Intervista a Mirella Testolin – La rondine bianca

Alcune di voi, tra le fortunate 100 partecipanti del Motoincontro Missbiker 2015, se la ricorderanno di certo, altre avranno sicuramente già sentito parlare di lei e delle sue imprese.
Una storia davvero particolare quella di Mirella Testolin, ex pranoterapeuta scledense, campionessa del Triveneto di trial nell’89 e nel ’90, all’attivo pure un titolo di Miss over 40 e oggi scrittrice e fotografa naturalista con il suo libro da poco pubblicato, “La rondine bianca”. Una storia, la sua, che ci parla di costanza e impegno, nonostante la lotta con una malattia che non le ha dato tregua, di talento e passione ma soprattutto di grandissima forza. Il ritratto di un personaggio straordinario che ci racconta l’importanza di seguire i propri sogni e quanto può significare l’amore per la vita.

Come è nata la passione per le moto Mirella?
Sono sempre stata fin da piccola uno spirito libero: viaggiavo in sella ad una lambretta di colore arancio guidata da mio padre e a volte capitava che in una giornata facessimo anche kilometri e kilometri insieme. Stavo seduta sul sellino che lui aveva installato davanti, in modo che potessi vedere il mondo attraverso il piccolo parabrezza. Osservavo la strada tenendo le mani sul manubrio e mi sembrava di guidare.

Come è stato vincere il titolo di campionessa di trial del Triveneto in classe 250? In quegli anni immagino rappresentasse davvero una rarità essere donna e motociclista: come l’hai vissuta?
E’ stato difficile gareggiare, gli uomini non mi accettavano come motociclista ed erano più interessati a commentare il mio aspetto che la mia bravura. Inoltre non avevo il meccanico e nessuno che mi allenava.. cosi ho preso un libro in biblioteca, ho cominciato a studiarlo e ad applicarmi facendo gli esercizi ore e ore da sola, davanti a una salita. Piano piano ho imparato come guidare la moto e, con impegno, ho iniziato ad allenarmi facendo su e giù per sassi sempre più grandi e torrenti. Quando mi sono resa conto di essere in discreta forma ho deciso di partecipare al campionato e ho vinto. E’ stato allora che gli altri piloti hanno cominciato a vedere e capire che ero brava davvero e a portarmi con loro per i boschi, su percorsi difficili. Mi portavo l’accetta dentro allo stivale e mentre guidavo tagliavo i rami per poter passare.. ero davvero un maschiaccio ma portavo sempre con me anche il profumo e il rossetto! Mi sono sempre sentita osservata ma percorrevo la mia strada con impegno, perché volevo dimostrare che il trial è soprattutto tecnica e che noi donne possiamo essere vincenti.

Oggi che moto guidi?
Ho una Bmw 700 gs, il mio sogno! Mi sembra di essere una vera viaggiatrice.

Con quale delle tante moto che hai guidato hai avuto più feeling? Perché?
Ogni moto che ho avuto, e sono tante, è stata speciale. Con ciascuna ho percorso molti km, anche più di 50 mila: è come fare il giro del mondo ma ogni volta vedo solo le mie amate montagne, passi, laghi e fiumi.. sempre in sella.

Qual è l’avventura che ricordi con più piacere?
Tutti i miei viaggi sono sempre affascinanti. Ogni volta che salgo in sella alla moto vivo un’avventura e conosco sempre persone nuove di cui adoro conoscere le storie.

Com’è stato correre nel deserto per il trofeo “Aicha des gazzelles” (Rally internazionale unico nel suo genere perché riservato esclusivamente a equipaggi femminili. Le “gazzelle” hanno soltanto una bussola e una mappa e viaggiano al di fuori delle piste battute, ndr.) Hai qualche ricordo particolare di quella esperienza?
Il deserto è magico e una volta conosciuto non lo vorresti più lasciare. Ho visto cadere la pioggia e in 10 minuti fiorire dove prima non c’era nulla. Era diventato tutto fangoso e difficile da percorrere con la moto ma ero affascinata da tanti fiori ed erbe appena sbocciati.. sembrava un altro paesaggio.
E poi la cosa più bella è stata veder sfrecciare accanto a me le rondini in un oasi dove avevo appena trovato ristoro anche io.  I bambini lì mi chiamavano “donna di luce”, perché avevo i capelli corti e biondi, e io regalavo loro cibo e abbigliamento . Ricordo che loro erano fuori dal recinto dei piloti. Noi concorrenti all’interno mangiavamo ostriche e fragole e loro fuori con le mani che chiedevano cibo.. ecco, io ho fatto di tutto e di più per passargli il cibo attraverso il reticolato. Ricordo questo bambino, magrissimo e visibilmente molto malato: sono uscita dal recinto l’ho abbracciato e ho pianto. Gli ho regalato la mia bussola e lui capiva che gli offrivo il mio amore. Dopo quell’episodio, mi ha seguito tutti i giorni a piedi tra una duna e l’altra, sbucava all’improvviso e quando lo vedevo mi fermavo e gli offrivo l’acqua che portavo in spalla e del cibo, un abbraccio, e via che si ripartiva. Finito il rally ho cercato di ritrovare quel bambino, non ci sono riuscita purtroppo.. lo porto sempre nel cuore.

Da dove nasce la passione per la fotografia naturalista e, in particolare, proprio per le rondini?
Ho trascorso la mia infanzia percorrendo avanti e indietro, sempre in sella alla mia piccola bicicletta rossa, la stradina sterrata che conduceva alla “baracca” della mia nonna materna Caterina, purtroppo non vedente. Un giorno, mentre nonna era seduta sulla sua sedia a sdraio all’ombra di un vecchio ciliegio, ho iniziato a descriverle il volo leggiadro delle rondini che vedevo sfrecciare alte nel cielo per poi scendere giù in picchiata e fermarsi sotto un portico: è stato allora che è nato in me il desiderio di seguirle. Praticando il trial, ho pensato di unire le due passioni e ho deciso di seguire le rondini con la moto e immortalarle attraverso scatti fotografici e filmati. Così, foto dopo foto, giorno dopo giorno, sono riuscita ad allestire la prima mostra fotografica in Italia ed Europa. Volevo sensibilizzare adulti e bambini e portarli a conoscere le mie amate rondini e il problema che in particolare affligge questa specie: l’estinzione.

Di recente hai pubblicato anche il tuo libro dal titolo “La rondine bianca”: di cosa parla?
E’ il risultato delle numerose mostre fotografiche sulle rondini che ho allestito, patrocinate da diversi Comuni. Per il loro riconosciuto contenuto didattico culturale si sono dimostrate un successo e molto apprezzate dal pubblico. Per allestire queste mostre fotografiche avevo avuto in prestito da un collezionista di Bassano un esemplare imbalsamato di rondine bianca e mi era stato detto che non se ne vedevano più così da circa mezzo secolo. Io però in cuor mio ho sempre sperato di incontrarla e alla fine, dopo molti appostamenti e inseguimenti, ci sono riuscita. Questa piccola soddisfazione ha arricchito notevolmente la documentazione che avevo già raccolto nelle mie osservazioni che ho deciso di raccontare attraverso questo libro

Cosa rappresenta per te la rondine bianca?
Sono io, la rondine bianca sono io!

Come sono oggi secondo te le motocicliste donne?
Oggi le vedo fredde, fanno molto le sostenute ma le vedo poco guerriere.  Solo nel gruppo Missbiker ho visto donne toste!

Tu che donna sei?
Nonostante la vita non sia mai stata generosa con me, Io sono una donna che non molla e non vuole mollare. Come quando ho deciso che avrei trovato la rondine bianca, tutto quello che decido lo porto a termine con grinta e coraggio e, anche se sono sempre stata sola nelle mie sfide, sento che tutte le difficoltà incontrate hanno contribuito a rendermi una vera guerriera.

Quanto conta per te la femminilità? Quanta parte ha nell’essere motociclista?
Coltivare la propria femminilità è importante: bisogna amarsi prima di tutto e avere stima per  se stesse. Poi per il compagno so essere anche amante e amica: donna con un corpo ma anche con cervello!
Sono cosi io: donna e motociclista tutto in uno!

Quali saranno le tue prossime avventure?
Mi piacerebbe fare davvero il giro del mondo, un’ avventura con delle motocicliste toste!
Ilaria Castaldello
www.missbiker.it