Laia Sanz è di sicuro una delle figure più importanti del motociclismo femminile degli ultimi anni. La spagnola ha conquistato 14 campionati del mondo di trial femminile, 10 campionati europei di trial femminile, 7 Trial delle Nazioni femminile, 6 campionati del mondo di enduro femminile e  ha all’attivo 11 partecipazioni in moto alla Dakar (miglior risultato 9a). In questa intervista in esclusiva per MissBiker scopriamo qualcosa di più sulla sua carriera, sui momenti più duri e sulla prossima Dakar, stavolta con 4 ruote!

Ciao Laia, grazie per aver accettato la nostra intervista. Tra qualche giorno partirai per la Dakar ma quest’anno gareggerai in auto e non in moto. Come mai hai preso questa decisione?

Dopo 11 anni di Dakar in moto avevo bisogno di novità, di nuove motivazioni. In questa competizione ho fatto molto più di quello che sognavo in termine di risultati risultati arrivando più volte tra i primi 15. Ma è anche l’età che ti fa pensare più al rischio. Negli ultimi due anni di Dakar in Arabia le gare erano molto veloci ed era diventato più un discorso di chi voleva prendersi più rischi e a me non andava tanto. Non mi stavo divertendo come in Sud America ad esempio. Sono state tante le cose che mi hanno portato a fare questa decisione.

E’ un cambio definitivo o ti rivedremo in moto?

Non si sa mai ma non penso alla Dakar perché il livello ora è altissimo, devi essere molto preparato. Inoltre negli ultimi due anni non sono stata bene ed è stata dura anche per quello.
Nell’enduro e nel trial sì, perché sono cose meno pericolose ma nella Dakar penso proprio che non tornerò in moto.

Proprio all’ultima Dakar hai comunque concluso in 17a posizione nonostante non stessi bene fisicamente. Come hai vissuto quei momenti e soprattutto come li hai superati?

Il 2020 è stato il peggior periodo della mia vita. Non solo a livello sportivo ma anche proprio di vita perché quando stavo veramente male non mi preoccupavo più dello sport ma di tornare ad una vita normale. Non avevo energia neanche per alzarmi dal divano. Per una come me che è abituata ad allenarsi sempre, ad avere tanta energia sentirsi così male è stata dura. Un periodo bruttissimo.

Pensi che quello che hai imparato durante la tua carriera in moto possa aiutarti anche nelle auto?

Di sicuro. Ovviamente è tutto completamente diverso, ci sono due ruote in più, devo imparare a guidare, ad ascoltare il co-pilota ma di sicuro aiuta. L’esperienza con la gara, sapere un po’ cosa troverai, anche leggere un po’ il terreno.

Quali sono le caratteristiche che fanno la differenza nelle gare importanti?

Bisogna lavorare tanto. Io sono arrivata fin qui perché ho lavorato duramente. La mia fortuna è quella di essere alta un metro e ottanta e di essere sempre stata grande e forte. Il mio fisico mi ha aiutato ma ho sempre lavorato moltissimo.

Quest’anno sei riuscita a vincere 3 ori mondiali in due diverse discipline. Dove hai trovato maggiori difficoltà dopo tutti gli anni di assenza: enduro o trial?

Nell’enduro, anche se non ho fatto il mondiale dal 2017, è stato più facile. Per preparare la Dakar facevo un po’ di cross, un po’ di enduro e anche se non facevo gare mi piaceva allenarmi. Non mi sono mai fermata completamente con l’enduro. Con il trial è stato più difficile. L’ultimo mondiale che avevo fatto era nel 2013 e dopo tanti anni l’avevo un po’ messo in disparte quindi è stato più difficile tornare al trial.

In una tua dichiarazione di qualche anno fa hai affermato che a qualche pilota maschio dà fastidio il fatto che una donna possa vincere. Pensi sia cambiato qualcosa in questi anni?

Penso che continuiamo a dare fastidio. Mi ricordo che alla Dakar quando sono arrivata nona nella classifica generale c’erano piloti che dicevano che avevo la moto ufficiale. Sì, ma c’erano 30 piloti con le moto ufficiali. Non avevo un vantaggio per quello. Poi tanti a fine giornata guardavano la classifica per vedere se erano arrivati davanti o dietro a me. Alla fine però per me è una motivazione in più perché mi viene più voglia di dare gas e lasciarli indietro.

Quindi pensi che una donna debba dimostrare di più di un uomo nel motorsport?

Purtroppo sempre!

Secondo te se ci fossero più donne nel motorsport cambierebbe qualcosa?

Penso di sì. Però anche se ci vorrà tempo siamo nella strada giusta. Io quando ho iniziato ad andare in moto, avevo 5-6 anni, nelle gare di trial era una cosa stranissima vedere una donna, anche i commenti a volte erano brutti. Adesso il fatto che le donne vanno in moto, che corrono si è un po’ normalizzato quindi penso che la situazione migliorerà ancora di più in futuro.

Guarda l’intervista completa a Laia Sanz 

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Lisa Cavalli
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