Erano gli anni ’30 del Novecento quando lo psicologo inglese Anders Ericsson è giunto alla conclusione che ci fosse una cosa innegabilmente più importante del talento: la costanza.
E io ora, quasi cento anni dopo, è una cosa che cerco di tenere bene a mente quando salgo in moto e sul sellino posteriore vedo non solo i sogni giganteschi che voglio realizzare, ma anche tutti i limiti e le difficoltà che la mia mente fatica a ignorare.
C’è una cosa che dico sempre, e questa cosa è che “la motocicletta è la più straordinaria metafora della vita”, perché è davvero così, anche quando ce ne dimentichiamo. Chiunque di noi abbia mai frequentato un corso, sia esso di fuoristrada o di guida sicura su strada, avrà sentito questa frase un milione di volte. Ogni istruttore, infatti, ci insegna che guidare la moto è soprattutto una questione di occhi (anche se a me piace parlare più di “visione”), e che le nostre due ruote vanno esattamente nella direzione e nel punto in cui focalizziamo lo sguardo.
Ecco, oggi vorrei ricordarvi che questo funziona anche per tutto il resto, anche per la vita che accade quando scendiamo dalla moto.
E proprio perché non c’è differenza fra quello che viviamo in sella e quello che viviamo quando non abbiamo la mano stretta sulla manopola, le paure e le limitazioni che emergono nella vita di tutti i giorni, magicamente fanno capolino quando guido. Decuplicate.
Sarei ingenua a credere che sia un problema solo mio, e se fossi più sgamata di quanto non sono farei una di quelle cose che si vedono nei film americani tipo “alzi la mano chi si è sentito come me almeno una volta”, pur sapendo che tanto servirebbe a poco. O a niente, visto che se anche non lo si vuole ammettere, è capitato a tutti.
A me succede costantemente, e non importa se accanto a me ho una persona straordinaria che mi dice sempre che posso fare qualunque cosa, e che mi guarda serissimo dicendo “un giorno, alla Dakar sarai da sola. E te la caverai benissimo”… la verità è che quando ho iniziato ad andare in moto mi sono sentita un’idiota piena di paure e limiti. Perché le stesse paure della vita ordinaria – ovvero quelle di non essere all’altezza, o abbastanza – le ho prese in toto, le ho impacchettate per bene e ci ho alimentato la benzina nel serbatoio.
Non pensando che anche i grandi campioni hanno probabilmente iniziato sentendosi degli idioti, e avendo ancora tutto da imparare. Il loro vantaggio? Probabilmente avere incominciato a nutrire il mio stesso sogno quando ancora si stavano destreggiando con la tabellina del 4, e quindi la loro mente era più sgombra da costrutti, vissuto ed esperienze che rendono tutto più complesso.

La teoria delle 10000 ore
La teoria delle 10000 ore

Penso spesso alle persone che ammiro, a chi fa questo sport con risultati e soddisfazioni, e penso che sia stata un’immensa fortuna, per loro, aver cominciato presto. Una fortuna che io non ho avuto, e della quale mi dispiaccio.
Però è qui che entra in gioco la teoria delle 10.000 ore, ovvero la teoria che sostiene che una pratica costante, dedizione e abnegazione possano più di qualunque inclinazione naturale non nutrita.
Che sia verità o invenzione non lo posso sapere, però io ho scelto di crederci e mettermi a testa bassa sul manubrio per realizzare i miei sogni, per percorrere tutte le strade e salire su tutte le pedane che ho immaginato fin da bambina.
E pazienza se ho comprato la mia prima moto a 23 anni – regalandomela per la mia laurea, con i soldi guadagnati facendo la giornalista per un quotidiano locale -, se ho capito cosa volevo veramente solo da poco… quando una cosa accade è perché il momento giusto che accada.
E questa è un’altra delle grandi lezioni imparate da quando ho messo il sedere sulla mia prima moto, una CB500X, e ho pensato di guidare per 3 mesi dall’Italia all’Asia Centrale.
Sbagliando su tutta la linea in tantissime cose, ma non in quella più importante: il desiderio di perseverare.
Perché, come mi ha detto una volta Maurizio Gerini, “non siamo mica nati bravi, e volere è potere”. E se lo dice lui, beh, non ho motivi per non fidarmi.

Arianna Lenzi
per MissBiker©

Segui Arianna su Facebook e Instagram
Sito web La Bionda sulla Honda