Tempo di lettura: 2 minuti

Il successo è per il 99% fallimento. Con questa breve frase Soichiro Honda riesce a racchiudere la sua incredibile storia fatta di coraggio e perseveranza, perchè se credi veramente in qualcosa alla fine lo otterrai.

Soichiro Honda porta con sé una storia che ha molto da insegnare a tutti noi. Come tantissime aziende, non importa quanto grandi, la Honda Corporation è iniziata con una decisione e un forte desiderio di raggiungere un risultato.

Nel 1938, quando andava ancora a scuola, Soichiro Honda prese tutto ciò che possedeva e lo investì in un piccolissimo laboratorio dove iniziò a elaborare la sua idea di anello elastico. Il suo intento era di vendere la sua opera alla Toyota Corporation, perciò si mise a lavorare giorno e notte, con le braccia immerse nel grasso, dormendo in officina, con la convinzione che avrebbe raggiunto il risultato. Per restare in affari impegnò i gioielli della moglie e non solo.
Quando finalmente riuscì a fabbricare i suoi anelli elastici li propose a Toyota ma gli dissero che questi non si adattavano agli standard dell’azienda.
Dopo questa delusione dovette quindi ritornare a scuola dove gli toccò sopportare le risate ironiche di insegnanti e compagni.
Ma invece di soffermarsi su questo fallimento, Honda decise di continuare a concentrarsi sul suo obiettivo e dopo altri due anni Toyota offrì a Soichiro Honda il contratto che sognava.
La sua passione e la sua costanza erano state premiate ma i problemi non tardarono ad arrivare.
Il governo giapponese stava accelerando la produzione per la guerra e rifiutò di fornire a Honda il cemento armato necessario per la costruzione della fabbrica. Ma neppure questo sconfisse Soichiro che decise di servirsi dell’esperienza acquisita e con la sua equipe inventò un nuovo sistema per produrre cemento armato e costruì il suo stabilimento.

Durante la guerra la fabbrica venne bombardata due volte e buona parte dei macchinari andò distrutta. La reazione di Honda? Radunò tutti i lavoratori per raccogliere i bidoni di riserva che i bombardieri americani avevano gettato via. Soichiro li chiamava “i doni del presidente Truman”, perchè gli fornivano le materie prime di cui necessitava per il processo di fabbricazione (materiali a quel tempo introvabili in Giappone).
Alla fine, dopo aver superato tutte quelle difficoltà arrivò un terremoto che gli rase al suolo lo stabilimento.
Honda allora decise di vendere il brevetto del suo anello elastico a Toyota.

Dopo tutti questi fallimenti indipendenti dalla sua volontà, Soichiro Honda non si lasciò abbattere.
Al termine della guerra il Giappone era completamente privo di carburante; le difficoltà di spostarsi per lunghi tragitti erano enormi e preso dalla disperazione, applicò un motorino alla sua vecchia bicicletta. Subito dopo i vicini gli chiesero di fare anche per loro quelle “biciclette a motore” e la voce si sparse così rapidamente che Honda rimase senza motorini.
Decise allora di costruire una piccola officina per fabbricare motori per la sua nuova invenzione ma gli mancavano i fondi necessari.

Pensò a lungo a come risolvere questo ennesimo problema e decise di rivolgersi ai diciottomila proprietari di negozi di biciclette del Giappone scrivendo a ciascuno di loro una lettera personale in cui spiegò come potevano contribuire alla rinascita della nazione attraverso la mobilità. Ben cinquemila risposero alla sua richiesta fornendogli il capitale necessario.
Tuttavia la sua motocicletta si vendeva solo agli appassionati perchè era troppo pesante e voluminosa. Fece dunque qualche accorgimento e ottenne una versione ridotta più leggera del modello originale. La battezzò Superclub.

Da un giorno all’altro la moto ottenne un grande successo e gli valse persino una onorificenza da parte dell’imperatore. In seguito Soichiro Honda cominciò ad esportare e a vendere in Europa e negli Stati Uniti per poi arrivare negli anni Settanta a fabbricare anche automobili.

Oggi Honda Corporation dà lavoro a centomila persone tra Stati Uniti e Giappone ed è considerata uno dei più grandi imperi motociclistici e automobilistici.
Questa è di certo una storia che merita di essere raccontata e da cui prendere esempio quando i problemi sembrano insormontabili.

Photo Credits: Honda Corporation