La Mala Suerte ediciones
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Quando mi sono decisa a scrivere una mail ad Elspeth, in Inghilterra, era più o meno la metà di aprile del 2019.

L’idea di mettere su una piccola casa editrice specializzata nella pubblicazione SOLO di libri sulle motociclette, alla fine, era diventata una realtà, in tutta la sua follia e il suo splendore.

Di punto in bianco, avevamo una montagna di cose da imparare, cercare, pagare, acquisire, valutare, con la complicazione aggiunta di non essere mai stati editori: io, ex insegnante in fuga dalle scuole-carceri della provincia di Firenze, ex-giornalista per riviste di moto italiane -che pagavano poco- e spagnole -che pagavano meno- ; Juan, ex architetto, scocciato di progettare uffici per una multinazionale inumana e profittatrice; sognatori, sicuramente -anche troppo-, lettori e cinefili, da sempre, ma soprattutto motociclisti.

Tra le mani, avevamo solo i diritti di tre titoli – Il veicolo perfetto della nostra amica, Melissa Holbrook Pierson, La leggenda di Big Sid e la Vincati, di Matthew Biberman, e la biografia di Fay Taylour, la regina dello speedway. E con queste storie di vita, oscillando tra presente e passato, avremmo iniziato la nostra avventura.

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Marina e Juan – La Mala Suerte ediciones

La voce “viaggi” prevista tra le nostre collane, tuttavia, una delle più “gettonate” quando si parla di moto-letteratura, era ancora vuota. Così, mi sono messa in cerca di libri in questo settore: libri diversi, comunque, non semplicemente assimilabili al viaggio in sé, ma con una certa originalità, o almeno una minima dignità letteraria.

LONE RIDER

Oltre ad essere la cronaca di un viaggio intorno al mondo, realizzato da Elspeth quando era una ventiquattrenne inquieta, tra il 1982 e il 1984, mi ha incuriosito subito, soprattutto per un particolare: la moto con cui si è lanciata nella sua impresa giovanile, quella che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza.

Una BMW; ottima scelta, nulla da dire, ma sono rimasta a bocca aperta quando ho letto che si trattava di una R60/6, una vecchia e nobile dama, che nel 1982 aveva già quasi 9 anni e 56.000 chilometri sul groppone. Io ho una R75/7 del 1977. Stiamo insieme da 25 anni, quindi posso dire di conoscerla abbastanza bene: le sue qualità e i suoi difetti, le sue reazioni previste e impreviste, le sue necessità più profonde, le sue fusa tranquillizzanti e le sue sensualissime vibrazioni.

Mi ero immersa nella storia, con la certezza che avrei letto qualcosa di diverso rispetto alla maggioranza dei libri scritti da moto-viaggiatori che, personalmente, non mi erano risultati interessanti né come persone né come centauri, e da altri che, peggio, si erano messi all’anima un lavoro di scrittura come se, non essendo analfabeti, quello fosse un lavoretto facile come stringere un bullone…che chiunque lo sapesse fare. Si sa scrivere come si sa parlare, s’impara da piccoli….giusto?

Elspeth Beard

Elspeth Beard

Effettivamente, SOLA, IN MOTO, è qualcosa di più di un libro di viaggio: si tratta piuttosto della storia di una relazione intima ed esclusiva tra una donna ed il suo mezzo; una relazione che va crescendo d’importanza, di chilometro in chilometro, mentre le altre relazioni umane restano, quasi tutte, più confuse, spesso più superficiali, relative, rapide, sfocate, come se Elspeth le avesse vissute senza scendere dalla sua cavalcatura.

La sua solitudine, dichiarata fin dal titolo, non allude tanto allo stato che caratterizzerà il suo viaggio: primo, perché sola sul serio non sarà che occasionalmente; secondo, perché la moto in sé rappresenterà sempre una presenza concreta, al suo fianco. La solitudine è piuttosto una condizione dell’anima: uno stato esistenziale, la prima lotta che ognuno di noi è costretto a sostenere quando “diventiamo grandi” per poter dire di aver raggiunto un primo stadio di saggezza, una maturità che poi si rivelerà sempre relativa, fin nella vecchiaia. Saper stare con noi stessi, dunque: masticare quel senso di vuoto che è la condizione perenne con cui si nasce e con cui si muore..vedersela con il nulla che abbiamo di fronte e alle nostre spalle, persino nello sguardo o nelle azioni di chi, per uno di quei misteriosi casi della vita, si trova a fare un pezzo di strada con noi.

Per questo motivo la virgola: SOLA, IN MOTO, visto che in molti, in Spagna, ce lo hanno chiesto. Perché gli strumenti della lingua, come quelli d’officina, non si usano a caso, ma ognuno secondo la sua funzione.

Elspeth Beard

Elspeth Beard

A fianco, dunque, di questa lenta conquista di una maturità relativa da parte di una ragazza che parte da Londra confusa, delusa e ribelle, quel che non ha fatto che stupirmi è stata la relazione tra questa inglese, brusca e insicura – dislessica, altro dettaglio non indifferente al momento di confrontarsi con il lavoro di traduzione – e la sua amica tedesca, ed in particolare la sua stupefacente conoscenza della meccanica.

Impara da sola – di nuovo -, chiusa nel suo garage pochi mesi prima della partenza, a base di prove e con l’unica guida di un manuale Haynes..Dopodiché: Elspeth ha un problema meccanico, nel bel mezzo del Texas. Smonta, e ripara. Elspeth ha un incidente, in Australia. Smonta, e ripara. Le si incendia il sistema elettrico, sempre nella terra dei canguri, e mentre glielo riparano (unica eccezione in tutto il viaggio) apprende quello che le mancava, e che la renderà in grado di risolvere DA SOLA le successive magagne.

Elspeth ha un altro incidente…in Thailandia, e mentre ancora è piena di lividi e di ferite, riesce a rimettere in piedi la moto a tempo di record, a farla funzionare! Appoggiandosi unicamente all’officina di un meccanico che le lascia utilizzare gli apparati necessari a piegare, saldare, stringere, raddrizzare…(Riflettiamo….Potremmo mai raggiungere un simile livello di intimità, oggi, con il corpo e gli organi interni di una moto moderna? Ci stanno rifilando comodità e sicurezza – non a basso costo, peraltro – ma ci stanno dicendo di rinunciare al cuore e all’anima di un mezzo che, a quanto pare, inquina più di una fabbrica).

Da qui in poi, Elspeth si troverà davanti sempre più spesso a problemi meccanici: in India, Afghanistan, Iran, Turchia. La “vecchia signora”, come affettuosamente la chiama, è stanca di viaggiare, e avrebbe bisogno di cure impossibili da darle in situazioni e località estreme. Ma persino così, con fantasia e ingegno, Elspeth ripara…Poi via, sempre avanti, come nella vita. Ostacolo superato. Si riparte.

Elspeth Beard

Detto questo, torno a quando le ho scritto la mail, nell’aprile del 2019. Arrangiandomi a spiegarle che eravamo, sì, una casa editrice situata in una casa di campagna, nella selvaggia terra d’Asturia…ma che non esistevamo ancora, nella realtà!! Che la pagina web non era ancora disponibile, ma che ci stavamo preparando, e che ci sarebbe piaciuto poter tradurre il suo libro nelle due lingue; che avevamo moto e idee, serietà, onestà, e l’ostinazione di educare alla filosofia del motociclismo i nostri futuri lettori. E che essendo questo, motociclisti, non avremmo mai tradito un altro motociclista!

Non sembrandomi comunque sufficiente il quadro generale, alla fine, le ho detto che la invitavo un fine settimana a casa nostra, per parlarne a voce e guardarci negli occhi.

La risposta di Elspeth, dopo qualche giorno, è stata molto semplice. Mi ha detto: “Vengo”.

Ed io ho pensato che era vero quel che scriveva nei suoi “post”, e che affermava nelle sue interviste: che un viaggio così, un’esperienza dura come quella che ha vissuto, ti cambia per sempre il modo di accettare le sfide, e di essere vivo.

Noi de La Mala Suerte ediciones, non possiamo che esserle grati per questa curiosità, per questa fiducia e sana incoscienza.

E continuare a pubblicare libri come ad andare in moto.

Come dice il nostro lemma, perché “Le Moto Salvano”.

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