E’ successo. E’ successo davvero. Ho provato lei: la Ducati 996. 

E’ stato un momento vissuto davvero tanto, tanto intensamente; lo aspettavo da un sacco, ci ho sognato sopra, ci ho immaginato le canzoni che adoro di quegli anni là a fare da colonna sonora, ho pensato a quali foto fare…ed è arrivato il giorno giusto. Quelle cose che organizzi al volo, all’ultimo momento, senza preavviso, quelle occasioni che crei, perchè senti, in maniera fortissima, che devi farlo.

Questa prova non l’aspettavo solo io ma anche Simone, il proprietario della 996. E’ stato lui a chiedere a me di provare la sua moto. Sì, rileggete, lui lo ha chiesto a me. Non il contrario. Era la prima volta che mi succedeva, ed è stata una gran sorpresa il suo messaggio quella mattina alle 06.40, nove mesi fa. Aveva visto il mio articolo sulla prova della RSV 1000 e voleva che io scrivessi anche riguardo la sua moto. Ha giocato bene le sue carte, Simone, soprattutto sapendo che Ducati è il marchio del cuore e che trovo affascinanti le moto di qualche anno fa. E ha fatto centro. 

Ci mettiamo d’accordo per un lunedì pomeriggio, il prima possibile come orario, in modo da aver più tempo per andare in giro. Sì, non è solo una mezz’oretta in strada “tanto per”. Simone ha pensato a tutto. Facciamo così, Sabrina, perchè è il modo più giusto per fare questa prova, mi dice. Non mi metto certo a discutere. “Decisioni rapide” dicevano in un certo film. Sapete di quale sto parlando. Noi due non ci conosciamo, se non attraverso Facebook e scambio di messaggi per metterci d’accordo. Lui darà in mano a me la sua 996 e io darò a lui la mia 999. E’ di dovere lo scambio. Una bella prova di fiducia. 

Arrivo al punto di incontro in anticipo ed emozionata come mai, mai, era successo con una moto prima. Aspetto fuori, metto via il telefono perchè ho altro in mente che scorrere le notifiche o i messaggi che non sono importanti. La sento arrivare. Lei non è completamente originale, Simone l’ha personalizzata un po’, e i Termignoni si fanno ascoltare da lontano. Miseria se si fanno sentire. E’ tutta l’essenza Ducati vecchia scuola in un’entità unica. 

Tempo di presentarci, due parole, ci scambiamo di posto. Simone mi da qualche dritta su come cercare di usarla al meglio e mi spiega come è meglio trattarla. Lui parte con il 999 e io metto in moto lei. 

Tante emozioni da descrivere

Scrivere di lei non è facile. Non sono mai in grado di essere obbiettiva nei confronti di una moto. Mi piacciono tanto che non ci riesco. Con il 96, così lo chiama Simone, è ancora più difficile. Sono emozioni forti.

Basta girare la chiave per emozionarmi ancora di più. 

Il sound degli scarichi è bellissimo. Ti coinvolge tanto.

Ci fermiamo a fare benzina; io devo prendermi sia con le misure della 996, sia con la frizione, che con i freni. Non trovo la folle…niente di strano: è una Ducati. Devi avere il piede delicato e leggero e “sentire” quando, e dove, chiama la N verde.

Ripartiamo subito. Simone è a suo agio con il 99. E’ già sorridente sotto il casco. Quando inizio a fare un po’ di strada con la 96 capisco perchè si trova così bene. La mia moto è molto più gestibile.

Ad un tratto mi arriva alla mente la sensazione di un dejà vu: quel qualcosa che, non so, hai già visto, che conosci…

Ducati 996

Questa prova non l’aspettavo solo io ma anche Simone, il proprietario della 996. E’ stato lui a chiedere a me di provare la sua moto. Sì, rileggete, lui lo ha chiesto a me. Non il contrario. Era la prima volta che mi succedeva, ed è stata una gran sorpresa il suo messaggio quella mattina alle 06.40, nove mesi fa. Aveva visto il mio articolo sulla prova della RSV 1000 e voleva che io scrivessi anche riguardo la sua moto. Ha giocato bene le sue carte, Simone, soprattutto sapendo che Ducati è il marchio del cuore e che trovo affascinanti le moto di qualche anno fa. E ha fatto centro. 

Ci mettiamo d’accordo per un lunedì pomeriggio, il prima possibile come orario, in modo da aver più tempo per andare in giro. Sì, non è solo una mezz’oretta in strada “tanto per”. Simone ha pensato a tutto. Facciamo così, Sabrina, perchè è il modo più giusto per fare questa prova, mi dice. Non mi metto certo a discutere. “Decisioni rapide” dicevano in un certo film. Sapete di quale sto parlando. Noi due non ci conosciamo, se non attraverso Facebook e scambio di messaggi per metterci d’accordo. Lui darà in mano a me la sua 996 e io darò a lui la mia 999. E’ di dovere lo scambio. Una bella prova di fiducia. 

Arrivo al punto di incontro in anticipo ed emozionata come mai, mai, era successo con una moto prima. Aspetto fuori, metto via il telefono perchè ho altro in mente che scorrere le notifiche o i messaggi che non sono importanti. La sento arrivare. Lei non è completamente originale, Simone l’ha personalizzata un po’, e i Termignoni si fanno ascoltare da lontano. Miseria se si fanno sentire. E’ tutta l’essenza Ducati vecchia scuola in un’entità unica. 

Tempo di presentarci, due parole, ci scambiamo di posto. Simone mi da qualche dritta su come cercare di usarla al meglio e mi spiega come è meglio trattarla. Lui parte con il 999 e io metto in moto lei. 

Tante emozioni da descrivere
Scrivere di lei non è facile. Non sono mai in grado di essere obbiettiva nei confronti di una moto. Mi piacciono tanto che non ci riesco. Con il 96, così lo chiama Simone, è ancora più difficile. Sono emozioni forti.

Basta girare la chiave per emozionarmi ancora di più. 

Il sound degli scarichi è bellissimo. Ti coinvolge tanto.

Ci fermiamo a fare benzina; io devo prendermi sia con le misure della 996, sia con la frizione, che con i freni. Non trovo la folle…niente di strano: è una Ducati. Devi avere il piede delicato e leggero e “sentire” quando, e dove, chiama la N verde.

Ripartiamo subito. Simone è a suo agio con il 99. E’ già sorridente sotto il casco. Quando inizio a fare un po’ di strada con la 96 capisco perchè si trova così bene. La mia moto è molto più gestibile.

Ad un tratto mi arriva alla mente la sensazione di un dejà vu: quel qualcosa che, non so, hai già visto, che conosci…

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Sento addosso il profumo delle sere estive con i jeans, le scarpe da ginnastica e i capelli ancora bagnati dopo la doccia. In sottofondo, nella tv di casa, la pubblicità del Festivalbar. Ci si prepara per uscire, ci troviamo al solito posto, un gruppone di amici, le immense compagnie, i motorini sempre in due. La sagra nel paese vicino. Parcheggeremo le moto bene in vista, perchè devono sapere che siamo arrivati noi. I primi anni Duemila. Due Ducati sfilano davanti ai bar e ai piazzali che si stanno svuotando. Si girano tutti. I passanti comuni lo fanno per capire che rumori sono quelli che sentono e per decifrare le linee di due moto rosse e tutte curve, i motociclisti perchè sanno che quel suono è Ducati. 

E, magari, Ducati non piace neanche, sai, non è una moto per tutti, ma non riescono a non voltarsi e non staccano gli occhi di dosso. Succede così. Un salto di vent’anni in qualche istante, e ci sei dentro. Fino al collo. Gli autoscontri con le luci già accese, gli Eiffel 65, le ragazzine con il cornetto Algida in mano e i brillantini sui capelli passano vicino ai ragazzi che si rimettono il gel sulla spazzola che hanno in testa prendendo il barattolo da sotto la sella dello scooter. Ci sei dentro.

Le primissime volte che ho guidato la mia 999 ero davvero in difficoltà, sia durante che dopo la guida. Con lei no. Non è una moto facile, non si può dire il contrario, ma non è nemmeno un mostro, anzi. E’ una gran bella ragazza.

Ducati 996: emozione pura

Cerchiamo di partire con ordine. Davvero, è difficile gestire l’emozione.

Lei è una di quelle Ducati, insieme a 916, 748 e 998, che vengono soprannominate “le Tamburini” perchè figlie degli anni in cui il grande Massimo era l’anima dei nuovi modelli di Borgo Panigale. E’ del 1999 e, vista da vicino, non aspettatevi nessun tipo di accessorio in più del minimo indispensabile. 

Il suo colore rosso acceso, di una tonalità più scura e passionale rispetto ai modelli successivi, il telaio color oro con i cerchi, sempre dello stesso colore, con l’inconfondibile design a tre razze. Noto subito che è leggermente più bassa della mia e anche un bel po’ più corta. Riesco a toccare bene con i piedi a terra, una volta seduta e il serbatoio non ha una curva così pronunciata, è molto più morbido lo spazio di appoggio. Ci si rende conto subito di questo dettaglio perchè tu avvolgi lei e lei invita te. La 96 va immediatamente sul fisico a livello di contatti, senza far troppi preliminari. Ho i brividi e sono emozionata in maniera paurosa.

La frizione è più dura di quanto io non abbia provato, ma, iniziando a farci la mano, si lascia utilizzare meglio. Non ci sono cambiate rapidissime e dolci, anzi, bisogna dosare bene la forza sulla leva e sulla pedalina. Davanti a me ho un anteriore che praticamente ha l’essenziale piastra di sterzo e tre strumenti analogici. Basta. Niente di più. Vedo perfettamente una bella fetta di asfalto sotto di me. 

Inizio a pensare troppo finchè guido: e se non apro a sufficienza, e se sbaglio marcia, e se la mando troppo giù di giri, e se…No Sabrina, stai pensando a qualcosa. Devi pensare a niente. Reset. Hai in mano un’icona. Goditi sto momento senza farti tante pare. La 996 mi capisce, e cerca, a modo suo, di mettermi a mio agio. Tra la frizione e i Termignoni continua con una colonna sonora emozionante. Ora va meglio. Come per altri modelli di sorelle bolognesi, sei tu che devi adattarti alla moto e non il contrario. Se ti metti in ginocchio davanti a lei dicendole che sei disposto a innamorarti, lei ti concede la sua grazia. 

Tra la prima e la seconda, lo stacco è forte, sia in salita, che in scalata. E’ dura da muovere, la differenza di peso rispetto alla mia si nota. Le indicazioni sono che siamo sui 189 chili a secco, e raggiungiamo i 220 chili in ordine di marcia. Anche per i freni, occorre premere forte per percepire la pinzata. Sento l’anteriore molto meno piantato, più fluido, mentre il suo lato b, oltre a essere molto sexy, si muove più che volentieri sotto di me. Solita Ducati…

Qui vicino ho il bicilindrico a L creato come evoluzione del mitico modello 916.

Sì, la 996 è la sorella maggiore dell’altrettanto iconica Ducati 916. Come è stata evoluta, quindi, la moto? Aumentando l’alesaggio, portando i centimetri cubici, appunto, a 996. I cavalli dichiarati del modello base sono 112. Sì, “solo” 112. Non ci pensi, non stai lì a fare i conti con la matematica. Non è il momento e, poi, cosa importa. Lei, più che bellissima, è figa. E’ la parola giusta da usare, pazienza il bon ton. Bellissima ci sta, certo, ma ha quella sfumatura leggermente principesca che non le si addice più di tanto. Dai, lei è quella persona che, quando passa, la noti e non riesci a guardarla. 

Perchè è così significativo questo modello nella storia del marchio bolognese e nel mercato motociclistico in generale? Perchè è stata la moto che Ducati ha utilizzato per il Mondiale Superbike nel 1998 e che ha vinto, appunto, il mondiale, dallo stesso anno fino al 2001. Al tempo, quando è stata messa in vendita, il prezzo di listino era di 30 milioni di lire. 

Saliamo verso la collina su una strada che io adoro, che conosco bene e dove ho provato anche la KTM. Siamo sopra la Pedemontana, verso l’Altopiano di Asiago, e il calore esterno è davvero tanto ma quello della moto è incredibile. E’ un fuoco sotto al sedere e faccio davvero fatica a tenere le gambe strette sul serbatoio. Brucia che fa quasi male. Cerco di guidare di istinto, ascoltando lei, senza strafare. La ciclistica ha tre anni, e una rivoluzione, di differenza rispetto a come sono abituata. Ci fermiamo a fare le foto e ci rendiamo conto che siamo tutti e due cotti dal calore e fradici come se avessimo fatto la campestre. Al diavolo i programmi che avevo in testa, sono volati via tutti. Se non fosse per Simone, che da bravo cerca di fare delle foto carine per immortalare il momento, ripartirei per arrivare fino alle Vezzene, o fin dove finisce la benzina. Partiamo di nuovo e guido ancora lei. 

Dopo cena, arriva il crepuscolo, momento che adoro per la moto, e guido un’altra volta lei. Scendiamo giù con poca luce, nessuna delle due ha fari famosi per la loro luminosità impeccabile, io godendomi la ragazza del 1999 e Simone la mia 99 con un sorriso ebete in faccia che non ci stanno neanche le guance dentro ai caschi.

Considerazioni finali

Perchè condivido con voi una prova così? Se è un modello così datato e così duro da affrontare, una ragazza potrebbe essere adatta? 

E, il prezzo che sta aumentando dell’usato, i costi dei ricambi, i meccanici specializzati… Una donna ce la farebbe? Certo, perchè no?

Occorre fare il primo passo con sensazioni diverse rispetto alle moto a cui siamo abituate attualmente, ma lei sa regalare emozioni fortissime. E’ una moto, lo ripeto, tutto o niente, non ci sono mezze misure. Non ha controlli, non ha tecnologia, se sbagli, perchè può succedere, non c’è nessun aiutino. 

Ma ti innamori, ci perdi la testa. Con lei ma anche con le coetanee per il solito, semplice, motivo: hanno un’anima.

Ci sono modelli dentro ai garage, o in qualche officina, che sono pronti per voi, per essere riscoperti, per essere ripuliti e rivissuti. Non mettetevi limiti, ci pensa il mondo esterno a farlo.

Ma dove mai vuoi andare con una moto così? A fare un giro al mare? In pista?

Andrai sempre dal meccanico perchè avrà problemi, o avrai paura ad usarla.

Mah, io intanto rimetto il casco, c’è la pubblicità durante la puntata di Festivalbar.

Riparto. 

Per arrivare fino alle Vezzene, o fin dove finisce la benzina.

96 volte grazie a Simone, alla sua proposta, ad averci creduto, ad aver organizzato. La puntata del Festivalbar la guarderemo, cercandola su Youtube, nel 2022.

Sabrina Godalli

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