo sviluppo di veicoli racing a 2 ruote.

Inizialmente nel 2005 era la Fantic 250, quella che ha partecipato al mondiale, poi siamo partiti con il 125 e con gare “locali” cioè dei campionati nazionali, perché il nostro obiettivo era di creare una testing bed, ovvero un veicolo che servisse per testare le nostre tecnologie. E’ a questo punto che abbiamo deciso che dovessi essere io a dedicarmi a questo progetto, forse perché in quel momento ero meno impegnata nello sviluppo tecnico e c’era bisogno più che altro di coordinamento. Serviva qualcuno che coordinasse le attività tecniche e gestionali tra il gruppo e i vari partner.

Nel caso del 2005 c’era un progetto molto complesso perché si trattava di un mondiale, quindi con vari partner e sponsor mentre dal 2006 in avanti si trattava più che altro di coordinare le attività tecniche che volevamo testare sui veicoli della CRP racing e poi coordinare con tutti i vari partner. Ad un certo punto abbiamo avuto anche una collaborazione con Honda HRC, insomma, diciamo che c’era la necessità di avere una persona dedicata a questo tipo di attività e che avesse comunque una base di conoscenza tecnica perché anche se si trattava di coordinamento devi sapere di cosa stai parlando. Nel caso di una riunione a Tokyo con Honda, non avremmo di certo potuto mandare 300 persone, siamo andati in due e dovevamo sapere tutto perché ci saremmo confrontati con i tecnici. Quindi sarei stata io ad occuparmi di tutto: fare tutta la parte marketing e commerciale CRP, dedicarmi a un’azienda diversa da questa (Energica Moror co.), molto più B2B (Business to Business) con necessità marketing e commerciali molto più tecniche, e inoltre si era aggiunto il programma delle moto con CRP Racing.

Quando abbiamo deciso di sperimentare con la motorizzazione elettrica, con E-CRP, una moto elettrica da corsa, e di portarla su strada, è venuto in automatico che continuassi a seguire tutto in prima persona. Infine quando è stata fondata Energica, con alle spalle l’esperienza sul campo da diversi anni è stato normale che continuassi a portare avanti io la direzione.”

Parliamo del momento di nascita di Energica, partire subito con una superbike elettrica non è da tutti, di solito si preferisce un approccio più “light” magari iniziando con una moto più leggera.

Livia mi spiega, sorridendo: “Beh, come dicevo, in realtà noi siamo partiti da un altro obiettivo, non siamo partiti a voler fare una moto da strada. A noi serviva un testing bed per sperimentare le tecnologie del gruppo CRP. Le tecnologie CRP vengono soprattutto utilizzate nella F1 e nel aerospace, quindi non aveva senso andare a creare un veicolo a basse prestazioni. E in più il nostro background è chiaramente il motorsport, quindi è un ambiente che conoscevamo di più rispetto all’ambiente industriale della produzione di massa. Di conseguenza siamo partiti da qualche cosa che era vicino a quello che conoscevamo meglio, e quando abbiamo creato la nuova società che era indirizzata alla produzione di veicoli per la strada, partendo dall’ambiente delle corse, la prima cosa che ti viene in mente è una supersportiva.”

 

La necessità di partire subito con un top di gamma è stata dettata anche dal bisogno di “mettere un piede nella porta” per dimostrare le capacità prestazionali di un veicolo elettrico:

“E poi c’è comunque una necessità marketing perché quando siamo partiti, noi e Tesla siamo stati i primi a provare a fare qualcosa a livello professionale internazionale e non a fare ‘giochi nel giardino’. E ci siamo entrambi resi conto che l’unico modo per sorpassare il pregiudizio sul elettrico era di fare un veicolo prestazionale perché le maggiori perplessità erano sulle prestazioni. Bisogna andare all’estremo, dimostrare che riesci a fare il top di gamma e a quel punto vai a scalare verso il più semplice in un certo senso.
Quindi da punto di vista di marketing aveva un senso questo percorso, per partire dall’obiettivo principale che tuttora, dopo tanti anni di lavoro, resta quello di convincere la gente, far conoscere alle persone la realtà.

Purtroppo il problema maggiore che ho sempre riscontrato in tutte le tecnologie ad alto livello è la cattiva comunicazione generale, anche la stampa di settore che spesso fa una confusione, soprattutto quando le tecnologie diventano commerciali e di massa.”

– Cerchiamo di rettificare, a questo punto!

“Ah speriamo, perchè è da tanti che proviamo qui con i ragazzi del marketing. Il nostro lavoro ormai non è solo quello di comunicare il nostro prodotto ma più che altro fare gli ambassador per il mondo elettrico. Come abbiamo fatto per tanti anni in CRP  per il 3D printing: nel termine 3D printing uno ci va a mettere sia le macchine che compri nei megastore fino alle macchine da un milione di euro che fanno i pezzi per la NASA. Quindi c’è molta differenza e purtroppo quando una cosa diventa commerciale, si tende a generalizzare in basso e questo è un grossissimo errore.”

 

Una grande finestra per testare ed anche comunicare le nuove tecnologie è sempre stata il mondo delle corse. Voi partecipate ancora con le vostre moto?

“Non ci sono più le corse (campionati mondiali) di moto elettriche, credo solo dei campionati locali negli Stati Uniti. Al momento non c’è un campionato mondiale regolamentato FIM”… “Quindi quello che speriamo adesso è che vada in porto il progetto di Dorna, loro sicuramente sanno come si fa.”

  • – Avevo sentito che un grosso punto dove si sono soffermati era il “rumore” di queste moto.

“-Io mi sono trovata nella stessa situazione: è stata la prima gara di Le Mans dove hanno ammesso il motore diesel e allora c’era solo la Peugeot con quel motore. Mi ricordo che eravamo in pista per le prove, era di notte e l’unico rumore era quello delle auto. L’unica macchina che non sentivi arrivare era la Peugeot. Le critiche erano tante e si diceva che non avrebbe mai avuto successo.
Dopo la Peugeot, il gruppo VW con Audi ha investito parecchio per 3 o 4 anni vincendo tutto con il diesel. Quindi l’importante è che ci sia un buon focus sulla tecnologia, che si metta in luce, che si dia visibilità all’alta tecnologia.
Secondo me un appassionato di motori vuole vedere la tecnologia poi se fa “brum brum” o se fa “fsssss” chi se ne frega! L’importante è che vada forte e che sia una tecnologia avanzata e moderna e non una “carabattola” del 1900.

Questo secondo me è quello che vuole la gente. Poi sicuramente c’è una grossa fetta di persone legate alla tradizione e lì bisognerà pian piano spiegare che come è andata la tecnologia sui cellulari e su tante altre cose, anche in questo campo si può andare avanti.”

E secondo te, questo cambiamento arriverà prima dal mercato, dalla gente, o dai regolamenti ed incentivi dalla parte del governo?

“È molto difficile che nel nostro paese e nei paesi più tradizionalisti parta prima la politica del mercato” Livia procede a spiegare come in paesi come la Svezia e in Norvegia sia l’esatto opposto. La politica anticipa le esigenze del mercato per non avere un’economia che rincorre le tendenze dell’alta tecnologia. Invece nei paesi dove c’è una forte economia tradizionale arriva prima il mercato e poi, inevitabilmente, arriva anche la politica con i necessari regolamenti ed incentivi indispensabili: “come se si fosse voluto sviluppare il mercato degli smartphone senza mettere le antenne… cosa ci fai?”

 

 

Ecco, bisogna avere le infrastrutture. Voi avete investito in un Fast Charge point in Val Gardena.

“Anche in questo abbiamo cercato di dare una mano. Il nostro mestiere non è quello di installare punti di ricarica però nel nostro piccolo abbiamo provato di dare un assaggio più che altro. Se ci aiutiamo a vicenda e cerchiamo di andare incontro alle esigenze del mercato per fare in modo che il cliente riesca ad utilizzare i veicoli elettrici come usa quelli vecchi, può partire un filone di economia che è utile e che comunque ormai già definito.
Qualche anno fa si pensava che fosse troppo presto, che avesse uno sviluppo molto più lento, oggi ormai si sa che il tempo è questo ed è maturo.”

Verso la fine della nostra chiacchierata Livia condivide con me il suo ottimismo verso le future previsioni di crescita del mercato delle moto elettriche con l’entusiasmo di chi vive e gestisce un’azienda con dipendenti “Un’opportunità di fare qualcosa di nuovo” che può dare anche dei nuovi sbocchi industriali e crescita di posti di lavoro. Sottolinea l’importanza di creare un prodotto di alta qualità per un cliente europeo che è abituato a guidare le moto che rispondono e si comportano in un certo modo.

Quest’ultima osservazione la confermeremo nel prossimo articolo con il test su strada della naked elettrica: l’Energica Eva.

 

Bella Litinetski
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Photo credits: Massimo Sestini – Energica Motor Company