Questa donna di Murcia (città nel sud-est della Spagna) è nata per stare in moto. E sebbene non si consideri un punto di riferimento, è consapevole che i suoi titoli hanno aperto la strada a quelle che verranno dopo.

Nel 2013, Ana Carrasco (Cehegín, 1997) è diventata la donna più giovane a gareggiare in un evento Moto 3. Ma non solo questo la rende la più importante motociclista spagnola. Nel 2017, a soli vent’anni, la Carrasco è diventata la prima donna a vincere una gara del mondiale di motociclismo e poi lo stesso mondiale. Dopo un terribile incidente che l’ha tenuta fuori dai circuiti per dieci mesi, lo scorso giugno ha vinto di nuovo una gara. Senza dubbio, la Carrasco è un vero modello per molte donne e uomini, anche se evita di definirsi tale.

Qual è il tuo segreto del successo?

[Sorride] Te lo dico io: il segreto delle corse è trovare il limite. Colui che trova il limite è colui che va più veloce. Poi c’è il lavoro quotidiano, per ottenere il massimo dalla moto e da te stessa. Affinché tutto funzioni è anche molto importante il lavoro di tutte le persone intorno per ottenere il meglio!

Hai qualche asso nella manica?

Durante i test, la squadra ci dice sempre attraverso le lavagne i giri che rimangono e dove siamo. Nella mia categoria è impossibile aspettare o perdere tempo perché la bravura dei piloti è molto uniforme: non c’è tempo per rilassarsi, fermarsi o riposare. Questo rende difficile vincere, perché ci sono molte persone allo stesso livello.

Come descrivi la sensazione di velocità?

È difficile descrivere qualcosa a cui sei molto abituato. La sensazione che sottolineo è quella di essere liberi: tu da solo con la tua moto devi tirare fuori il meglio da lei, ma non c’è nessuno che ti dice cosa fare. Sei te stesso e devi prendere le decisioni migliori e ottenere il meglio.

Come hai iniziato a correre su due ruote?

Ho iniziato a praticare questo sport per hobby. Mio padre mi ha regalato una moto quando avevo tre anni e ho iniziato come una qualsiasi ragazza, per gioco, senza immaginare una carriera sportiva. Ho già vissuto tanti momenti molto difficili e altri impagabili però il bilancio è sempre positivo.
Ci sono poche persone al mondo che possono dire di aver realizzato il loro sogno e io sono una di loro. Il solo fatto di essere riuscita a vincere il mondiale, con tutto quello che ho dovuto soffrire per arrivarci, è stato più che ripagato.

Ammiravi qualcuno quando eri piccola?

No. Di preciso no. Fin da piccola guardavo le gare di moto GP, ammiravo i migliori.

L’Obiettivo 5 della Parità di Genere 5 dice letteralmente: “Dare potere a donne e ragazze” in modo da raggiungere l’uguaglianza di genere. Ha molto a che fare con l’essere dei modelli come te.

Sinceramente non mi sento così. Sì, sono consapevole che, alla fine, tutto ciò che stiamo ottenendo in termini di risultati all’interno del mio sport è una porta che si apre su un nuovo percorso. Sicuramente, in futuro, chi verrà dopo avrà una vita molto più semplice. Ma il mio obiettivo di ogni giorno riguarda l’essere la migliore e competere contro i migliori.
L’unica cosa che ho in mente è di migliorare ogni giorno, di cercare di vincere le gare e di raggiungere obiettivi a livello personale. Poi, in qualche modo, tutto ciò che ottengo contribuirà a rendere la vita più facile agli altri.

Il tuo team manager è una donna.

La squadra ha ritenuto che fosse la più appropriata per questa posizione. Era già in squadra dal 2019, era responsabile della stampa, e ora abbiamo preso la decisione che ci dirigerà tutti e lei ha quella capacità.

Ana Carrasco 2021

Non credi sia necessario continuare a parlare di leadership femminile?

Non voglio entrare in argomenti del genere. La strada sta andando avanti e quello che dobbiamo cercare è di essere migliori in modo da raggiungere il punto in cui nulla di tutto questo viene discusso. Se credi in qualcosa, cerchi opportunità per arrivare dove vuoi.

Gli sponsor: se ne vanno così velocemente come arrivano?

Nel mio caso no. Guarda, essere in un letto d’ospedale ed essere sostenuto è difficile. Mi è stata data molta fiducia da parte loro e voglio restituirla.

Qual è la tua routine di allenamento quotidiana?

C’è una parte che è fisica che alleno tutti i giorni con un preparatore, dalle quattro alle sei ore, a seconda del momento e della stagione. Poi ce n’è un’altra con la moto, a volte con la scuderia su circuito e altre su sterrato o con altri tipi di moto per esercitarsi nelle tecniche.

Nel tipo di allenamento che fai ripeti sistematicamente qualcosa in cui sei brava o cerchi di migliorare qualcosa ogni volta?

Normalmente cerchiamo di migliorare qualche carenza che abbiamo identificato o confrontato con altri piloti. Andare in moto è sempre fare un passo in più: qui vince chi è più veloce e costringe ad arrivare al suo limite, a sentirsi a proprio agio dentro quel costante “cado, non cado”.

Quale parola ti definisce di più: lavoro, fatica, fortuna o altro?

Per me la cosa più importante è la squadra. Devi avere talento, devi lavorare. Se nasci talentuoso, sei fortunato. Ma se non hai un ambiente che ti aiuti, soprattutto quando sei molto giovane, non hai niente. Servono sponsor, una squadra… forse la fortuna di trovare queste persone.

A livello personale, sei cresciuta molto velocemente?

Lo sport ti fa vivere tante situazioni che ti fanno crescere molto come persona, maturare velocemente, e affrontare prima cose che le persone normalmente affrontano in seguito. Io sono come sono grazie allo sport e, in qualche modo in futuro, se guardassi la mia vita al di fuori delle competizioni e delle gare, vorrei poter trasmettere tutto quello che sto imparando ad altre persone, ad altri piloti che vogliono lo stesso.

Dopo tutte queste lezioni, cosa vorresti dire a questi piloti?

In gara servono tante cose: esperienza, saper tirare fuori il meglio da se stessi e dalle persone che sono con te. Conoscere è difficile, ma lo è di più connettersi con gli altri.

Puoi dare qualche consiglio che sia d’ispirazione?

Dare consigli è sempre difficile, ogni persona è come è e ha bisogno di alcune cose. Credo che si debba considerare poco quello che dice la gente. Se ti piace qualcosa, anche se non ti piacerà tra cinque anni, prova a farla. E la questione della famiglia… Vengo da una famiglia umile, mio ​​padre è un meccanico e mia madre un’infermiera, tre fratelli, una famiglia numerosa. Se credi in qualcosa e lavori, cerchi il modo e le opportunità per poter arrivare dove vuoi.

Il tuo sogno?

Essere di nuovo campionessa del mondo, dopo l’infortunio e tutto quello che ho vissuto. Poter ripetere l’emozione di vincere un mondiale. Questo è ciò di cui sarei più entusiasta.

Intervista di Rubén Fernández-Costa per El Espanol
Traduzione Letizia A. D’Errico per MissBiker.com
Ph Credits SBK