La pilota catalana più famosa nell’off road con all’attivo 13 titoli mondiali nel Trial, 5 Mondiali Enduro, 10 trionfi Europei nel Trial e per sei volte vincitrice nel Trail delle Nazioni ha espresso molte volte la sua opinione sulla presenza di donne nel motorsport.

Il carattere di certo non le manca come nemmeno la forza d’animo e la sicurezza in sé. Laia Sanz non si lascia sfuggire nessuna opportunità per far riflettere sulla partecipazione femminile negli sport motoristici. In alcune dichiarazioni riprese dal canale tv spagnolo La Sexta e dal quotidiano sportivo Marca, si dice soddisfatta di come la situazione sia migliorata rispetto a quando aveva iniziato nella sua carriera, ma al tempo stesso è convinta che nei motori ci sia ancora troppo «machismo». La cosa si nota, prosegue, anche dai dettagli come quando le chiedono come si sente una donna a stare al bivacco, «ma non c’è alcuna differenza tra uomo e donna: siamo noi a porre queste differenze».

Ai microfoni de La Sexta, in particolare, la Sanz ha spiegato che a volte una donna come lei può sentirsi sopportata dai colleghi maschi, se non mal tollerata.

A qualche pilota maschio dà fastidio il fatto che una donna possa vincere: il primo anno magari potevano trovare divertente il fatto che ci fosse una pilota femmina e vedere se riusciva a terminare la gara; poi quando inizi ad ottenere dei bei risultati non si divertono più di tanto.

Laia Sanz

Le 17 colleghe alla Dakar 2019 sono un buon passo avanti, ma secondo la catalana non basta: «Siamo ancora in poche, il numero di iscritte è comunque basso».

La Sanz è comunque fiera di essere una paladina per l’uguaglianza e afferma di essere più orgogliosa di rappresentare le donne nel motorsport e di ispirare i più giovani che dei titoli conquistati.

In una intervista molto interessante su elmundo.es Laia Sanz approfondisce il discorso sul tema e non solo. Ecco la traduzione.

– Una delle cose che preoccupa di più un uomo è che vinca una donna?
Laia: Sì. Preferiscono che siano altri uomini a guadagnare anche se sono peggiori di me, solo per il fatto che sono una donna. È così.

– Li guardi ancora in modo diverso?
Laia: Un po’, ma è vero che, con gli anni e i risultati [ha concluso la sua otto Dakar e nel 2015 ha conquistato il nono posto], ho guadagnato il rispetto. Ma insisto. Dovevo vincere, è qualcosa che altri uomini non hanno dovuto fare.

– Parlami della paura.
Laia: Aumenta nel corso degli anni. Sei più consapevole del pericolo. Pensi di più alle conseguenze delle cose e se ti dovessi far male. Ricordo che nella mia prima Dakar non pensavo tanto che avrei potuto cadere. Ora ci penso molto di più. È una questione di età. Quando si invecchia si dà la priorità ad altre cose. Inizi a pensare se ne vale la pena o no. È bello avere paura. In caso contrario, probabilmente avrei fatto un sacco di danni.

– Perché sei attratta da uno scenario cupo come il deserto?
Laia sorride: Sei lì così solo … Mi piace. Mi rilassa Anche se ti concentri sulla corsa o stai leggendo il road book, ci sono delle volte in cui dici: “Uh, che bella sensazione”.

– La solidarietà aumenta in una gara così solitaria?
Laia: Sì, è diverso dal resto. Quando c’è una caduta il primo che arriva è sempre un altro pilota. Siamo consapevoli che possiamo essere molto importanti quando si tratta di aiutare qualcuno. Sappiamo quanto è difficile.

– Hai incontrato persone che non ti hanno aiutato in situazioni difficili?
Laia: Troppe volte. Mi è successo di tutto. La Dakar è come un Grande Fratello. Attraversi momenti molto buoni ma anche molto brutti, vedi la vera faccia della gente.

Laia racconta « Ho passato tre mesi a casa malata. Alla fine, quello che mi preoccupava di più era la mia salute. Andare alla Dakar non era importante. Ero spaventata. Non sapevo cosa mi stesse succedendo ».

– Cosa ti è successo?
Laia: Prima mi è stata diagnosticata la mononucleosi, ma poi ho avuto anche la febbre Q. Non ho idea di come o dove sono stata infettata da quei batteri. Di solito è in animali con la lana, come le pecore, ma potrei anche essere stata infettata da alcuni formaggi, carne in cattive condizioni. Ho iniziato a non sentirmi bene ad agosto. A settembre hanno visto quello che avevo. Ho dovuto prendere un sacco di antibiotici per combattere l’infezione, ma ho sofferto le conseguenze. E a novembre è successo altro. Ho avuto formicolio alle mie braccia, vedevo annebbiato: una neuropatia. Non so perché. Ero ossessionata dal non sentirmi bene. Non essere in salute. Quando stavo un po’ meglio, almeno, potevo fare passeggiate con il mio cane, Cas.

– Parlami del tuo cane
Laia: E ‘stato nel Rally della Turchia. Stavo montando la tenda e lei è apparsa. Era piccola. Non ho potuto fare a meno di prenderla. Ho pensato di darla a qualcuno, ma dopo tre giorni che la incontravo lì ogni volta che tornavo mi sono affezionata a lei e l’ho portata via.

– Sei felice?
Laia: Non mi manca niente. Ho un partner che mi ama, la mia famiglia e i miei amici. Stanno tutti bene. Inoltre, la mia passione è il mio lavoro. Mi piace. Sono molto felice!

Fonte Motorionline di Luca Santoro
Elmundo.es

Foto credits: Profilo ufficiale Laia Sanz