MONFERRAGLIA 2021 SPRING “EDICION” – PRIERO (CN)

ALTRO CHE POLVERE E GLORIA

Quest’anno mi sono lasciata coinvolgere dal mio moto club a partecipare alla mitica “MONFA” come MONFAGHERL, la folle corsa dei cinquantini d’epoca monomarca a pedali.
Questa edizione si è svolta in mezzo ai boschi tra le province di Cuneo e Savona, lungo un percorso di 55 km fatto di guadi, pietraie, salite e discese in mezzo a fango e palta (giusto per non farci mancare nulla, la sera prima aveva diluviato).

Il vero spirito della monfa inizia la sera prima, dove, una volta sistemate le tende e i mezzi al campo base, si dà il via ad un fitto scambio di cibo, birra e preziosi consigli con i vicini, come se ci si conoscesse da una vita.
Al mattino si viene svegliati dal ronzare dei primi motorini e più si avvicina l’ora della partenza, più l’aria si riempie dell’odore di miscela.

Sonia alla Monferraglia

Sono le 10.00 e si parte, il mio gruppo lascia scorrere un po’ di gente ma il mio motorino si ferma… non avevo aperto il rubinetto della benzina… va beh alla monfa succede anche questo. Armata di filo di accensione, riesco a mettere in moto a strappo il mio mezzo. Finalmente si va e dopo alcuni km molto tranquilli,anzi… fin troppo, troviamo il primo guado. Il fiume da attraversare, con il conseguente imbuto, ha già mietuto le prime vittime: l’acqua ha bagnato alcune parti del motore di alcuni mezzi.
A me va di fortuna, riesco a passare incolume; nessuno si aspettava un punto così critico, per di più a pochi km dalla partenza, ma non si torna indietro!

Il percorso ci presenta la prima vera salita che “rampega”: in alcuni punti bisognava scendere dal motorino e portarlo a mano da quanto era ripida, ovviamente tra fango e sassi. Si può solo spingere e sperare di non spegnere il motore.

Bene, la salita è fatta; ora inizia una comoda discesa asfaltata che ben presto si addentra nel bosco diventando sterrata e a tratti fangosa e sassosa.
Assistita dai quattro venti rimango in piedi, proseguo e inizio a prendere fiato… ma dura poco… ecco un’altra salita, raccolgo le forze e via, di nuovo a spingere il motorino. Intorno solo bosco con spazi aperti tra la vegetazione di tanto in tanto.

Il sentiero si snoda tra altre salite, discese, polvere, fango, sassi e rami ad altezza uomo…mi mancavano. Ai lati tanti “monferragli” sono alle prese con motorini grippati, gomme bucate, candele…una strage, da metà percorso si iniziano a vedere i primi mezzi legati e trainati a corda dall’amico.

Dopo ore passate sul sellino, la stanchezza si sente, le gambe e le braccia cedono. Arrivata a buon punto del percorso una caduta mi blocca, l’ennesimo muro di fango mi fa desistere, insomma la stanchezza diventa disperazione.
Voci dicono che più avanti la strada è messa davvero male, troppo fango e palta su salite piuttosto ripide. Si torna indietro, con me che faccio da apripista ai miei amici che non ne possono più. Ben presto distanzio il gruppo e.. sbaglio sentiero! Giusto per non creare altro panico.

Stanca e sfinita mi dirigo verso la strada asfaltata che per fortuna è lì a 300 mt!!! I miei amici mi raggiungeranno dopo mezz’ora perché seguono la strada della manifestazione.

La monferraglia è così, un po’ come la vita, spesso ti mette di fronte ad un bivio: ma a certi bivi una buona dose di fortuna non guasta!!!

Sonia Salimbeni
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