Marta Covioli: per me, un grande punto di riferimento. Non me ne voglia nessuno, dico le cose come stanno. La sua pagina Facebook, Road Racing Core, è stata forse la prima pagina Facebook in assoluto a cui io, nella primavera del 2014, ho messo “mi piace”. E’ grazie a lei se io, e tanti altri come me, qui in Italia abbiamo potuto avere un faro che ci guidava nel mondo delle Road Races.

Marta è una Pioniera, e lo scrivo con la lettera maiuscola non a caso. Ha portato in Italia, infatti, notizie, interviste, personaggi, dirette, rubriche e ben due libri, con le splendide foto di Diego Mola, sulle Road Races. Ma cosa sono le corse su strada e come si racconta il curioso e meraviglioso mondo che c’è alle loro spalle? Marta, in viaggio con la famiglia in camper in Irlanda, si imbatte un giorno in una strada chiusa al traffico regolare. Incuriosita decide di dare un’occhiata e scopre che il tratto di strada che volevano percorrere con il camper è limitato al traffico per ospitare una gara di moto. Una Road Race: le gare che si corrono su circuiti cittadini dove non ci sono tracciati studiati a tavolino ma strisce pedonali, marciapiedi, lampioni, case abitate, da cui i proprietari si godono le corse con una birra in mano, giardini, chiese e ambientazioni che ci riportano alle leggende celtiche. La più famosa di queste corse è il cosiddetto TT, il Tourist Trophy.

Questa storica e leggendaria gara è conosciuta in tutto il mondo, oltrepassa i confini degli appassionati puri e, durante il suo svolgimento, ogni anno alla fine del mese di maggio, fa parlare di sé. Per i non addetti ai lavori le corse su strada si riducono a questo avvenimento. Importantissimo, certo, ma non l’unico.

I tracciati su cui si corrono le Road Races sono innumerevoli e sparsi in vari paesi, non solo europei. La stampa italiana specializzata praticamente ancora non esiste. Se ne parla pochissimo e, spesso, solo nel caso in cui ci siano dei decessi durante le manifestazioni. Io stessa mi sono resa conto di sapere pochissimo a riguardo quando ho trovato quella incredibile pagina Facebook, ormai 8 anni fa. La pagina, e il sito omonimo, sono gestiti da lei, Marta.

Questa introduzione era, a mio avviso, d’obbligo per farvi capire cosa ha portato in Italia questa ragazza in tanti anni di lavoro. Lei, una ragazza con un’occupazione a tempo pieno, che, una volta terminato il suo orario, veste i panni di giornalista, reporter, inviata in diretta, cronista a bordo circuito, tra il TT, la North West 200, l’Ulster Grand Prix, Macau…
Come spesso succede, essendo lei una ragazza, ha avuto non poche difficoltà a crearsi uno spazio degno del suo lavoro nella stampa italiana. A volte presa poco sul serio, a volte rimproverata di schierarsi nei suoi articoli e nei suoi post per l’uno o l’altro pilota, ha dovuto lottare non poco per portare avanti il suo obiettivo. I suoi risultati sono visibili sul sito, sui suoi libri e sulla fama che si è creata lavorando sodo, soprattutto tra il pubblico e i piloti anglosassoni.

Ho cercato di pensare per lei 5 domande che fossero un po’ fuori dallo schema della classica intervista di presentazione ma ho voluto, da ragazza motociclista a ragazza motociclista, inviata ed esperta, che mi parlasse della sua esperienza di donna nell’ambiente delle Road Races e delle donne che ne fanno parte.

Raggiungo Marta al telefono e sono davvero entusiasta di parlare con lei. Ho avuto la fortuna di conoscerla di persona e, foto e ricordi di quei momenti con lei, sono per me davvero super preziosi.

Marta, qual è stata la prima ragazza che hai conosciuto nelle Road Races?

Wow, che domanda mi fai! Dunque, la prima ragazza di cui ho ricordi è Sarah Boyes (account Instagram: @sarah_anderson_31), che corre nelle Nationals irlandesi e che, con il tempo, è diventata un’amica. E’ la prima che ho conosciuto. Insieme a lei però metto anche Maria Costello (@mariacostellombe). Lei è molto forte, ora è l’unica ragazza che è rimasta a correre al TT, per esempio, ma che mi ha dimostrato essere anche davvero dolce e vicina a me. Lei, infatti, durante il periodo di forte allarme in Italia a inizio di febbraio 2020, prima della pandemia, mi chiedeva sempre come stessi, come fosse la situazione, colpita molto dalle notizie che arrivavano all’estero dall’Italia.

La ragazza delle corse su strada che, in te, ha lasciato il segno più forte?

Come sai ce ne sono poche di donne pilota in quel mondo. Non erano ammesse le donne nelle corse su strada fino agli anni ’50. Poi hanno dato loro l’ok, ma le licenze successivamente sono state revocate nuovamente. E’ dalla fine degli anni ’70 che sono state riammesse regolarmente le donne a gareggiare in questi circuiti. Sicuramente posso nominarti Jenny Tinmouth che detiene il record femminile al TT ancora oggi. C’è, ancora Maria Costello, che è stata la prima ad andare a podio all’Isola di Man, al Manx GP. Un’altra ragazza, nativa proprio dell’Isola di Man, è Carolynn Sells che è l’unica che ha vinto, sempre al Manx Grand Prix. Ci sono anche le ragazze delle cosiddette Nationals: Sarah Boyes, Veronika Hankocyova (@veronikah_53) dalla Repubblica Ceca, Melissa Kennedy (@mk.3o), fidanzata di Gary Dunlop, figlio del grande Joey Dunlop, che battaglia con i ragazzi durante le gare. Ma c’è una ragazza che mi ha colpito più di tutte. E’ una sessantenne e si chiama Yvonne Montgomery. Lei non posso metterla nell’elenco per tempi o record, ma merita una menzione per la sua incredibile storia. Dopo essere stata sposata per tantissimi anni ha divorziato dal marito e, con i soldi che aveva a disposizione, si è comprata una moto, una 400, e ha iniziato a partecipare alle Nationals. Lei dimostra una passione e una dedizione pazzesche: arriva alle gare con il suo furgone e un aiutante. Generalmente fa tutto da sola. Incarna davvero molto lo spirito delle corse su strada dove, in tanti anni, come sai, ho visto gli stessi piloti smontare la propria moto, prendendo i pezzi dal retro del furgone dove dormivano, fare la messa a punto e poi gareggiare.

Come vengono viste le ragazze che partecipano alle corse su strada?

Tieni presente che sono davvero molto poche, in percentuale, le iscritte donne rispetto agli uomini. Io non ho mai sentito fare confronti negativi da un pilota verso altri piloti iscritti a una gara, che siano uomini o donne. Nelle Road Races le donne sono viste alla pari degli altri, trattate come avversari e messe allo stesso livello. Ci sono molte gare in cui il pilota deve fare i conti con se stesso e molti momenti sono assolutamente individuali. Questa è una delle grosse differenze rispetto alle corse più conosciute in pista.

Ci sono ragazze italiane in questi circuiti?

Ci sono alcune ragazze che, nel corso degli anni, sono approdate alle corse su strada iniziando dal CIVS, il Campionato Italiano Velocità in Salita. Premetto, però, che sono due modi di gareggiare in moto molto, molto diversi fra loro. Come sai, per partecipare a una gara su strada occorre avere le carte in regola, oltre che presentare dei risultati nell’ambito delle competizioni. Non si arriva a una Road Race così solo per passione o per voler sfidare un po’ la sorte, occorre una preparazione e dei risultati.
Le gare del CIVS non sono ritenute valide per le corse su strada, vengono preferiti, per esempio, risultati in pista. Questo proprio perché sono due ambiti veramente molto differenti fra loro. Ricordo però Simona Zaccardi che ha ottenuto risultati di tutto rispetto qualche anno fa, anche all’Isola di Man e che, ricordo, in una intervista che io stessa ho fatto a lei a suo tempo, mi ha detto una cosa che mi ha toccata molto. Quando corri all’Isola di Man ti rendi conto che diventano importati cose che, fino a pochi giorni prima, sembravano non contare più nulla e, invece, diventano futili, o inutili, cose a cui davi troppa importanza e i problemi, che sembravano irrisolvibili, cambiano invece prospettiva.

Come mai, dopo anni in giro per l’Europa, e il mondo, hai deciso di comprare la tua prima moto? (ammetto che, quando ti ho conosciuta, ero sicura che avessi una moto super sportiva e che fossi sempre in pista!)

Io sono appassionata di motori da quando ero piccola. I miei genitori mi hanno trasmesso questa passione. In particolare mia madre e mio padre si sono dati da fare per portarmi a vedere le auto, la prima, soprattutto la Formula 1, e le moto il secondo. Anni fa ho iniziato con quello che sapevo fare, scrivere. Ho iniziato come giornalista, come sai. La patente della moto l’ho presa però solo nel 2015. Anche se quando ero una ragazzina non volevo l’auto ma pensavo alla moto, a compiere i ventun anni e ad avere la Kawasaki Ninja! Poi sono cresciuta, ho trovato delle persone che hanno fatto parte della mia vita per le quali, per alcuni anni, ho messo in secondo piano la mia passione prima, e ho fatto da “zavorrina” dopo (anche se non mi piace questo termine!). Nel momento in cui si è chiuso il rapporto con una persona con cui ho condiviso moltissimo sulle due ruote, ho deciso che la moto doveva essere una parte del mio percorso. Che fosse solo mia e che, finalmente, avrei dovuto portare avanti questo obbiettivo. Una volta andata al concessionario per vedere il modello che avevo scelto, sono rimasta delusa nel non sentire quel feeling con il mezzo. Non mi è scattato niente. Pensavo di aver sbagliato…Invece, poi, in un angolo ho visto un modello che ha catturato subito la mia attenzione: una Husqvarna Svartpilen 401. E’ stato amore a prima vista e mi sono resa conto subito di tutto quello che mi sono persa in passato senza moto!

Spero che queste poche righe siano uno stimolo per rendervi curiose rispetto a un ambiente che io seguo e che mi appassiona da anni. Nel mondo delle corse su strada trovi la passione e la visceralità che magari si è un po’ persa in altri ambienti più conosciuti o mondani. Là usano spesso la frase “closer to the edge”, più vicino al limite. Forse è questo che mi emoziona così di quei tracciati e di quei frame. Vicino al limite trovi un po’ di più di te.

Sabrina Godalli
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