Ci sono tantissime donne che hanno lasciato il segno e fatto qualcosa di straordinario ma raramente le loro storie sono state tramandate. Oggi parliamo di Margrit Rusterholz, una motociclista svizzera che andava davvero veloce e che ha dato filo da torcere a molti negli anni ’60.

Tutti la guardavano con curiosità. Una donna vestita da motociclista dalla testa ai piedi in pelle nera che, come se niente fosse, si sistemava il casco e poi gli occhialoni da aviatore per proteggersi dalla luce. Seduta sulla sua moto, avviava il motore e spariva come un fulmine all’orizzonte.
Si trattava di Margrit Rusterholz, nata nel 1942 vicino Zurigo, in Svizzera.

L’inizio

La famiglia Reiser si aspettava nascesse un maschio. Appena venuta al mondo non sapevano nemmeno che nome dare a Margrit, così scelsero quello dell’ostetrica. Anche se la madre insisteva per le buone maniere, la piccola preferiva arrampicarsi sugli alberi, costruire miniature di città con i kit del Meccano e giocare coi trenini. Di bambole nemmeno a parlarne.
Il primo approccio con le moto fu come passeggera, sul sellino posteriore del suo fidanzato Fritz. Non era il massimo ma quell’esperienza fece sbocciare in lei una passione sfrenata per la velocità. Amava correre e il suo compagno se ne accorse tanto da incoraggiarla a imparare ad andare in moto e magari iniziare a gareggiare nel campionato svizzero di hill climb.

Purtroppo i genitori non erano della stessa opinione e utilizzavano spesso una frase che anche molte di noi hanno sentito: “Le donne non guidano le motociclette!”

Il bivio

Fritz ebbe un brutto incidente e morì. Per Margrit non fu per nulla semplice, possiamo immaginarlo. Lui era stato l’unico che aveva alimentato la sua brama, l’unico che l’aveva sempre appoggiata e che credeva in lei.
A questo punto della storia c’è sempre un bivio, una scelta da fare. Lasciare tutto, seppellire il dolore della perdita assieme al sogno legato a doppio filo a Fritz, oppure andare contro le regole e combattere per ciò che si ama e per tenere viva la memoria di chi ti aveva visto dentro per la prima volta.

E così fece la nostra protagonista. Riparò la moto di Fritz da sola e, ignorando i genitori, iniziò ad esercitarsi per gareggiare.

Le gare

Un anno dopo, Margrit sfrecciava sulle strade alpine, testando se stessa e la sua velocità tra le curve. Nel 1962, all’età di 20 anni, diventò la prima donna a gareggiare nel campionato svizzero hill climb a Villars sur Ollon. Nel 1963 riuscì a battere l’80% degli altri concorrenti nella classe 125 cc…ed era l’unica donna! Diventò anche una pilota del team nazionale della Germania dell’Est e partecipò a gare nazionali.

A quei tempi il regolamento del campionato agevolava i maschi. Infatti, le moto avevano l’avviamento a pedale e il cronometro partiva proprio dal momento in cui si tentava l’accensione del motore. In questo modo i piloti più pesanti e più forti partivano avvantaggiati. Margrit chiese quindi alla Federazione Motociclistica Nazionale di cambiare questa regola. Contro ogni previsione, la sua proposta fu approvata e il cronometro iniziò a girare dall’accensione. Questo semplice cambiamento permise a tutti di poter gareggiare ad armi pari.

Dalle moto all’equitazione

Margrit ebbe molta attenzione per essere l’unica donna in moto di quelle zone. La polizia la fermava così spesso che lei affermò: “Se ci fosse stato un premio sul numero di volte che si veniva fermati dalla polizia, l’avrei vinto!”
Così iniziò ad andare in moto coi capelli sciolti, una gonna lunga svolazzante e tacchi alti per scioccare tutti ancor di più. Che temperamento!

Per tutta la sua vita si sentì ripetere di andare piano, di essere più “femminile”. Ma Margrit non lasciò mai che certe cose la fermassero.

Fonte: 50 Amazing Swiss Women – True Stories You Should Know About

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