Sei su un sito di annunci e la trovi. Il budget è quello che ti eri prefissata, il colore quello che sognavi e lei sembra perfetta. Non vedi l’ora di provarla e così chiami subito il numero segnato nell’inserzione.

Non ti suona nuovo, eh?

Così è stato il momento in cui è scattata la scintilla per lei. La “Bolognese”, come la chiamo io.

Uscita da Borgo Panigale nel settembre 2009 e immatricolata nel 2010, questa Ducati Monster 696 era in perfette condizioni quando la trovai in vendita a pochi chilometri da casa mia. Chiamai immediatamente il numero segnato nell’annuncio e rispose una ragazza, Valeria, che mi fissò l’appuntamento per il giorno seguente. Non dimenticherò mai il momento in cui Valeria tirò fuori la Bolognese dal garage per farmela provare. M’innamorai a prima vista. Telaio nero, serbatoio, cupolino e coprisella rosso Ducati, la Bolognese era perfetta, come se fosse appena uscita dal concessionario e mi rubò il cuore.

Ci salii sopra e l’accesi per fare il giro dell’isolato e controllare che fosse tutto a posto.

Il sound Ducati, la posizione di guida, il motore pronto e l’estrema maneggevolezza mi portarono subito a pensare che doveva essere mia.

Una settimana dopo era nel mio garage. Non mi sembrava vero, avevo coronato un sogno che coltivavo da tanti anni, mettendo da parte i soldi poco alla volta.

Guardandola “come si guarda un bel ragazzo” – come sosteneva mio padre – la studiavo attentamente, leggendo anche la scheda tecnica.

Monster-696Una moto minimale che si ama o si odia, come tutte le figlie della famiglia Monster. Telaio a traliccio, un bel serbatoio panciuto e il classico faro tondo caratterizzano sin dagli anni Novanta la regina delle naked, nata dalla matita di Miguel Galluzzi. Il motore desmo a L sembra appeso al telaio e la strumentazione è completamente digitale e sembra un vero e proprio computer di bordo: estremamente compatta e gestibile tramite uno scroll posto sul lato sinistro del manubrio, mostra avvisi di manutenzione, temperatura dell’olio motore, temperatura dell’aria esterna, contachilometri, tempo sul giro, spia riserva carburante, avviso di bassa pressione dell’olio, frecce, segnale fuorigiri, folle e immobilizer. Le informazioni mostrate sono facilmente gestibili tramite uno scroll sul commutatore sinistro: ciò consente al pilota di visualizzare le informazioni desiderate senza togliere la mano dal manubrio. Chicca tecnologica per le più smanettone: il quadro strumenti è anche predisposto per il DDA (Ducati Data Analyser), il sistema di acquisizione dati della Casa di Borgo Panigale per chi intende sfruttare il Monster tra i cordoli.

È una giornata di sole bellissima quella in cui decido di fare la prima uscita in solitaria. Destinazione: le colline umbre a cavallo tra il Trasimeno e le crete senesi. Salgo in sella, avvio la moto, la faccio scaldare, butto giù la prima e parto. Il manubrio largo dà subito un’impressione di controllo, assieme alla sella relativamente bassa da terra. Sin dai primi chilometri il motore si mostra docile ai bassi regimi (se pur con qualche vibrazione e strappo di troppo) ma sempre pronto. Agli alti regimi, superati i 6.000 giri esce fuori tutta la grinta degli 80 cavalli del desmo bolognese. I continui saliscendi e i rapidi cambi di direzione non spaventano la Monster che – complici forse le Pirelli Diablo Rosso 2 alla giusta temperatura – si dimostra un giocattolone divertentissimo sui curvoni. Qualche piega oltre il limite del buonsenso è concessa, grazie all’estremo feel che si riesce a stabilire con questa “piccola”. La frenata sempre pronta è assicurata da una coppia di Brembo all’anteriore e al posteriore. La frizione idraulica è sempre morbida e pronta, e fa sentire anche i neofiti assoluti padroni della moto.

Monster-696Dopo un pomeriggio di pieghe sulle strade di collina è il momento di tornare a casa. Per fare prima decido di fare un pezzo di superstrada. La pressione dell’aria su casco e petto del pilota si sente. Normale, essendo una moto senza carena, come ogni naked che si rispetti. Il piccolo cupolino presente di serie sulla versione Plus fa il suo lavoro, deviando parte delll’aria frontale. Nonostante la velocità da codice, mi rendo conto che diventa impegnativo reggere e così decido di deviare, uscendo e passando per strade secondarie. Dimentico che è l’ora di punta e trovo un traffico intenso rientrando in città. Anche qui un punto a favore della Bolognese: grazie alle dimensioni ridotte si passa in mezzo alle macchine con notevole agilità. La taratura rigida delle sospensioni fa soffrire un po’ sullo sconnesso cittadino, ma è il prezzo da pagare per avere una moto che offra il giusto compromesso tra prestazioni e piacere di guida.

GIUDIZIO FINALE: Una moto “entry level” che nonostante i suoi dieci anni non passa di certo inosservata.

PRO: Frenata, bassi consumi, motore pronto, sound Ducati, comandi intuitivi, vasta scelta dell’usato, ottima tenuta del valore nel tempo.

CONTRO: Assenza indicatore livello benzina, buco nell’erogazione della potenza tra 3500 e 4500 giri, indicazioni sul cruscotto poco leggibili in piena luce, protezione dall’aria inesistente senza cupolino (di serie solo su versione Plus, assieme all’unghia monoposto).

CURIOSITÀ, IL NOME: Quando il primo Monster a carburatori venne presentato ufficialmente in fabbrica, si racconta che i vecchi dipendenti definirono in maniera scherzosa la M 900 come “el Moster” ovvero “il mostro” in dialetto bolognese. Da questa espressione dialettale tipicamente emiliana quindi, “El Moster” deriva il nome che poi tutti oggi conosciamo “Monster”.

TIPS & TRICKS USATO: Essendo una moto molto amata e ricercata sia dal pubblico femminile che dai neofiti (grazie al motore potente, ma gestibile, l’estrema maneggevolezza e soprattutto l’altezza ridotta della sella), le quotazioni dell’usato sono piuttosto alte. Tuttavia le offerte non mancano e cercando bene si trovano delle ottime occasioni. I consigli per l’usato sono sempre i soliti: oltre alle condizioni estetiche di carrozzeria, gomme e fanali è importante verificare la regolarità dei tagliandi (indispensabile per i motori desmo la sostituzione delle cinghie ogni 3 anni o 12.000 km, secondo le indicazioni della Casa madre), attraverso fatture dimostrabili. Verificare l’assenza di eventuali cadute, controllando che la battuta dello sterzo non sia piegata, e che non vi siano segni sotto gli steli inferiori delle forcelle; altre tracce si possono trovare sulla zona dei carter, accanto alle leve di freno e cambio, chiaro indice di caduta. Lo sterzo non deve toccare la retina posta sulle bocchette di areazione poste sul serbatoio. Evitare di comprare moto troppo pasticcciate negli accessori.

Eleonora Piccinini
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