All’età di 20 anni Juvena Huang  si regalò una Vespa per il proprio compleanno.

In questi giorni una Vespa di seconda mano costa tra S $ 4.500 (€ 3.000 circa) e S $ 16.000 (€ 10,000 circa), ma tempo fa, quando le cose erano molto più convenienti, il prezzo di aggirava sui S $ 2.000 (€1.300 circa). Per raccimolare la somma Juvena ha anche venduto, credeteci o no, la sua abilitazione.

Seduta con noi in un caffè a tema motociclistico a Lock Road, questa trentunenne che ha trascorso anni in sella alla sua Vespa (chiamata “Ebony Rouge”), e che ha guadagnato molto più della “libertà di movimento”.

Una cosa che spicca è sicuramente ciò che le ha fatto guadagnare un sacco di attenzione da parte dei media un paio di anni fa: un viaggio di due anni e tre mesi che l’ha portata fino in Europa da Singapore, sulla sua moto e che ha raccontato in un blog e nei video su Facebook e YouTube.

Un’altra cosa che ha trovato è stata una comunità internazionale di motociclisti, che ora considera come una seconda famiglia, disposta a spostarsi, anche in paesi diversi, per un amico motociclista che potrebbe trovarsi in difficoltà.

Ma Huang è una viaggiatrice, o forse più esattamente parlando, una vagabonda. Da qui il suo soprannome, The Wandering Wasp (“vespa” in italiano è tradotto “wasp”), nome creato per il suo epico viaggio via terra ma scopriremo che è anche un’identità che lei incarna.

Ma prima parliamo di quel viaggio.

MESI IN VIAGGIO

KM PERCORSI

€ SPESI

Scioccata per la morte improvvisa di un amico motociclista di 28 anni, Huang ha fatto le valigie, caricato la sua Vespa e ha iniziato il suo viaggioin solitaria da Singapore verso l’Europa il 16 maggio 2015, salutata da familiari, amici e persino dal membro del Parlamento Pritam Singh.

La sua modalità di trasporto? Solo la sua Vespa rossa e nera (Ebony Rouge). Ha attraversato il sud-est asiatico, l’Asia meridionale, i Balcani e il Medio Oriente.

Ha vissuto in modo semplice mentre era in viaggio, con tutti i suoi effetti legati alla Vespa. Tutto ciò che aveva appresso consisteva in un peso di 50 kg, ma siamo rimasti sbalorditi dal suo livello di abilità di imballaggio e caricamento.

44.000 chilometri e 27 mesi dopo, ha finalmente concluso il suo viaggio nella Repubblica Ceca, da dove è volata a casa con sua madre che era andata lì per incontrarla, lasciandosi dietro la sua cara Vespa (ha affermato: E’ stato come “rompere con un fidanzato”).

L’intero viaggio di Huang le è costato S $ 23.000 (circa € 15.000) – il che, se ci pensiamo, è piuttosto limitato considerando il fatto che lei viaggiava da più di due anni (inizialmente aveva preventivato di spendere il doppio).

Naturalmente, non sono i numeri che contano, per lei quello che non può essere contato o quantificato in termini finanziari era più importante: nuovi amici, persone incontrate e certamente esperienze (quasi-morte, nervi a fior di pelle, caldo, sbigottimento, incredulità e tutta una serie di emozioni).

È passata dal non capire nulla di meccanica a sapere come assemblare un intero motore da zero!

CHE LUOGHI HA VISITATO

Questi sono i 25 paesi visitati da Huang, in questo ordine e per regione:

(Sud-est asiatico) Malesia, Tailandia, Myanmar
(Asia meridionale) India, Nepal, Pakistan
(Eurasia / Medio Oriente) Iran, Armenia, Georgia, Turchia
(Balcani) Bulgaria, Macedonia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia, Kosovo
(Europa) Italia, Liechtenstein, Svizzera, Germania, Austria e Repubblica Ceca

Ciò che questi paesi hanno in comune (e che ha largamente influenzato la sua decisione di visitarli): non richiedono visti per un singaporiano o hanno una domanda di permesso di soggiorno semplice e abbastanza breve.

“Sono un po’ pigra e non voglio fare il lavoro di ufficio”,spiega, ridendo, anche se in termini di serietà, il pragmatismo è stato ciò che ha dettato il suo processo di pianificazione – cosa che le è servita in vari punti per rendere il viaggio più spontaneo.

SPERIMENTARE UNA “CULTURA INVERSA”

Non molto tempo dopo il suo ritorno a Singapore, ci dice che una delle cose più importanti a cui è rimasta colpita è stata la cultura consumistica: ovunque andasse, si sentiva come se fosse bombardata da chiamate per “comprare, comprare, comprare”.

In particolare, menziona molte etichette “Buy 3 Get 1 Free” su un’intera gamma di prodotti.

“Ricordo di essermi chiesta: ‘Perché c’è bisogno di comprare così tante cose?'”

Lei non ci aveva mai pensato essendo cresciuta a Singapore ma stando lontano da “casa” ha visto in modo diverso la sua patria.

Dopotutto, questo era in netto contrasto con i suoi due e più anni da nomade, viaggiando con solo tre serie di vestiti e tre set di biancheria intima, senza doversi preoccupare del giudizio degli altri per aver indossato gli stessi vestiti per due giorni di fila.

LA VITA OGGI

Al momento Huang non ha intenzione di riportare la sua Vespa a Singapore perché con ogni probabilità finirà per essere rinchiusa in casa. Purtroppo molti aspetti di questa moto non soddisfano più gli attuali standard ambientali come il Divieto dell’Agenzia (NEA) sulle moto più vecchie che inizierà a partire dal giugno 2028 in poi:

“Se porto indietro la mia Vespa resterà lì e non sarà usata. Quindi non posso esserle troppo attaccata. “

Potrebbe donare Ebony Rouge al museo Vespa in Italia, o continuare il suo viaggio, ma prima dovrà registrarla in un altro paese, quindi sta ancora valutando le varie opzioni.

In definitiva, condividendo la sua storia, Huang spera di incoraggiare altre singaporiane ad avventurarsi oltre la regione, verso luoghi meno battuti:

“C’è sempre un modo alternativo di fare le cose. Non deve essere in questo o in quel modo. Se ti lamenti della tua situazione attuale, devi fare qualcosa al riguardo e non fare sempre la stessa cosa aspettandoti un risultato diverso “.

Inoltre consiglia alle aspiranti viaggiattrici (o addirittura a chiunque desideri perseguire un sogno) di fare prima una preparazione ma senza  preoccuparsi di essere completamente pronte:

“Se vuoi fare qualcosa, non puoi aspettare di essere pronto al 100%. Devi essere sul posto per impararlo. Sì, dovresti fare alcuni preparativi prima di partire invece di andare totalmente impreparato. Ma poi devi solo deciderti a farlo. Un sacco di volte le persone non ci provano nemmeno, si arrendono e dicono che non ci riescono. Già da sole si impongono questa limitazione”.

E infine, dice, che non si deve permettere a nessuno di biasimarti per quello che vuoi fare:

“Non dovremmo lasciare che gli altri ci impongano i propri limiti o paure. Se loro non possono farlo non significa che non possiamo. Se li avessi ascoltati non credo che sarei mai partita per questo viaggio”.

Articolo originale di Mothership