Luna Hirano, pilota giapponese classe ’99, riesce ad ottenere un ottimo risultato nell’iconica gara endurance della 8 ore di Suzuka, in team con Masahiko Oishi e Toshiki Kajiyama.

Luna Hirano dalle corse all’endurance

Luna Hirano, nata a Tokyo, è salita per la prima volta in sella di una monimoto a 7 anni. Nel 2010 e 2011 inizia a farsi notare nel mondo delle corse e a vincere alcuni campionati e nel 2014 si classifica terza al CBR250R DREAM CUP B Grand Championship. Nello stesso anno sale sul gradino più alto del podio nella CBR250R DREAM CUP Okegawa Sports Land.
Nel 2016 arriva 9a allo Tsukuba Road Championship Classe ST600 e nel 2017 migliora il suo risultato con un 4° posto.
Nel 2018 approda al All Japan Road Race Championship (Classe ST600), competizione che attira moltissimi piloti, e conclude in 30a posizione (miglior risultato 18a). 
Nel 2019 entra nel team TransMap Racing with ACE CAFE con cui ha affrontato la 8 ore di Suzuka per la prima volta in sella ad una Suzuki GSX-R 1000. 

Luna Hirano Suzuka

Le donne dell’endurance

La 8 ore di Suzuka è una gara famosa in tutto il mondo e in questo 2022 ha visto Luna Hirano come unica donna tra i cordoli. Non è la prima volta che una pilota affronta questa competizione. Nelle 42 edizioni si sono viste 12 motocicliste.
Dobbiamo risalire al 1982 per vedere la prima donna affrontare il duro asfalto giapponese. Si tratta di Gerrie van Rooyen, olandese scomparsa prematuramente nel 2016, che a bordo della sua Kawasaki Z1000 non riuscì a completare la gara. Nello stesso anno però vinse la 24 ore di Imola, diventando la prima (e finora unica) motociclista ad ottenere un tale successo nel contesto del Mondiale Endurance.

Gerrie van Rooyen

Mari Igata

Mari Igata è una star in Giappone. Vera e propria pioniera del motociclismo femminile, nel 1983 affrontò per la prima volta la 8 ore di Suzuka ottenendo all’esordio il miglior risultato femminile di sempre (17a assoluta). Fu sempre Mari nel 1984 protagonista con Sherry Friduss del primo equipaggio tutto al femminile, classificandosi al 26° posto su 21 proprio alla 8 ore di Suzuka.
Anche la sorella di Mari è una motociclista e ancora più famosa. Tomoko ‘Tomo’ Igata infatti è stata in grado a Brno nel 1995 di conquistare un pazzesco 7° posto assoluto nella classe 125cc.

Da un bellissimo articolo di Alessio Piana su corsedimoto.com si apprende qualcosa in più sulla storia di Mari Igata:

Pioniera tra le motocicliste, diventò la prima a correre alla 8 ore di Suzuka e nell’All Japan, il tutto quasi per caso. A 19 anni era stata assunta in Honda all’Asaka Center in Divisione Amministrazione come dattilografa e, visto che era stato creato il team Blue Helmets MSC (il “dopolavoro” dei dipendenti), provò a correre. Dapprima con una Honda 125cc a Tsukuba, successivamente alla 8 ore, ottenendo all’esordio il miglior risultato femminile di sempre (17^ assoluta). Dopo due esperienze in questa gara, un brutto infortunio la costrinse a chiudere la carriera. Volendo vivere di motociclismo, fondò nel 1988 la sua scuola “Team Mari” dove sono passate 14.000 motocicliste, rilevata proprio da sua sorella Tomo. Mari infatti dal 2003 combatte la miastenia gravis, malattia autoimmune che compromette la comunicazione fra i nervi e i muscoli, provocando episodi di debolezza muscolare.

Toni Sharpless e Kathleen Coburn

Nel 1988 un’altra coppia al femminile affrontò la gara endurance giapponese: le canadesi Toni Sharpless e Kathleen Coburn. Schierate ufficialmente da Yamaha Motor Co. con i colori NESCAFE Americana, purtroppo non terminarono la corsa, ma poche settimane più tardi disputarono anche il Bol d’Or insieme a Veronique Parisot, quarta assoluta alla 24 ore di Le Mans 1989.

Samuela De Nardi e Naoko Takasugi

Tra le donne che hanno partecipato alla 8 ore di Suzuka ci sono state Christine Baur (1983), Ritsuko Yasuda, Magali Langlois (2009 e 2010) e nel 2005 la nostra Samuela De Nardi. L’allora 21enne pilota di Vittorio Veneto in sella alla RSV 1000 dell’Aprilia Motociclismo Test Team l’italiana arrivò a conquistare il  43° posto, vincendo la classe Stock Sport.

Il commento di Samuela in un’intervista prima della gara:

“Sono molto felice, la 8 ore di Suzuka è una gara mitica, e poterla disputare a 21 anni è un grande onore. Aprilia mi ha chiesto di intensificare la preparazione in vista di una competizione così pesante. La scorsa gara dell’europeo a Rijeka, prima di confermarmi l’impegno, mi hanno lasciato apposta senza benzina nelle prove libere per vedere se ero in grado di spingere, sotto il sole e con la tuta, la Rsv fino ai box per un paio di Km. Nelle gare Endurance in caso di caduta o guasto il pilota è infatti obbligato a riportare la moto in pit lane senza nessun aiuto. Noi correremo nella categoria Stockbike, ovvero moto strettamente derivate dalla serie; su 76 equipaggi iscritti ci sono solo tre moto non giapponesi (la nostra Aprilia, una Ducati ed una BMW), solo otto team europei, di cui due italiani e… una sola donna. Quindi mi sento investita di molte responsabilità e si tratta decisamente di una avventura da raccontare ai nipoti, un po’ penso come per un pilota di auto partecipare a Le Mans o a Indianapolis. La moto è la stessa con cui corro l’europeo femminile, per cui nonostante i miei co-equiper abbiano più esperienza di me, spero di non essere troppo lontana nei tempi sul giro. Per quanto riguarda il risultato, in gare così lunghe ogni previsione è impossibile, lo scopo è quello di essere la migliore bicilindrica e possibilmente i primi di classe, la Rsv ha già ampiamente dimostrato di essere molto competitiva tra le stock, sia a livello italiano che europeo. La cosa che mi spaventa di più sono invece i piloti giapponesi; come si vede nelle gare del mondiale GP, ci sono piloti che girano da una vita solo a Suzuka, conoscono la pista in ogni centimetro e vivono solo per questa gara, per la quale sono pronti a tutto; mi dicono sia uno shock per gli europei come noi che si presentano in Giappone la prima volta, soprattutto nei turni iniziali di prove dove mentre noi impariamo la pista, peraltro estremamente veloce, ti passano da ogni parte senza mai chiudere il gas. Per ora noi possiamo allenarci a Suzuka solo nei… videogames, ma sono fiduciosa di imparare presto il tracciato e fare una buona figura ”.

Tre le partecipazioni di Naoko Takasugi (2010, 2011 e 2012, non qualificata nel 2014) , tutte con le Ducati del Team La Bellezza. La sua è una storia davvero incredibile: all’età di 2 anni diventò sorda e ha imparato a guidare soltanto percependo le vibrazioni della moto (come ha fatto la campionessa di motocross Ashley Fiolek). Nonostante questo “gap”, Naoko è salita più volte sul podio dell’All Japan J-GP3 dove corre con una propria squadra ed una KTM Moto3.

Fonti:
Corsedimoto.com 
Luna Hirano Website
TransMap Racing