Cosa c’è in un nome?
SuperSport. Un nome che torna numerose volte nella storia di Ducati. Dalle moto guidate da Paul Smart e Mike Hailwood negli anni ’70, passando per la 900 SuperSport del 1988, le SS, la SuperLight per finire nel 2007 con le SuperSport di Pierre Treblanche.

Un decennio più tardi ci ritroviamo questo nome rievocato dalla casa di Borgo Panigale. Un nome accompagnato da una promessa, che detta dalla Ducati, sembra quasi una sfida: “sportiva stradale pensata per chi vuole guidare sportivamente sulle strade di tutti i giorni. Divertente, versatile, accessibile, con un look e un’anima da vera sportiva Ducati, la SuperSport fa sentire chi la guida un pilota; tutti i giorni.” Un po’ come quelle canzoni rock anni ’90 che sembrano parlare esattamente di te, leggo il comunicato stampa e penso…Sfida accettata!

PROVA SU STRADA:

La barriera del parcheggio aziendale si alza e sto per fare i miei primi metri con la SuperSport S. Bianca, anzi, Star White Silk, con cerchi e telaio rigorosamente Glossy Red. Il suono del Testastretta 937 filtrato da un doppio terminale Akrapovic. (più sull’estetica della SuperSport)  Mi trovo a 815 mm da terra, ma i fianchi stretti della SuperSport fanno sì che trovo il suolo senza problemi. Prima dentro, e si parte. Stavo ancora cercando di capire su che genere di moto mi trovavo. I primi chilometri mi hanno lasciata un po’ perplessa, la verità è che per essere una sport-touring non assomiglia per niente alle altre moto nella categoria. Però questi pensieri sono presto spariti mentre mi avvicinavo a quelle “strade di tutti i giorni” che inevitabilmente mi portavano verso l’appennino Bolognese. Con la moto in modalità Touring, il motore che eroga 113cv e il DTC e ABS su livelli intermedi, sono andata ad esplorare le potenzialità turistiche di questa SuperSport.

Mi sono avviata sempre più in alto, nel profondo delle colline Bolognesi, imboccando strade improbabili e paesaggi mozzafiato che non avrei mai scoperto con una moto puramente sportiva. Con l’80% della coppia massima raggiunta già a 3000 giri la SuperSport non teme i tornantini stretti in salita, si possono addirittura fare in seconda. Le strade diventavano sempre più strette, i borghetti sempre più sperduti ed isolati. L’unica cosa a disturbare il silenzio era il continuo ruggito proveniente dal Akrapovic. Sulle stradine rovinate in mezzo ai boschi mi sentivo come un alieno in sella alla bestia desmodromica in bianco splendente, una sensazione confermata dai volti dei residenti del posto con l’espressione che variava a metà tra sorpresa ed incredulità. Sulle numerose buche e asperità le Ohlins non risultano morbide, ma comode, agendo in modo progressivo ed assorbendo le “ondulazioni”, permettendo di mantenere il controllo.
Con più di 200 km alle spalle, non sentivo mai il bisogno di fermarmi. Se lo facevo, era solo per ammirare il panorama o per fare inversione di marcia quando mi si è finita la strada. I semimanubri rialzati, le pedane basse e la sella comoda permettono di viaggiare in una posizione confortevole per lunghi tratti, senza caricare troppo i polsi e la schiena. Il parabrezza regolabile, invece, permette una migliore protezione nei tratti più veloci.

Ducati SuperSport SDopo l’agilità con la quale la SuperSport mi ha permesso di affrontare le strette curve nelle stradine secondarie, era ora di portarla sulla strada che sicuramente era in mente ai progettisti mentre stavano ideando e collaudando questa moto. La SP65, la strada della Futa. Questo dovrebbe essere l’ambiente ideale della SuperSport, un misto veloce dove “vince” chi ha più coppia ai bassi, una ciclistica non troppo rigida e agilità quanto basta. Con l’inclinazione del cannotto di 24° (identica a quella della Panigale) ed un’avancorsa di 91 mm, oltre ad un angolo di piega di 48 gradi, la SuperSport promette bene.

Con la moto in modalità Sport ed i piedi in punta sui poggiapiedi in alluminio, mi preparavo ad affrontare le prime curve. Con un interasse leggermente più lungo rispetto alle moto sportive (1478mm) la SuperSport predilige una guida più fluida (ma non meno aggressiva) e le traiettorie più rotonde rispetto agli “spigoli” che si usa fare con le sportive. La frenata, grazie alle pinze radiali Brembo monoblocco M4-32 ed i dischi da 320mm, è potente e lineare, ma senza “mordere”, il che risulta in un’ottima decelerazione senza la caratteristica sensazione di “inchiodata”.

Gli ingressi in curva sono facili e precisi, con l’avantreno che asseconda con precisione ogni input dai semimanubri alti e larghi della SuperSport. Nei primi chilometri della prova sportiva sembrava tutto facile, forse troppo facile. Era ora di alzare il ritmo, provare a spingere la SuperSport S di comportarsi come una vera sportiva. A questi miei tentativi la SuperSport ha risposto con la sua leggerezza caratteristica: ok, andiamo.
Le accelerazioni in uscita di curva mi hanno sorpresa con la loro potenza e linearità di erogazione. Con una generosa dose di gas, la SuperSport ha una certa capacità di strapparti dai manubri. Buttando dentro tutte le marce senza rilasciare il gas (grazie al Quick Shift bidirezionale di serie sulla versione S) mi sono trovata con la mentoniera del casco appoggiata sul serbatoio mentre affrontavo un pezzo di rettilineo. Vedo la prossima curva avvicinarsi e scalo fino ad arrivare in terza, sposto il corpo verso l’interno della curva, frenata, ginocchio, accelerazione… La saponetta dello stivale destro che striscia per terra mi risveglia dopo qualche curva: sono su una Sport-Touring, o almeno così dicono.

supersport19
Il fatto sta che la SuperSport S ha un comportamento dinamico favoloso e molto divertente (infatti, è talmente agile che se dovessi usarla in pista, avrei aggiunto un ammortizzatore di sterzo). I 113CV dichiarati dalla casa madre bastano e avanzano (non credo che sto scrivendo queste parole, ma è vero) per un divertimento sfrenato su qualsiasi strada, e l’ergonomia bilancia con maestria comfort e controllo. La SuperSport non è un compromesso tra una moto da turismo e una moto sportiva, racchiude in sé tutte e due e tira fuori una delle due personalità in base a come e dove viene guidata.

Ci piace:
* L’immensa coppia e l’erogazione liscia del motore
* La sella non scivolosa
* La comodità e la versatilità
* Ottima qualità della costruzione e delle finiture

 

Ci piace meno:
* Raggio di sterzo ridotto (richiede più tempo nelle manovre da fermi)
* La moto che abbiamo provato ha il cambio un po’ capriccioso (Bisogna fare movimenti decisi con il piede ed a volte trova la folle tra la quinta e la sesta)

 

Verdetto finale:
La nuova Ducati SuperSport S è la moto perfetta per chi vuole divertirsi sulle strade collinari, per chi vuole una moto con capacità di essere sia sportiva e divertente che abbastanza comoda da usare a basse velocità per giri più lunghi e rilassati.

 

Bella Litinetski – Motomaniaca
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