Quando siamo in sella alla nostra moto sembriamo diventare invisibili. Le auto e i camion non ci notano. Non basta vestirsi di giallo fluo o di colori sgargianti. Dietro ad una mancata precedenza c’è un fenomeno psicologico difficile da scardinare.

Un recente studio australiano ha cercato di far luce sulle cause di questa nostra invisibilità e pare sia un fattore legato al cervello. In poche parole quando si guida un’auto si è più concentrati sulle altre auto e sui veicoli più grandi non sui più piccoli.

L’esperimento sulla visibilità

In due diversi esperimenti gli automobilisti hanno dovuto seguire con gli specchietti una moto e un taxi durante il normale tragitto. Il 65% dei partecipanti al test, dopo qualche decina di minuti, ha perso di vista la moto mentre solo il 31% ha perso di vista un taxi posizionato nella stessa zona.
Cosa succede quindi quando siamo in auto? Semplicemente ci sentiamo protetti e al sicuro, ci rilassiamo. I veicoli più piccoli non ci spaventano e dunque per il nostro cervello non sono un pericolo degno di attenzione.

Tutto cambia se l’automobilista in questione è anche un motociclista (o lo è stato). In questo caso l’attenzione sarà data da un livello empatico, il cervello ci suggerisce di agevolare il centauro. Stessa cosa per i ciclisti.

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Cause degli incidenti

L’aspetto più preoccupante degli incidenti è il numero di quelli che in inglese vengono definiti “looked but failed to see” (ho guardato ma non ho visto). Si tratta dei conducenti che hanno controllato gli specchietti prima di cambiare corsia per riferire, dopo l’incidente*, di non aver visto la moto in arrivo.

La spiegazione del fenomeno potrebbe sembrare semplicemente un problema di dimensioni e visibilità delle moto ma i ricercatori di scienze psicologiche dell’Australian National University di Camberra (tra cui Kristen Pammer, Stephanie Sabadas e Stephanie Lantern), ritengono che la causa sia un concetto psicologico chiamato “cecità da disattenzione”. Questo fenomeno è in poche parole l’incapacità di una persona di vedere un oggetto nella vita reale (o su un display), non a causa di disabilità visiva o esposizione troppo breve dell’immagine, ma per una semplice carenza di attenzione.

*In questi studi non sono stati considerati gli automobilisti distratti per l’utilizzo dello smartphone o del display dell’auto.

Pammer e colleghi hanno creato una simulazione di guida in cui i partecipanti dovevano semplicemente guardare un’immagine presa dal punto di vista del guidatore e rispondere alle domande sull’immagine che avevano visto. La penultima immagine mostrava, ad esempio, un’auto che usciva dalla loro corsia e una moto (o un taxi) nella corsia opposta.
Alla domanda se avessero notato qualcosa oltre all’auto in svolta, il 61% dei partecipanti ha dichiarato di non aver visto la moto rispetto al 31% che non ha visto il taxi.

Guidare un’auto è un compito molto impegnativo ed è lecito ritenere che i conducenti possano perdere alcuni aspetti dell’ambiente circostante quando prestano attenzione ai segnali più salienti sulla strada. 

Il “set d’azione”

Lo scienziato psicologico di Yale Steven Most e colleghi hanno suggerito in un articolo del 2005 che le persone costruiscono un “set di attenzione”, una serie di segnali su cui si concentrano principalmente e che è rilevante per un compito. Le motociclette, a quanto pare, non sono incluse in questo set per molti automobilisti. 

Tuttavia, Pammer e i suoi collaboratori suggeriscono che questo set potrebbe essere ampliato. Solo perché le persone non fanno attenzione alle motociclette non significa che non potrebbero farlo se introducessero le moto nel loro set di attenzione. 
Saranno necessarie ulteriori ricerche per scoprire se addestrare intenzionalmente i conducenti a prestare attenzione alle motociclette porterebbe a meno incidenti “looked but failed to see” o a meno casi di cecità disattenta per le due ruote.

 

Fonti

Pammer, K., Sabadas, S. e Lentern, S., 2017. Allocating attention to detect motorcycles: The role of inattentional blindness. Human Factors. DOI: 10.1177/0018720817733901 

Cohen, MA, Alvarez, GA, e Nakayama, K., (2011). Natural-Scene Perception Requires Attention. Scienze psicologiche 22:9 1165-72. DOI: 10.1177/0956797611419168

Most, SB, Scholl, BJ, Clifford, ER e Simons, DJ (2005). What you see is what you set: Sustained inattentional blindness and the capture of awareness. Revisione psicologica , 112(1), 217-242. DOI: 10.1037/0033-295X.112.1.217.