Margot Llobera, pilota spagnola di 24 anni, non vede l’ora di iniziare la Dakar 2021 per realizzare uno dei suoi più grandi sogni. Nipote di Albert Llobera, è cresciuta con le storie raccontate dallo zio sognando di ripercorrere le sue orme. Conosciamo in questa intervista questa ragazza nata col “gas nelle vene”.

Come hai iniziato nel mondo del motociclismo?

Ho iniziato a guidare una moto quando avevo 17 anni. Sono andata a Barcellona per studiare e lì mi sono un po’ fermata con lo sport. Per risolvere il problema mia madre mi ha fatto seguire da un personal trainer per un anno. Era un allenatore di fiducia che la nostra famiglia conosceva.

L’allenatore mi ha suggerito di fissare obiettivi diversi per allenarmi e raggiungerli e l’unica cosa a cui pensavo in quel momento, e che mi ha davvero motivato, è stato partecipare alla Dakar. Considera che, a quel tempo, non sapevo quasi come cambiare marcia e non sapevo nulla di motocross!

Una volta che hai iniziato con il personal trainer, come è stata la tua evoluzione?

Beh, in verità c’è stato un cambiamento molto importante: l’allenamento per la moto è molto diverso! Ci sono stati un po’ di alti e bassi perché in quel momento dovevo anche dedicarmi allo studio. Ma ho fatto passi da gigante e ho creduto così tanto nel mio sogno che alla fine anche tutto ciò che ti circonda finisce per crederci.

Inoltre, nella tua famiglia, potresti dire che “respiri benzina”, giusto?

Esatto! Albert Llovera, da quando ha avuto l’incidente, è salito subito su una vettura e, qualche anno fa, ha iniziato la Dakar in questa modalità. Albert ha fatto 6 Dakar. Se non fosse stato per lui, non so se avrei scelto questa strada nel del mondo dei motori. Albert ci ha raccontato e ci racconta mille aneddoti ad ogni pasto in famiglia, il che mi ha fatto sentire motivata a provare questa impresa. Anche sapendo che è molto difficile sia fisicamente che a livello di sponsor.

Come si allena un atleta a livello fisico per svolgere gare così dure e impegnative. Come ad esempio la “1000 Dune”.

La 1000 Dune, in particolare, ha diverse categorie con diverse distanze e livelli. Mi sono iscritta a quelli più duri per mettermi alla prova. Nel mio caso lavoriamo molto in palestra per ottenere un maggior apporto muscolare e, essendo una donna, è un punto debole perché ci costa un po’ di fatica in più metter su muscoli. Lavoriamo anche molto sul cardio perché trascorriamo molte ore in moto.  

La 1000 Dune è una gara molto bella perché è importante il numero di waypoint, che sono i punti di controllo. Non si tratta di arrivare alla fine, o arrivarci il più rapidamente possibile, ma di ottenere quanti più punti geografici possibili.

Ci sono esperienze che ricordi, sia in allenamento che in gara, che ti hanno segnato?

Sì. Ad esempio, la prima volta che sono andata in Marocco, ero assieme a Jordi Alcarons. Sono stata molto fortunata ad essere in compagnia di un esperto di questo calibro. La volta successiva che sono andata sulle stesse dune (per la 1000 Dune) era tutto diverso perchè ero da sola ad attraversare l’Erg Chebbi (Sahara, Marocco). In questa gara, tra quelle dune, c’è stata una tappa complicata e sul roadbook avevo scritto qualche grado sbagliato (tra le dune ci muoviamo per gradi) e mi sono persa. Non c’era niente e nessuno. In quelle situazioni col tempo impari a gestire quei momenti. Inoltre, ad un certo punto sono caduta su una duna tagliata e ho avuto un piccolo attacco di ansia di 5 minuti. Anche se poi è passato molto velocemente, sono salita in moto, ho deciso di lasciare l’Erg Chebbi e tornare al bivacco per ricominciare.

Queste situazioni sono molto curiose per me perché nei momenti critici ogni persona agisce in modo diverso. Ho agito molto velocemente, senza rendermene conto, nonostante le condizioni meteorologiche e la fatica fisica.

Questi tipi di situazioni sono ancora lezioni, pensi che saranno utili nelle gare future, come la Dakar 2021?

Sì. Pensa che in questo momento ho 24 anni e sono molto giovane in questo mondo, la maggior parte delle persone che vanno alla Dakar sono molto mature e hanno molta esperienza. Abbiamo uno psicologo dello sport per sapere come controllare e gestire i momenti di pressione quando, ad esempio, si ha un problema meccanico. Imparando a controllare lo stress e la pressione possiamo risparmiare quanta più energia possibile ed essere il più efficienti  in situazioni complicate in cui possono metterti competizioni come la Dakar.

Per quanto riguarda la questione meccanica, com’è l’allenamento o come hai imparato ad essere autosufficiente con esso?

Beh, cerchi un po’ di amici meccanici che ti dicano e ti insegnino a controllare la moto e alla fine lo impari a poco a poco. È un compito a cui devi dedicare molto tempo, per esempio in questo lockdown ho lavorato molto sulla meccanica, leggendo il manuale e passando dalle cose più semplici alle più complicate. È qualcosa che devi sapere perché per uno stupido errore puoi perdere la Dakar.

Come abbiamo visto sul tuo Instagram (@margot_llobera47) pratichi anche Trial. Ti aiuta a migliorare la tua guida?

Sì, sono discipline motociclistiche che ti aiutano molto a perfezionare la tua tecnica e a migliorare giorno dopo giorno.

Nel caso del Trial, ti aiuta a sapere come funziona la moto, poiché con la moto da enduro se incontri un sasso dai gas e più o meno lo sorpassi. Ma con quella di Trial se non metti a posto il tuo corpo, non sali. Per questo motivo queste discipline mi sono state molto utili per capire la moto.

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