Buongiorno miss! Ho in mente un paio di articoli più leggeri e vorrei sentire anche la vostra esperienza. Stavo ripensando a quella meravigliosa fabbrica di gioie che è la moto, e ho deciso di scrivermi i momenti più emozionanti da quando sono saluta su una due ruote.
Non sono in ordine di importanza, ma sono sicuramente i ricordi più intensi che ho!

Il primo giro da passeggera, da cui tutto è iniziato

Ne ho già parlato nel mio primo articolo ma finisce comunque di diritto tra i momenti migliori.
Per quanto adesso sia appassionata, infatti, c’è stato un periodo di cui delle moto non me ne fregava niente. Mi piacevano le macchine però… sportive e giapponesi, in particolare. Una Honda S2000 sarebbe stata il mio sogno. Andavo in scooter, sì, ma le moto proprio non mi attiravano.

Finché…

Un mio amico, Ricky, ha insistito credo mille volte perché andassi a fare un giro su con lui. Era convinto che se mi piaceva andare in scooter, e mi piacevano i motori giapponesi, avrei adorato un giro sulla sua Ninja 636. Davvero non mi ricordo quante volte abbia insistito, e nemmeno il motivo per cui alla fine io abbia accettato. Abbiamo fatto un girettino, penso mezz’ora.

Mi ricordo però diverse cose: quel rumore metallico, anzi, quell’urlo, che mi ha messo i brividi e che ho adorato. La sensazione di stabilità nonostante la velocità, su quelle che per me all’epoca sembravano gomme molto larghe. Il mio casco da scooter che era decisamente troppo largo, e che mi si schiacciava contro il viso quando acceleravamo in maniera mai vista prima. E soprattutto, il sorriso cretino che mi si è stampato in faccia dalla partenza fino al giorno dopo.

Ho passato la notte stessa a cercare annunci di moto usate e ad informarmi per la patente.

Mi ricordo che volevo una R6, anche se col senno di poi non sarebbe stata la moto giusta per i miei gusti stradali. Magari ne guiderò una in pista più avanti, sarei molto curiosa. Fatto sta che alla fine non l’ho presa, perché la mia prima moto appena patentata…è stata proprio quella Ninja 636. 

Non una uguale…quella là!

Vacanze sulla neve

Ecco, questa non me la sarei mai immaginata, ma quando meno te lo aspetti succedono cose strane.

Anni dopo, sono arrivata a potermi permettere una moto nuova, ed era da un po’ che stavo puntando la BMW S1000R. L’ho trovata bianca, come la volevo. L’ho chiamata Narayan. E mi sono presa una settimana di ferie per fare il rodaggio immediatamente. Meta: il mio amato Trentino.
Era il 1 Aprile.

La moto era fantastica, con un motore infinito e super progressivo (sembra un elettrico da 160 cavalli, ma fa pure un bel rumore) e un telaio bello sportivo. Peccato per le sospensioni semiattive, con cui non sono mai andata d’accordo. Ma comunque…dove si può portare una moto sportiva? Ad esempio in cima alla montagna dove ho imparato a sciare, Panarotta. La strada che porta su (la Levico-Vetriolo) viene usata per fare rally in salita, quindi potete immaginare che ci sia da divertirsi. E quando sono arrivata su… 

Beh, lo spettacolo è stato impagabile. Tutta la neve che non era caduta in un anno era lì, il 1 di Aprile, quasi fosse uno scherzo. Le piste erano completamente ricoperte. Ovviamente gli impianti erano chiusi e non c’era nessuno. Una visione pazzesca.
E allora cosa si può fare quando si è in sella a una moto sportiva e ci si trova sui campi da sci? Ovviamente si va a sciare!

Il risultato è la foto che vedete in copertina, che rimane uno dei ricordi più belli che abbia vissuto.

Non sono andata in lungo e in largo, ho fatto pochi metri…gomme stradali e neve non vanno d’accordo, e nemmeno l’altezza da terra e le sospensioni rigide di una moto sportiva vanno d’accordo con le buche e i sassi nascosti dalla neve.
Quindi, per non demolire la moto nuova appena comprata, l’ho tenuta corta e sono subito tornata in strada. Ma mi sono portata a casa una bella foto come souvenir, e grandi emozioni.

E’ stato sicuramente un modo magico di iniziare la conoscenza con Narayan.

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Un incidente tra i ricordi belli?

Sicuramente non faccio i salti di gioia a ripensarci. Però un po’ sì, perché mi è andata bene. 

Ed è stato un momento di svolta mentale nella mia carriera da motociclista. 

Ce l’ho pure in video, avevo la dash cam. Un’altra volta magari.

Comunque, stiamo parlando di un incidente alla accecante velocità di… 60 all’ora.

Strada deserta in città, Sephiroth (la mia Ninja 1000) appena lavata, stavo andando al lavoro senza alcuna fretta. Nessuna macchina. Anzi sì, un puntino lontano. Ero controsole quindi non il massimo della visibilità, ma avevo gli occhi bene aperti e avevo visto benissimo la macchina che mi veniva incontro, e l’avevo archiviata nella mia visione periferica come uno dei oggetti che si incontrano per strada. Quante macchine si incrociano ogni giorno? Tantissime.

Ecco…quella macchina, appena prima di incrociarmi, mi ha tagliato completamente la strada curvando a sinistra verso il bordo strada. Non c’erano incroci, svolte, niente. Ma ha curvato e io ero veramente troppo vicina…

Vorrei aver avuto la tecnica di frenata che ho adesso, ma non ce l’avevo. Pinzato l’anteriore, gomma bloccata, fine dell’utilità dei freni. Vorrei anche avere avuto le gomme che monto adesso, e non delle K3 strada-pista che entrano in temperatura a 80 gradi. Erano completamente fredde e sono scivolate subito come se ci fosse stato bagnato per terra (c’era sole, caldo e asfalto perfetto). Mi sono fatta l’appunto mentale di non montarle mai più in strada. 

Ma c’era ancora una macchina tra me e il prossimo treno di gomme, e dovevo capire come evitarla.

Per fortuna avevo studiato, mi viene da dire. Era un anno dove mi ero esercitata molto leggendo libri di guida, guidando per mettere in pratica, e anche facendo un paio di pistate (dove ad essere onesti c’avevo capito ben poco). Particolarmente utile mi era sembrata la parte sulla vista (da cui ho preso spunto per sviluppare il mio articolo La moto va dove il pilota guarda: l’uso della vista nella guida). Stavo guidando con la visione “a cinema” (widescreen view) e avevo visto benissimo la macchina, ma anche che era l’unica. Non c’era nessuno sia dietro di lei, che dietro di me.
Quindi quando questo kamikaze si è buttato in mezzo alla strada, avevo la doppia possibilità di sterzare a destra o a sinistra. Certo, avrei invaso l’altra carreggiata ma ripeto, avevo già visto che era deserta.
In una frazione di secondo, mentre frenavo inutilmente a ruota bloccata, visto che la macchina sembrava voler proseguire, ho battezzato sinistra. E mi sono buttata con sguardo e peso da quella parte. Peccato che la macchina non abbia proseguito e si sia fermata proprio in mezzo alla strada.

Insomma, non sono riuscita a evitarla. Lo sterzo si è chiuso e la moto scivolando si è schiantata appena dietro alla sua ruota posteriore destra, quindi l’ho presa per circa mezzo metro. Però io ero già scesa, e buttandomi nella sua carreggiata ho schivato la macchina e fatto una capriola sull’asfalto facendomi solo qualche lieve escoriazione. Riguardando il video, il tachimetro in quel momento segnava più o meno 40 all’ora…e fa abbastanza impressione, perché dal video sembra che io abbia centrato la macchina in pieno. Ma l’ha fatto solo la moto, per fortuna io no.

Quando mi sono rialzata, nonostante l’adrenalina e la grande incazzatura per la manovra assurda di questo signore, mi sono pure resa conto che mi era andata di extra lusso.

Infatti, nonostante fossi abituata a girare sempre con vestiti tecnici, ovviamente l’unica volta che sono caduta ero…in t-shirt e pantaloni leggeri.

Il signore era arrivato a casa: stava girando verso il suo posto auto a bordo strada, davanti a casa sua. Aveva il cervello spento come spesso si fa negli ultimi metri di guida. Non mi ha vista, ha detto… e dire che ero io ad avere il sole contro. Sarà stato al cellulare? Avrà bevuto? Non lo sapremo mai, perché quando gli ho detto che avevo filmato tutto, mi ha dato il 100% della ragione.

La moto… l’ho venduta a pezzi e rottamata, il telaio si era aperto a metà. Ma io non mi sono fatta niente, e ho realizzato quanto mi avesse salvata una tecnica imparata da un libro. Da lì in poi, sono diventata avida di informazioni e ho cominciato a fare corsi su corsi. E non ho più smesso.

Quindi insomma questo incidente mi ha insegnato molto, oltre per fortuna a lasciarmi illesa.

Mi ha insegnato che la fortuna può essere importante, ma anche che la fortuna in parte ce la si guadagna col duro lavoro.

E voi? Raccontatemi il momento più emozionante che vi sia rimasto in testa! 

Prossimo episodio ve ne racconto degli altri…ciao miss!

Marcella Colombari
ph. credits Marcella Colombari