Sharni Pinfold, pilota australiana di 25 anni dell’RT Motorsport Kawasaki, ha pubblicato qualche giorno fa un lungo post sul suo profilo Instagram.

“Non ho preso questa decisione alla leggera. Dall’inizio della mia carriera, mi sono impegnata al 100%. Mio padre è morto poco prima che iniziassi a correre. Quindi ho dovuto fare tutto da sola, senza una guida o un supporto. Non avendo alcun aiuto finanziario o personale, ho dovuto costruire la mia carriera con assoluta determinazione e sacrificio, il che mi ha reso dipendente da altre persone”.

La mia carriera come pilota professionista è iniziata nel 2017. Mi sono trasferita lontano dalla famiglia. Ogni azione e ogni decisione è stata presa per le corse. Ho venduto tutto quello che possedevo, prenotato un biglietto di sola andata per l’altra parte del mondo. Ho lavorato a tempo pieno, usando ogni centesimo guadagnato per le corse. Ho sacrificato molto, la mia felicità, il mio stile di vita, la mia famiglia, la mia salute mentale e la mia salute fisica. Mi sentivo come se correre fosse l’unica cosa importante nella mia vita, quindi mi sembrava un piccolo prezzo da pagare in quel momento.

Mancanza di rispetto per le donne

Ma Pinfold non ha ottenuto ciò che aveva tanto sperato nel mondo del motorsport.

Durante il mio viaggio sono stata esposta a molte sfide di cui trovo difficile parlare. La maggior parte derivava dalla mancanza di rispetto per le donne e da trattamenti degradanti, cose che so che non avrei mai sperimentato se fossi stata un uomo. Arriva un punto in cui è troppo e mi sento come se adesso avessi raggiunto quel punto. Sento che non voglio più essere esposta a certi comportamenti o trattata in questo modo. Ciò mi rende profondamente triste. Mi rattrista guardare le sfide che ho dovuto superare in questo mio viaggio e dover ammettere che le donne che dedicano la loro vita ai loro sogni possano essere trattate così. Questo è stato il fattore determinante nella mia decisione di prendere le distanze.

Il mio amore per il motorsport rimane ma non so cosa mi riserverà il futuro. Sono molto orgogliosa di quello che ho ottenuto in questo sport e mi dispiace di non essere stata in grado di esprimere il mio pieno potenziale. Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno supportato, che mi hanno dato opportunità e gli amici che ho incontrato lungo la strada. Voglio dirvi che nessuno ha il diritto di farci sentire indegne o a disagio. Siete più forti di quanto pensiate e siete capaci più di quanto immaginate.

Le donne nel motorsport? “Non dovrebbero essere prese troppo sul serio.” Bernie Ecclestone

Taru Rinne. Mai sentito prima questo nome? Nemmeno io, ad essere sincera, ma ho scoperto che è stata una motociclista finlandese poco nota nella tradizione degli sport motoristici.

Taru, nel lontano 1989, si qualificò seconda nella classe GP125-cc a Hockenheim. Il motivo per cui questo fatto è così significativo è che abbiamo dovuto poi aspettare 26 anni per vedere un’altra donna protagonista nel motorsport: Maria Herrera, qualificatasi all’ottavo posto nel round australiano della Moto3.

La storia di Rinne può farci capire meglio alcune dinamiche. Dopo la sua stagione d’esordio nel 1989, Rinne si è fratturata entrambe le caviglie. Una cosa simile negli anni è successa a parecchi piloti (Jorge Lorenzo è riuscito a risalire in sella poco dopo aver subito una frattura alla clavicola ad esempio) ma Rinne non ha avuto la stessa possibilità di tornare in pista. Non molto tempo dopo la pilota finlandese ha ricevuto un “bel” messaggio in cui si dichiarava che non sarebbe più stata la benvenuta nelle gare di GP.

La cosa che ci fa più riflettere è che Taru Rinne aveva già affrontato in precedenza una tale misoginia. La pilota ha iniziato a correre in moto solo dopo essere stata eliminata dalle corse su quattro ruote. Rinne, a quanto pare, ha dominato le corse di kart finlandesi – vincendo due campionati – e mettendo in imbarazzo la gerarchia maschile in un momento in cui le donne non avrebbero dovuto battere gli uomini in sport da loro dominati.
Dopo essersi assicurata il suo terzo campionato, è stata sommariamente spogliata del titolo e bandita dalle corse per aver utilizzato carburante illegale, un’infrazione tipicamente considerata così banale che di solito si traduceva in solo in una penalizzazione di pochi punti. Il secondo classificato che ha ereditato il titolo del karting finlandese? Mika Häkkinen. Sì, quel Mika Häkkinen che ha vinto due volte il titolo di Formula Uno ed è stato definito il 15° più grande pilota di Formula Uno di tutti i tempi.

Taru Rinne

Taru Rinne – Gran Premio del Giappone del 1990

La domanda d’obbligo è: perché gli sport motoristici non hanno accolto le donne come hanno fatto altri sport come il calcio, la boxe o le arti marziali? Forse perché nei motori i vertici sono ancora dominati da uomini con una visione stantia in cui il ruolo principale delle donne è unicamente quello di “ombrelline”.
L’ufficiale che ha scritto a Taru Rinne per dirle che non era più la benvenuta nei Gran Premi di motociclismo? Secondo quanto affermato dalla stessa Rinne è stato nientemeno che Bernie Ecclestone (direttore esecutivo della FOM – Formula One Management fino al 2017).

Di cose positive negli utlimi anni ce ne sono state, specialmente nel settore delle moto, da Ana Carrasco a Laia Sanz, da Maria Herrera a Maria Costello. Ma se osserviamo da vicino il mondo parallelo delle competizioni con quattro ruote come la Formula 1, possiamo soffermarci su un solo dato: la prima donna a correre un GP è stata Maria Teresa de Filippis nel 1958 e l’ultima Lella Lombardi nel 1976.
Nel 2016 è stata lanciata l’iniziativa “Dare to be Different” per portare più pilote donne nel motorsport d’élite. Il commento di Bernie Ecclestone? “Potremmo non vedere mai più un’altra donna in Formula 1 semplicemente perché le donne non sarebbero prese sul serio…quindi non potrebbero mai avere un’auto in grado di competere.”

Buone notizie nel 2020 – 2021

Nel 2020 Ferrari Driver Academy ha aperto le sue porte alle donne con il progetto “Girls on track – Rising Stars”. Ci sono state 70 candidature provenienti da 5 continenti e, dopo un’accurata selezione, quattro ragazze sono arrivate alla fase finale vivendo una full immersion nel mondo Ferrari.  Maya Weug, pilota olandese di 16 anni, è diventata la prima pilota donna alla Ferrari Driver Academy.

Questo è un momento memorabile nella carriera di Maya Weug: mi congratulo con lei e con le altre finaliste. Il programma FIA ‘Girls on Track – Rising Stars’ è chiave per il nostro impegno nel supportare la diversità di genere nel nostro sport.

Jean Todt

Presidente FIA

Ci auguriamo che la storia di Sharni Pinfold possa far riflettere sulle difficoltà delle donne nel mondo del motociclismo professionistico per un cambio di direzione più inclusivo che superi le distinzioni di genere. 

Riprendiamo le parole di Maria Herrera Muñoz che ci sembrano perfette:

“Dico che voglio l’uguaglianza quando penso a tutti i bellissimi risultati che potremmo offrire alle persone in un mondo libero da ogni pregiudizio di genere. Facciamolo e basta! Dobbiamo avere la possibilità di dimostrare se siamo bravi o no…e poi vediamo cosa succede! Sono fermamente convinta che se noi donne e uomini lavoriamo insieme, possiamo ottenere molto di più che se lo facessimo da soli. Il mio messaggio lungimirante per tutti gli uomini è: unitevi a me, costruiamo tutti insieme un mondo più attento alla parità di genere!”

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MissBiker 2021

Ph. Credits Sharni Pinfold – Wikipedia