Svegliarmi stamattina alle sei e mezza non è stato proprio uno scherzo, dopo il sabato sera al lavoro in birreria. Ma una volta in piedi sono carica, perché oggi si torna a scuola… Sto per andare a Reggio Emilia a fare un bel corso di guida avanzato con Biker X! E’ la prima volta che mi faccio seguire da loro e sono curiosa come una bambina.

Una volta sul posto mi vesto piuttosto “fresca”, con un bel tessuto tecnico traforato.
Non è all’altezza della pelle come protezione sull’asfalto (quindi ci teniamo un po’ più di margine), ma siamo comunque sicure e più lucide mentalmente perché traspira e sudiamo molto meno.
La prima protezione nella nostra guida è quella attiva, quindi siamo noi, e dobbiamo funzionare al meglio. Per il resto, abbigliamento tecnico sempre!
Scarico la mia Platonic Disease (una Street Triple 675R) dal furgone ed entro per sedermi al banco…
in prima fila! Mai successo quando andavo a scuola. Si vede che è importante!

COSA MI ASPETTA

Dopo la presentazione e una prima parte teorica, veniamo divisi in gruppi e mi trovo con altri due allievi nel gruppo avanzato. Per prima cosa, saltiamo in moto e cominciamo a prendere confidenza con l’impianto. E che impianto!
C’è tutto qui, sapete? Il circuito è chiuso al traffico, perfettamente asfaltato e costruito per riprodurre un ambiente verosimile: rotonde, stop, strettoie, curve, dossi… Più un’area apposta per le frenate, e percorsi con i coni secondo le modalità e le distanze imposti dalla Motorizzazione per poter dare l’esame di guida.
Tutto questo è il
Campo Prova dell’autoscuola Gatti, un progetto visionario e unico in Italia, che nasce per mettere in sicurezza i motociclisti, renderli più consapevoli di come funzioni la moto (e di come noi la facciamo funzionare) per essere più sicuri in strada, e divertirsi di più. Ampliare, insomma, il lavoro delle scuole guida canoniche che puntano più al raggiungimento della patente che non alla qualità di guida.

Biker X tiene qui in esclusiva i suoi corsi di guida sicura e prevede, oltre ai corsi base, intermedi ed avanzati, anche un corso intensivo di 2 giorni con esame finale con tecnico della Motorizzazione e rilascio immediato della patente A! Proprio così: se avete già dato la teoria, qui vi fanno due giorni intensivi di corso dove siete seguitissimi, piuttosto che qualche breve guida a una settimana di distanza una dall’altra.

Mi sono sempre chiesta perché i neopatentati ricevano una proverbiale pacca sulla spalla e siano lasciati liberi di circolare “con un’arma in mano” (macchina o peggio ancora moto) senza aver avuto un’adeguata preparazione, come autodidatti a loro completo rischio e pericolo, affidati solo al proprio istinto e (peggio ancora) alla montagna di chiacchiere e leggende metropolitane dei vari amici/conoscenti/partner/mariti eccetera.
Qui invece mi sembra abbiano trovato una soluzione efficiente al problema, e chapeau!

CURVE E PIEGHE

Finita la perlustrazione, Andrea (Poggi, uno dei nostri istruttori) ci ferma e ci dà il primo compito: alcuni giri consecutivi in rotonda, per aggiustare l’impostazione di guida in curva. Se è il caso, gradualmente si alza l’asticella: prima si lavora sulla posizione per la guida stradale, quindi gambe ben solide e fuori col busto; poi si comincia a uscire col sedere, sempre nell’ottica di guidare in strada ma più velocemente; infine, dopo un paio di correzioni, Andrea mi chiede di più e proviamo quindi con la posizione da pista, con la pedana interna ben caricata, il ginocchio fuori ed il busto più accucciato.

La cosa bella è quanti piccoli difetti saltano fuori ogni volta! La guida in strada ed i chilometri fatti ci portano purtroppo non solo a fare esperienza e migliorare (questo è un luogo comune), ma anche ad automatizzare gli errori! Non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma cominciamo a guidare più pigri, meno caricati sulle gambe, più rigidi, con lo sguardo troppo vicino… quindi se non siamo attenti, la nostra guida coi chilometri può benissimo peggiorare!
In passato sono stata in pista diverse volte e ho fatto vari altri corsi a suo tempo, quindi in teoria queste cose le avevo già viste… ma credetemi, non mi vergogno a dire che alcuni movimenti li avevo dimenticati col tempo. Come se non li avessi mai imparati.

Quando guido cerco di essere autocritica e osservare il più possibile come sto in sella, ma ero arrivata al punto che non riuscivo più a vedere gli errori. E qui entrano in gioco gli istruttori… loro sì che li vedono! E li correggono in tempo reale.
Solo così riusciamo a migliorarci: rendendoci conto che da qualche parte stiamo sbagliando. Altrimenti, il nostro
apprendimento sbatte contro un muro invisibile e noi nemmeno ce ne rendiamo conto, magari tutti contenti di come guidiamo.
Nel mio caso, senza rendermene conto mi avvitavo col busto nelle curve a destra, “sporcando” la posizione di guida e quindi rendendo la moto più instabile. Non simpatico, soprattutto se sei una come me a cui piace andare forte (dove si può, ovviamente)! E pure le gambe potevano essere più solide. C’era da lavorare insomma, e bene così. Siam qua apposta!

Aggiustata la posizione in curva, è ora di perfezionare la frenata. Gli istruttori di BikerX sono in ogni punto del tracciato, e il lavoro di squadra è tangibile e bello da vedere. Non hai mai la sensazione di sentirti abbandonata o poco seguita.

I FRENI, QUESTI SCONOSCIUTI

La frenata d’emergenza è forse la tecnica di guida più impopolare, perché è quella che spaventa di più. Per quanto a casa io sia solita fare “i compiti a casa”, ammetto che ogni volta mi devo riabituare.
Sì perché la prima volta che ti aggrappi alla moto e senti i freni che fischiano e le gomme che si lamentano, non è mica bello! Ti sembra che qualcosa stia andando storto, e che la moto non si fermi mai. Ma non è così… di potenza frenante ce n’è più di quello che sembra, e la differenza che facciamo noi in sella è abissale: quella potenza frenante è… “nascosta”. La dobbiamo tirare fuori noi.
E come si fa? Beh, prima di tutto è importante specificare che i freni della moto (che sono la parte più potente, più del motore) si cominciano ad utilizzare
gradualmente. Quindi nei corsi base si comincia con frenate molto soft, per poi arrivare solo nei corsi più avanzati a sfruttare tutto il potenziale di arresto, e riprodurre una situazione di emergenza.
La postura deve essere solida e ben caricata (ma non rigida), e si usano bene entrambi i freni, prima posteriore e poi anteriore, dando il tempo alla moto di capire cosa succede e di fare i trasferimenti di carico anche in una situazione imprevista.
È bello vedere che, dalle prime prove dove la moto si scomponeva un po’ (per usare il freno dietro, non spingevo sulla pedana dx…), arrivo a
padroneggiare meglio la frenata e a finire la manovra staccando pure leggermente il posteriore da terra. Cerco di fare le prove a velocità man mano più sostenute, per renderle più realistiche. In generale, sono soddisfatta del miglioramento visibile e cerco di fissare bene i movimenti in testa. Solo pochi minuti fa, col cavolo che frenavo così! E dire che a casa mi esercito pure… Ragazze credetemi, i corsi sono un altro mondo.

Sapere come e in quanto spazio si arresta la nostra moto, è l’unico modo per sapere quanto possiamo andare, in sicurezza. Allenarci serve a farci trovare preparati e con i movimenti il più possibile automatizzati, quando ci troveremo a frenare davvero senza preavviso.
Se vogliamo
rifare amicizia con la nostra moto, a qualunque livello, ripartiamo dalla frenata.

MARCELLA, VAI PIANO!

Ora parliamo della cosa che mi riesce più difficile in assoluto! Appena vedo che imparo un movimento, mi viene da farlo più veloce. Il compito più gravoso degli istruttori oggi è quello di tenermi “tranquilla”, per imparare bene la tecnica senza per forza aggiungere la velocità.

E’ il caso ad esempio dello slalom lento, dove non possiamo usare il controsterzo perché la moto va a velocità troppo ridotte. L’esercizio è appunto quello di farlo lentamente, il più possibile, e con movimenti ben controllati, per sviluppare l’equilibrio e la sensibilità anche quando le manovre vengono effettuate quasi da fermi. Esempi? Uscita o entrata nei garage, rampe, svicolare in mezzo al traffico… tutte situazioni in cui serve equilibrio e controllo, e qui lo si allena per bene.

Alla fine dell’esercizio, uno degli istruttori si ferma a scambiare due chiacchiere dopo aver guidato la Harley 883 della scuola. So che fanno anche corsi per custom qui e devo dire che sono curiosa come una scimmia.
Da un lato la mia natura pistaiola rinnega le Harley… Lente, impacciate e modaiole, non so… Dall’altro la mia curiosità per tutti i tipi di moto mi spinge a chiedermi: ma chissà come si farà a guidarne bene una? Ci sarà pure un segreto! Son tutte fatte al contrario ‘ste moto, boh!
Allora gliene parlo, e lui: “vuoi provarla?” “POSSO??”.

Insomma non ditelo a nessuno, ma ho guidato una Harley! Non esistono immagini che lo provino (e questo manuscritto si autodistruggerà tra 30 secondi) ma posso dire che ho cominciato a soddisfare la mia curiosità. Intanto, dove cavolo hanno messo quelle pedane?? Tutte avanti, impossibile usarle per caricare la moto. E’ una sensazione strana, ma con un po’ di mestiere, gambe e busto, la moto “mota”. Mi riprometto di provare ancora in futuro, per migliorare la mia confidenza con le custom.

SI VA IN STRADA

Dopo la pausa pranzo, è il momento di mettere insieme tutto quello che abbiamo appreso con un bel giro su strada. Tre allievi, due insegnanti, tutti con interfono. In tempo reale ci correggono i difettucci e teniamo un bel ritmo, scorrevole e svelto. Più di una volta nelle curve a destra mi dicono di vedere “una Marcella in versione Schwantz” per scherzare sul fatto che mi avvito col busto quando piego (come lo storico pilota Suzuki). Ma io non voglio tornare a casa con questa postura sbagliata, e mi scervello per capire da dove venga l’errore. Quando ci fermiamo, uno degli istruttori dice “per forza, a destra c’è il gas” e faccio caso che, usando l’acceleratore ma tenendo due dita sulla leva del freno, il braccio mi rimane rigido. Quindi mi ci impunto sopra. Quindi mi avvito… ora ho capito! Prima di fermarci per la fine della giornata, mi faccio dare un’ultima occhiata nella rotonda del Campo Prova, e finalmente l’istruttore mi alza il pollice in alto. Sono soddisfatta.
Per oggi abbiamo dato, ma nei prossimi giri dovrò ripassare, riprovare e far diventare questi movimenti degli automatismi. Ho i miei compiti a casa.

Alla fine ci riuniamo tutti alla scuola, allievi e istruttori. Dopo i ringraziamenti, ci salutiamo e siamo pronti per il ritorno, cotti ma felici.
Che giornata, raga!

Marcella Colombari
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