La seconda metà del 20° secolo è stato un periodo storico piuttosto particolare. La società viveva momenti convulsi di grande innovazione in politica, in campo militare e anche in campo commerciale. A testimonianza di questo improvviso fiorire di nuove idee e trasformazioni, molte delle pubblicità dell’epoca sarebbero inconcepibili oggi e molti brand criticati per scelte di mercato troppo azzardate.

Uno di questi potrebbe essere ad esempio Yamaha, che nel 1965 lancia sul mercato statunitense una motocicletta specifica per le donne, diventata in quegli anni un “successo” commerciale e che oggi invece sarebbe oggetto di critiche e censure.

Yamaha U5E, la “Lady Yamaha” per donne degli anni ’60

Correva l’anno 1965, il mondo è felice e nel pieno recupero economico dopo la seconda guerra mondiale anche se impegnato già nella lotta tra le super potenze della guerra fredda. I movimenti hippie e femministi si stringono la mano e la pace, l’amore e l’uguaglianza diventano concetti diffusi come mai prima.

Questi concetti vengono talvolta ripresi dalle scuole di marketing per migliorare la comunicazione aziendale e proprio su quest’onda arriva anche Yamaha che, in un presunto spunto femminista, presenta una nuova motocicletta: la Yamaha U5E Lady.

Sì esatto, hanno dato a una moto da donna il nome di “Donna”, nel caso in cui non fosse stato abbastanza chiaro a prima vista. 

Ma cosa ha reso questa motocicletta un mezzo specifico per le donne? Beh, a parte le caratteristiche estetiche troppo esasperate, al lato pratico direi quasi nulla.

La Yamaha U5 infatti è stata introdotta sul mercato con l’intenzione di competere contro l’onnipotente Honda Super Cub, nata nel 1958 e arrivata fino ad oggi vendendo ben 100 milioni di unità in tutto il mondo. Il contrattacco Yamaha è arrivato sotto forma di uno scooter semplice e leggero, con un motore da 50 cc e un’estetica che…sì, era una copia sfacciata della Super Cub con qualche (terribile) accorgimento.

Cercando infatti di sfruttare la popolarità del femminismo di quegli anni, Yamaha ha immesso nel mercato la “Lady Yamaha” operando alcuni cambiamenti rispetto alla rivale che miravano ad orientare il prodotto direttamente verso il pubblico femminile: la colorazione rosa, un cestino davanti al manubrio e frange sul sedile. Frange!

E questa non è una critica alla frangia come elemento rappresentativo della femminilità, ma alla frangia come elemento decorativo in sé, senza un nesso logico con un mezzo di trasporto.

Come prevedibile, la vita commerciale della Yamaha U5E è stata breve, molto breve: la “Lady Yamaha” è rimasta sul mercato solo per due anni a testimonianza di un tremendo fallimento commerciale che, fortunatamente per la casa, almeno non ha comportato eccessive spese di produzione. Al giorno d’oggi. la quotazione della moto ormai storica si aggira sui 3500 dollari.

Il machismo motociclistico è una questione di stereotipi

Cosa possiamo dire di questo tentativo fallimentare da parte di Yamaha di strizzare l’occhio ad una nuova fetta di mercato?

Se il femminismo porta avanti il concetto di parità dei sessi, allora in quest’ottica non dovrebbero esserci moto specifiche per le donne, né per gli uomini.

D’altra parte, possiamo dire che, con uno sguardo a un futuro in cui la percentuale di motocicliste donne è in rapida crescita, non è consigliabile ignorare un settore della popolazione che potrebbe necessitare di accorgimenti specifici che meglio si adattino al proprio stile di guida.

La chiave della controversia è: stereotipo o non stereotipo. In questo senso, non è corretto determinare un prodotto come specifico per le donne quando quelle caratteristiche che lo rendono specifico non sono di carattere strutturale ma esclusivamente estetico.

Prendendo l’uguaglianza come premessa fondamentale, se i marchi vogliono connettersi a quel movimento femminista tanto in voga oggi come allora, dovrebbero cercare di enfatizzare caratteristiche dei propri prodotti come leggerezza, facilità d’uso o estetica per il semplice fatto di avere un mezzo più gestibile o manovrabile o bello e non perché queste siano caratteristiche intrinseche di una guida esclusivamente femminile.

Nel settore motociclistico infatti abbiamo ancora un trend dedicato prevalentemente all’universo maschile ma queste barriere ormai risultano ampiamente superate da molte delle motocicliste moderne. Donne come Ana Carrasco, Kiara Fontanesi, Emma Bristow sono solo tre esempi di come la donna possa fare tranquillamente quello che vuole con qualunque tipo di moto.

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Fonte: Motorpasionmoto