Laura Sbacchieri, pilota classe ’75 di Prato, ha scoperto tardi la sua passione per il motociclismo ma sta lottando nella Women’s European Cup dimostrando tutta la sua determinazione. 

Nonostante nessuno nella mia famiglia abbia mai avuto questa passione, a me le moto da corsa sono sempre piaciute. Purtroppo all’età di 12 anni ho perso un fratello di 16 per un incidente stradale di moto (in cui lui era passeggero) e quindi sono cresciuta lontana dall’idea di praticare questo sport, tanto che dal “cinquantino” con il quale andavo a scuola in età adolescenziale, sono passata direttamente alla macchina.

A 39 ANNI LA SVOLTA

A 39 anni la svolta: dopo aver perso anche mia madre, che dalla morte di mio fratello non si era più ripresa, ho sentito la necessità di affrontare la mia questione in sospeso col passato. Ho preso la patente per la moto e ho fatto un corso di guida sicura per superare paure ormai sedimentate. Al corso era presente un istruttore, al quale sarò sempre grata, che mi incoraggiò a provare la pista. Sul momento la cosa mi sembrò assurda, data la mia età, invece l’ho fatto e quel giorno ho capito che avrei sempre voluto sempre essere lì, in pista.

Da allora la vita mi ha regalato tante soddisfazioni, del tutto inaspettate, a ricordarmi che non dobbiamo rinunciare ai nostri sogni, appellandoci a scuse che si possono sempre trovare (nel mio caso: “..è troppo tardi, sono troppo vecchia, è troppo difficile, non ci riuscirò mai..”) per nascondere pigrizia o paura di non farcela. E soprattutto non dobbiamo restare schiacciati dalle nostre paure. Le dobbiamo affrontare e qualcosa di buono succederà.

Le cose che sappiamo fare, le abbiamo imparate facendole. Se non ci mettiamo in gioco, un miracolo a costo zero non verrà a suonarci il campanello. “Nessuno nasce imparato” e non sempre si ha la possibilità di essere introdotti in un certo mondo da piccoli. Ma questo non vuol dire che le cose difficili siano impossibili.

Le cose difficili, sono difficili, non sono impossibili. Se mettiamo in campo determinazione, dedizione e spirito di sacrificio, qualcosa tornerà indietro. Da 0 a 100 la scala è ampia. Qualcosa torna. Potrebbe essere diverso rispetto alle nostre aspettative, magari anche più bello, perché la vita è piena di sorprese se muoviamo i nostri passi in certe direzioni e se prendiamo le sofferenze come opportunità di crescita. Non dobbiamo porci dei limiti.

Impegno e perseveranza

Un giorno dissi che il mio obbiettivo era girare in 2:10 al Mugello e mi fu detto che sbagliavo. Quando feci 2:07 capii l’errore, che non era semplicemente l’essermi sottostimata, perchè sarebbe stato un errore anche all’opposto puntare su un tempo più basso, in quanto avrei generato una delusione. Ciò che era sbagliato era il metro.

Quando ci impegniamo in qualcosa si deve dare TUTTO, questa è l’unica misura che ci deve interessare. Quello che torna indietro dovrà essere ben accetto e non possiamo stabilirlo noi a priori con una cifra. Le mie soddisfazioni più grandi sono arrivate quando non me l’aspettavo, su tutte il primo posto a Misano in Italian Cup nel 2018 davanti a quasi 30 moto, assolutamente inaspettato. Un premio che sono stata ben felice di accettare, così come oggi devo accettare, al contrario, la dura salita che sto facendo, con vari inciampi.

La Women’s European Cup

Ho deciso di partecipare alla Women’s European Cup per concludere in maniera speciale questa mia breve ma intensa esperienza di vita, correndo insieme a giovani campionesse di varie nazionalità, addirittura con esperienze legate al mondiale. Sapevo che sarebbe stata dura e lo si è rivelato ancor di più per via di un inizio stagione difficile e sfortunato e in particolare l’adattamento ad una moto molto diversa dall’unica con la quale io ho fatto esperienza.
Per assimilare i cambiamenti, soprattutto quando non si ha più vent’anni, ci vuole tempo e io, svolgendo un altro lavoro per vivere, non ne ho avuto per fare un lavoro preventivo. Ma mi sono ugualmente messa in gioco.

La prima volta che ho provato la nuova moto, già a ridosso dell’inizio del campionato, sono caduta. Disastro. Non solo perché sono stata ferma quasi un mese e ho perso le prime 2 gare, ma soprattutto perché, già in ritardo con il mio percorso, psicologicamente ho fatto ulteriori passi indietro nella fiducia e nella confidenza col nuovo mezzo. Nel frattempo le altre pilote hanno gareggiato, incrementando il proprio stato di forma ed è aumentato il divario tra me e loro. Volevo mollare. A Misano, terza gara di campionato e prima per me, il venerdi ho potuto fare solo 1 turno di prove e ho fatto l’ultimo tempo.

In certi momenti vorremmo semplificarci la vita scappando da ciò che ci genera sofferenza e ci fa sentire inadeguati, perchè non si vede una via d’uscita. E invece si resta, a soffrire, a imparare la lezione che qualcuno vuole che si impari, che potrebbe essere di guida, o magari di vita. Perché di fronte alle difficoltà non si scappa e, se c’è da imparare qualcosa, bisogna lavorare su noi stessi.

E così il giorno dopo in qualifica ho tolto un paio di secondi e mi sono avvicinata alla Smatova, dandomi l’opportunità di avere qualcuno da rincorrere in gara. Infatti l’ho inseguita, fin quando ho resistito fisicamente e anche se non l’ho raggiunta, ho ulteriormente migliorato il mio tempo. Quindi a “briciolini”, piccoli ma preziosi, ho ufficialmente iniziato la mia salita, in questa avventura in cui ci vuole tanto coraggio per esserci, che io ancora non so dove ho trovato. Ma se è vero che nella vita quello che ci capita = ci serve e niente accade a caso, significa che se io sto vivendo questa esperienza c’è un motivo e starà solo a me scoprirlo, se la vivrò nel modo giusto. Se terrò a mente che gli obbiettivi non sono valori numerici, ma valori. Se considererò che la fatica necessaria per stare attaccata a questo gruppo è preziosa in ogni suo “briciolino” perché neanche la coda del gruppo è regalata senza sacrifici. Se continuerò a dare tutto, anche quando tutto sembrerà sfuggirmi.

Perché ci sono.
E non era scontato.

Follow your dreams!
Laura Sbaccheri # 100
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