Bentrovate miss per un nuovo capitolo della mia rubrica tecnica!
Oggi parleremo dell’uso della vista, in particolare del concetto “la moto va dove il pilota guarda”, che insieme alla mente (vedi la scorsa puntata) è il direttore d’orchestra della nostra guida e influisce su un sacco di aspetti, alcuni ovvi e alcuni meno.

Proverò a spiegarveli meglio che posso, e spero vi divertirete a scoprirli!

LA STANZA BUIA

Provate a immaginare di essere in una stanza buia, con solo una fioca luce lunare che filtra da una fessura. Non vedete le pareti, intravedete qualche sagoma indistinta, il pavimento è tutto nero. Dovete uscire da lì prima possibile, avete un aperitivo con le amiche e siete in grosso ritardo.
In una situazione del genere, vi mettereste a correre? No di certo, avreste paura di andare a sbattere.

Ora provate a immaginare la stessa situazione, ma con una lampada molto potente tra le mani: vedreste perfettamente pareti, mobili, tappeti, tutto. Ve la sentireste di attraversarla di corsa? In questo caso sì, perché non avreste il dubbio di andare a sbattere da qualche parte, o scivolare su una superficie traditrice senza prima averla vista.

E se aveste quella lampada fantastica, ma per qualche motivo guardaste fisso il pavimento? Ve la sentireste di correre, senza alzare lo sguardo? No, perché vi mancherebbero troppe informazioni. Ok, vedreste quello che succede sotto di voi, ma sempre troppo in ritardo, e quello che vi aspetta davanti rimarrebbe sempre un mistero.

Se vi sembrano esempi estremi, credetemi, è esattamente quello che facciamo quando guidiamo, e lo facciamo senza volere ma soprattutto senza rendercene conto. Vi spiegherò passo per passo!

ALZA QUELLO SGUARDO

Cominciamo dalla fine, con un esempio che sarà capitato a tutte. State andando in bicicletta, e vi casca lo sguardo davanti alla ruota anteriore: quanto vi sembrerà di andare veloce? Tantissimo.
E se invece alzaste lo sguardo? Vi sembrerà di essere ferme.
Ecco, in moto quella è la sensazione che dobbiamo cercare il 100% del tempo: dobbiamo sentirci “lente”. E non si tratta di masochismo o di scarsa autostima, ma di dare il tempo al cervello di capire cosa stia per succedere. Quando abbiamo tutte le informazioni a nostra disposizione, il cervello ha il tempo di preparare il suo piano e poi di eseguirlo al meglio.

Prima vedo, poi penso, poi eseguo.

E’ molto simile a “rallentare il tempo”, come fanno i maghi nel fantasy. Un trucco utilissimo!

Per contro, il fatto di avere lo sguardo basso è pericolosamente simile al guidare alla cieca: come possiamo accorgerci di cosa incontreremo, se non stiamo realmente guardando? Ogni cosa sarà un imprevisto, se teniamo lo sguardo basso.
Ecco un altro grande classico quotidiano: la macchina che arriva a una rotonda deserta, a una velocità ridicolmente bassa…e inchioda. Com’è possibile? Perché frena, se non c’è nessuno? La risposta è: perché stava guardando davanti al cofano e ha alzato lo sguardo troppo tardi. O forse stava guardando lo smartphone (maledetti!). In ogni caso, non aveva gli occhi sulla strada, quindi la sua velocità (qualunque fosse) sembrava eccessiva, e ogni cosa che le comparisse davanti sarebbe stata un imprevisto… anche la rotonda stessa, che era ferma lì da sempre, ma che non era stata degnata di attenzione. Nel dubbio, il guidatore distratto rallenta, o peggio ancora frena.
Noi però sappiamo che si può fare meglio di così, e teniamo il nostro sguardo alto.

Già che ci siamo, che succede se invece ci sentiamo veloci alla guida? Per me dev’essere un campanello d’allarme: probabilmente stiamo guidando “over our head”, cioè al di sopra delle nostre capacità.

La moto in quel caso va più veloce del nostro cervello, e questo non deve mai succedere.

Ma a quel punto dobbiamo per forza rallentare? Dobbiamo seguire i consigli della nonna, o degli amici che dicono “vai piano”?
Non è detto. Prima di tutto proviamo ad alzare lo sguardo: probabilmente la nostra velocità è già più che corretta, ma per qualche istante abbiamo abbassato gli occhi. Succede. La maggior parte delle volte, è più che sufficiente alzare lo sguardo e non occorre chiudere per forza il gas, tantomeno frenare o scalare.
Una volta che siete sicure di stare usando bene gli occhi, se invece ancora vi sentiste troppo veloci, potete adeguare il vostro passo in modo che il cervello torni in controllo della situazione.
Ma prima fate il check della vista. Dobbiamo guidare consapevoli, non timorose.

Guardate bene che questo accade anche in caso di guida sportiva in pista: se il pilota si percepisce “lento”, è un bene: avrà una guida più efficace e pianificata, meno stressante e faticosa. Lasciamo ai tempi sul giro il responso finale, non dobbiamo cercare l’adrenalina ma il controllo e la buona guida. I tempi verranno di conseguenza.
Quindi, in strada o in pista, dobbiamo sempre “rallentare il tempo”.

MUOVI QUEGLI OCCHI

Tutto bellissimo il fatto di tenere alto lo sguardo, no? Funziona alla grande in una situazione ideale di asfalto perfetto, niente buche, niente olio, niente foglie, niente imprevisti…ma naturalmente, come ben sapete, non c’è niente di “ideale” nel mondo reale. Tutto cambia, e cambia in fretta.
Come possiamo gestirci al meglio, se l’ambiente è così imprevedibile? Dobbiamo muovere gli occhi in fretta, essere svelte con la vista.

Partiamo sempre dal buon riferimento che lo sguardo deve stare alto più tempo possibile, cosa che ci dà una sensazione corretta della velocità e ci aiuta a vedere prima quello che sta per arrivare.
Ma nel frattempo alcuni dettagli potrebbero esserci sfuggiti: un piccolo scalino nell’asfalto, un tratto con il brecciolino, una buca. Dobbiamo essere in grado di spostare in fretta gli occhi per vedere tutte queste cose, prenderne nota, e riportarli in alto il prima possibile. Dobbiamo fare uno scan preciso della superficie stradale, senza mai perdere il quadro d’insieme.
Spostiamo gli occhi ogni volta che occorre, e riportiamoli in alto prima possibile.

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IMPARIAMO A CONOSCERE L’OSSESSIONE DA BERSAGLIO (E IL PANICO)

“Non devo prendere quella buca, non devo prendere quella buca…Ma porca!”

O ancora:

“Dai che riesco a farla l’inversione (e guardo il fosso), dai che riesco… e niente, non ci sto.”

Sarà capitato a tutte, no? Lasciate che vi introduca all’ossessione da bersaglio, una presenza assai ingombrante che ci accompagnerà in tutti i viaggi che faremo. Esatto, tutti! Ma come funziona?
Praticamente, quando vediamo un pericolo, tendiamo a mirarlo. Né più né meno. La nostra attenzione va sul problema e non sulla soluzione. Questo manda in corto circuito il nostro cervello, che dà al problema più importanza di quanta non sia necessaria, e ne diventa ossessionato.
La vista si stringe e si sperimenta la famigerata visione a tunnel, nemica di ogni biker.

Questa ossessione ci porta a non vedere vie d’uscita e quindi si verifica il panico, nostro principale nemico. Quando il panico sopraggiunge:

  • sbarriamo gli occhi e la visione diventa a tunnel (vediamo solo il pericolo)
  • irrigidiamo le braccia
  • di conseguenza molliamo le gambe (sapete ormai quanto sia dannoso, ma per chi si fosse perso la mia puntata sulla posizione in sella eccola qui)
  • andiamo in apnea
  • aumenta il battito

La buona notizia? Ce ne sono due!

  1. Il panico sopraggiunge solo quando siamo molto fuori dalla nostra zona di guida sicura, quella in cui abbiamo bene sotto controllo la moto. E questa zona può crescere, con lo studio e l’allenamento. Non ci libereremo mai del tutto di questa reazione negativa, ma se la nostra guida migliora, alcune situazioni che ci avrebbero scatenato il panico in passato non ci faranno né caldo né freddo o saranno comunque molto più gestibili.
  2. Se è vero che guardando il pericolo andiamo in quella direzione, dobbiamo guardare dove vogliamo andare, come con un puntatore laser, ed eviteremo la direzione indesiderata.

Non è semplice obbligarsi a mantenere lo sguardo dove vogliamo, ma vale la pena allenarsi a farlo.
In più va detto che la preparazione è tutto, come vedremo qui sotto.

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COME PREPARARSI, E COME REAGIRE: ALLARGA LO SGUARDO

Il panico va disinnescato un pezzetto alla volta. Pretendere di farci braccio di ferro quando sopraggiunge è chiedere molto a sé stessi. Si può fare (e vi spiegherò come), ma teniamolo come jolly. La maggior parte del tempo, come nell’esempio iniziale, dobbiamo usare la nostra vista in anticipo e con il campo più largo possibile, perché il cervello veda tutte le varie possibilità e abbia il tempo di decidere che comando impartire.

Il modo corretto è usare la cosiddetta “visuale a cinema” (widescreen view). Teniamo lo sguardo più largo possibile, senza mirare nulla, come se stessimo guardando un film al cinema, respirando con calma e lasciando che le cose scorrano.
Dobbiamo vedere ogni cosa che passa, senza guardarla (cioè mirarla) a meno che non lo vogliamo noi.

Tornando agli esempi di prima, se da lontano vedo arrivare una buca, mantengo per prima cosa la mia visuale a cinema per non perdere la visione d’insieme. Poi metto brevemente il mio puntatore laser virtuale di fianco alla buca, e alzo di nuovo lo sguardo, per prepararmi ad altre informazioni e per valutare correttamente la mia velocità. La moto passerà esattamente di fianco alla buca, con una manovra molto economica, elegante e di giusta misura, evitando movimenti troppo ampi e pericolosi.

E l’inversione? Quella si sbaglia perché guardiamo fuori strada, quindi dobbiamo girare busto e testa anche in maniera apparentemente innaturale, pur di guardare la direzione in cui vogliamo andare. Piantiamo il nostro puntatore laser ben in alto e alla fine della curva, teniamo alta e larga la nostra visuale e la moto girerà senza problemi (ricordiamoci anche di caricare e stringere le gambe, e mollare le braccia).
Questo vale in realtà non solo per l’inversione, ma per tutte le curve. In particolare, l’abitudine di ruotare parecchio busto e testa tornerà utile sui famigerati tornanti, che non sono troppo diversi da un’inversione!

Lo stesso vale per le macchine che ci tagliano la strada, per le strisce bagnate su cui abbiamo paura di frenare, per il brecciolino. Di nuovo, in caso di imprevisto o pericolo:

  1.  teniamo la visione a cinema
  2. miriamo dove vogliamo noi (di fianco al pericolo o comunque nella direzione che vogliamo)
  3. alziamo subito di nuovo lo sguardo e continuiamo la nostra guida

Se la nostra guida viene pianificata e la visione rimane larga, in caso di imprevisto sarà più facile che il cervello non si ossessioni. Se anche questo dovesse accadere, ora che sappiamo come funziona, proviamo a strappare via gli occhi da lì. Non è semplice, è come strappare il velcro, ma dobbiamo imporci di farlo.
Alleniamoci a piedi: proviamo a mirare un punto finché non ci si stringe la visuale, e poi strappare via gli occhi da lì e metterli dove vogliamo noi. Proviamo, proviamo, proviamo.

LA CONDIZIONE FISICA E MENTALE C’ENTRA ECCOME

Non insisterò mai abbastanza su questo punto: la stanchezza e lo stress sono assolutamente in grado di peggiorare la nostra guida. Alcune manovre che ci riuscirebbero a occhi chiusi, sono tutt’altro che semplici alla fine di un viaggio di 300km, con un paio d’ore di sonno arretrato e pure disidratate. Cosa succede in questo caso? Che con la stanchezza, la soglia del panico si abbassa.
Ci saranno più occasioni in cui un problema piccolo ci sembrerà insormontabile.

Ve l’ho detto, del panico non ci libereremo mai totalmente, ma intanto è utilissimo che impariamo a conoscerlo e a capire come, quando e perché scatta.
Questo ci pone al di sopra della maggior parte degli utenti stradali, per i quali troppe volte quello che succede è opera del caso, perché non hanno consapevolezza della loro guida.

Una volta che conosciamo il panico, possiamo disinnescarlo il più possibile e stare all’interno di una zona in cui difficilmente verremo colte impreparate.

Le regole d’oro sono:

  • velocità adeguata e sguardo alto (dobbiamo sentirci leggermente lente, ricordate?)
  • veicolo meccanicamente in ordine (gomme comprese)
  • sufficiente riposo e idratazione
  • alimentazione decente (come si fa a guidare concentrate con un picco glicemico enorme?)
  • pochi pensieri in testa, preferibilmente proprio nessuno
  • buona condizione fisica, che non guasta mai

CONCLUSIONI E SPOILER

Bene, ce n’era di roba da vedere anche stavolta! E non finisce qui, dato che anche nella costruzione delle curve la vista è fondamentale, come pure nei sorpassi. Ma questo sarà parte di una puntata apposita. Vi butto lì anche uno spoiler mica da ridere: sto scrivendo un libro di guida, sullo stile di quello che avete letto finora, ma con tanti contenuti in più e immagini per meglio spiegare i concetti. Spero che l’idea vi piaccia e mi supportiate in questa avventura! Io sono carichissima.

Ma per oggi portiamoci bene a casa questo concetto: la moto va dove il pilota guarda.
Alla prossima ragazze!

Marcella Colombari
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ph. Marcella Colombari