Buongiorno miss! Oggi vi racconto un po’ di storia. Sono andata a cercare delle curiosità sulle varie case motociclistiche e ho deciso di seguire il mio cuore partendo dalle quattro nipponiche, dato che la mia prima moto è stata una jappo e tuttora le adoro…anche se le ho “tradite” più di una volta. Non vi preoccupate, nei prossimi articoli pian piano parlerò anche degli altri marchi!

NIENTE DAVIDE, OGGI SI PARLA DI GOLIA

Per cominciare, una precisazione: qui non parliamo semplicemente di “case motociclistiche” ma di veri e propri colossi dell’industria. Honda, Kawasaki, Yamaha e Suzuki sono tutte grosse multinazionali e nessuna di esse si occupa solo di moto, hanno un indotto enorme.
Se da un lato questo può sembrare meno romantico rispetto al piccolo produttore, guardiamo i numerosi lati positivi: dal punto di vista dello sviluppo e della competitività, non c’è gara con le altre case.
Tradotto: le moto costeranno mediamente meno e saranno state testate moltissimo, con vantaggi tangibili a livello di affidabilità, durata delle moto nel tempo e vari dettagli (i famosi cambi delle giapponesi che funzionano sempre come un orologio svizzero e non si impuntano mai).

Non fatevi fregare dunque dal prezzo più basso rispetto ad altre marche di nicchia: le moto giapponesi sono prodotti veramente ben fatti.
Cominciamo dunque con… 

HONDA: LA CASA DELL’ALA

La HONDA Motor Co è una multinazionale che produce motocicli, automobili ed è nota per le ricerche effettuate nel campo della robotica. Aggiungo che si occupa anche di prodotti da giardinaggio, motori nautici, generatori…tante cose! Anche di competizioni automobilistiche fino alla F1, per dirne una.
Il suo logo è un’ala spiegata su sfondo rosso (colore storico racing della casa, che ritroviamo ad esempio nelle moto da cross).

Come nel caso di molte grandi aziende, spesso dietro c’è una persona visionaria che ha fatto scelte di vita radicali. Parliamo dunque del fondatore Soichiro Honda, che ha iniziato lavorando come un meccanico nell’officina del padre. Nel 1922 si è trasferito a Tokio dove ha lavorato in un garage come garzone, e nel 1937 ha fondato la sua prima azienda, che produceva fasce elastiche per pistoni e riforniva la Toyota.
La sua intuizione geniale fu quella di notare che nel Giappone del dopoguerra, scarseggiando la benzina, servivano mezzi di trasporto più efficienti. Convertì dunque la sua azienda per produrre telai e motori per motocicli. Nel 1948 ha fatto “all-in” coi suoi risparmi, investendo ogni cosa per aprire una nuova azienda, la Honda.
Questa scelta coraggiosa da vero samurai fu premiata e stra premiata nel tempo: l’azienda sbarcò negli Stati Uniti nel 1959 e vende 100.000 moto in un anno. Negli anni 70 Honda divenne il primo produttore mondiale, superando le allora più blasonate case costruttrici inglesi italiane e inglesi, e non ha mai più perso questo primato.

Il reparto corse venne creato nel 1954 e tutti ne abbiamo sentito parlare: si tratta della Honda Racing Corporation, meglio conosciuta come HRC. E’ il Real Madrid delle corse di moto.

L’esordio della casa dell’Ala nelle competizioni avvenne nel 1959 al Tourist Trophy e nel corso di un paio di anni ottenne la prima vittoria in 125 e 250 con Mike Hailwood, a cui segue poi nel 1966 la prima vittoria nella classe regina, la 500.

Per poter testare al meglio le moto (ma anche le macchine), Honda si costruì prima uno e poi addirittura due circuiti, prima Suzuka e poi il più tecnologico e sicuro Motegi Twin Ring. Parliamo di due impianti usati per competizioni motociclistiche e automobilistiche di altissimo livello, partendo dalla 8 ore di Suzuka fino alla stessa F1.

Lo storico parco piloti di Honda fa strabuzzare gli occhi: Mike Hailwood, Mick Doohan, Max Biaggi, Dani Pedrosa, un certo Valentino Rossi, Nicky Hayden, Andrea Dovizioso, Casey Stoner, Johnny Rea, Jorge Lorenzo, un tale Marc Marquez. E ho citato solo quelli che hanno vinto dei titoli… non tutti peraltro, se no non finivo più! 

Non a caso Honda è in assoluto la casa più vincente nella storia del motomondiale.

Concludiamo con le moto iconiche uscite nei concessionari: ricordiamo invece la storica CB 750 4 cilindri del 1968, l’Africa Twin e la Dominator da enduro, la NSR400 race replica, la CBR Fireblade. La lista è lunga ma sono moto che praticamente chiunque conosce, segno di quanto sia importante la casa di Tokio nel panorama internazionale.

A proposito, qual è il significato della sigla CBR, adottata da tutte le Honda supersportive?
Ho trovato scuole di pensiero diverse, ma sembra essere l’acronimo di Cross Beam Racer, che sta a indicare che il motore, montato attraverso il telaio (“cross”) dove i 4 cilindri sono in linea (“beam”, raggio) e specifica che si tratta della versione racing (al contrario delle versioni CB). Qualcuno però dice che la sigla stia semplicemente a indicare City Bike Racer… ci rimarrà il dubbio!

Honda Fireblade

KAWASAKI: I NINJA CON LE RUOTE

A parte il riferimento alle famose spie con passamontagna nero che si arrampicavano sui tetti, però, questa casa mostra diversi lati meno conosciuti: la Kawasaki Heavy Industries produce sì motocicli e motori, ma è anche una compagnia aerospaziale, che produce aerei civili e militari, razzi, navi anche da guerra, treni di ogni tipo, robot industriali e tanto altro, oltre ad essere presente nel settore delle costruzioni.

Il fondatore Shozo Kawasaki è nato e vissuto nell’Ottocento. Era un mercante marittimo e ha avuto la sua illuminazione con le “cattive maniere”, come spesso accade: la sua compagnia è fallita quando la nave su cui commerciava è affondata in una tempesta. E non è stata l’ultima volta che ha avuto un incidente simile! Essendo sopravvissuto a diversi affondamenti ma ben lungi dal rinunciare, ha rivolto il suo sguardo alle navi occidentali, più spaziose, stabili e veloci delle tipiche navi giapponesi dell’epoca. Ha quindi dedicato i suoi sforzi al miglioramento tecnologico delle navi e poi dei trasporti in generale, fondando nel 1878 la Kawasaki Heavy Industries.

Le verdone che conosciamo nascono inizialmente da una compagnia aerea, la Kawasaki Aircraft, che assorbì la casa motociclistica Meguro, in difficoltà economiche, di cui erano partner.
Curiosità: le primissime moto riportano l’emblema “Kawasaki Aircraft” sul serbatoio!

La divisione sportiva Kawasaki Racing proprio con questa fusione e cominciò a competere negli anni Sessanta.

Le moto vengono oggi testate in Giappone nel circuito di Autopolis, impianto meraviglioso ma praticamente sconosciuto ai più, acquistato dalla casa nel 2005.

La prima vittoria nel mondiale 125 avvenne nel 1969 con Dave Simmons.
Negli anni successivi, Kawasaki fece una scelta in controtendenza per l’epoca, quella di usare motori due tempi (all’epoca la soluzione dominante era il quattro tempi), spianando in pratica la strada alla tecnologia che avrebbe dominato le competizioni per il successivo trentennio.

I successi mondiali nelle classi minori continuarono negli anni 70, dopodiché si fecero attendere.

Anche in MotoGp le verdone non hanno mai combinato granché.

Ma parliamo dei due aspetti più noti, cominciando col colore. Negli anni 70 il lime green era considerato un colore portasfortuna nel campo delle corse e nessuna casa l’aveva quindi scelto.
Per distinguersi dalle concorrenti, rompendo questo tabù, Kawasaki cominciò a schierare moto verdi chiaro (lime green) e da allora quello è rimasto il colore iconico della casa, scelta che in termini di immagine ha di gran lunga premiato (e in termini racing, anche i risultati sono poi arrivati, anche se relativamente pochi in confronto alle altre case d’Oriente).

Ma veniamo all’evocativo nome Ninja, vero e proprio simbolo della casa, un nome che anche chi non capisce niente di moto non può non conoscere. Il termine in giapponese significa “sovrumano” e la prima moto a forgiarsi di questo nome fu la storica moto di Tom Cruise in Top Gun, la GPZ900R del 1984 (che ironicamente però non era verde, ma rossa e nera).

Da allora in poi tutte le sportive della casa sono uscite con il nome Ninja e la livrea più famosa è stata quella lime green. Due simboli assoluti del motociclismo.
Fun fact: il logo Ninja dal 1984 ad oggi non è mai cambiato! Non lo trovate ancora fighissimo? Pensare che ha quarant’anni ma è ancora così pulito e piacevole fa davvero impressione.

Aspetta, questo vuol dire che anche io ho quarant’anni?? Che ansia. Aspetta che vado avanti, va là…

Torniamo alle corse, perché non è nel motomondiale bensì nella Superbike degli anni recenti che la stella Kawasaki ha brillato veramente: a parte un isolato ma prezioso titolo piloti nel 1993 con Scott Russel, nel 2013 le Kawa vinsero con Tom Sykes, poi col compagno di squadra Johathan Rea. I due hanno formato una coppia micidiale, dominando il mondiale per anni, durante i quali, finalmente, Kawasaki vinse varie volte anche il Campionato Costruttori.

Anche tecnologicamente le moto Kawa sorprendono: nel 2015 esce la prima moto di serie con compressore centrifugo, la Ninja H2, che all’epoca sfoggiava un’impressionante potenza massima di 220 cavalli che nella versione solo-pista H2R arrivavano addirittura all’incredibile cifra tonda di 300.
Ora, negli ultimi anni la potenza delle supersportive 1000 di parecchie case ha raggiunto i 220 cavalli, specie nelle versioni più performanti, ma solo qualche anno fa era una cifra folle.
Comunque per dovere di cronaca va detto che negli anni ’80 le case giapponesi avevano provato a costruire moto turbo, ma i tempi non erano ancora maturi. Chissà se stavolta vedremo un’evoluzione e una nuova era di moto sovralimentate, come sta succedendo per le automobili.

La lettera magica per Kawasaki è la Z (ultima, assoluta lettera dell’alfabeto), fin dalla Z1-900 del 1972 che ha dato origine alle varie versioni della Z, una delle moto naked più iconiche

La sigla ZX invece, destinata alle supersportive tipo la Ninja ZX-10R, significa appunto…super sport, o sport assoluto, ed è seguita dalla cilindrata divisa per 100 (6 per le versioni 600 , 10 per i 1000 e così via).

Aggiungo un’ultima nota personale: la mia prima moto è stata una Ninja 636 del 2004 tutta verde, moto fantastica, agile e ancora bellissima. E la seconda è stata una Ninja 1000 del 2005 nera, losca e minacciosamente veloce, che avevo ribattezzato “Sephiroth” come il cattivo di Final Fantasy 7.
Ovviamente capirete che per me Kawasaki è ‘nu piezz e core’!

Kawasaki Ninja ZX-10R-2022

YAMAHA: TRE DIAPASON INCROCIATI

Questo è il logo della YAMAHA Motor Co, produttrice di veicoli motorizzati, motoveicoli e motori marini. Nasce nel 1955 come scorporo da un’altra compagnia, la Nippon Gakki, nata nel 1897 e costruttrice di organi e pianoforti. Per questo vediamo ancora tanti strumenti musicali a marchio Yamaha! Ha fornito inoltre motori per competizioni automobilistiche fino alla massima serie, la F1.

E’ la seconda produttrice mondiale di moto dopo la connazionale Honda. 

Il suo colore racing tradizionale è il blu.

Fin dall’anno di nascita partecipa alle competizioni e nel 1961 debutta nel Motomondiale. Il primo titolo in 250 arriva nel 1964 con Phil Read e da allora vincerà numerosi titoli iridati. Nella classe regina 500 Yamaha arriva a vincere ben 10 titoli mondiali, con vere e proprie leggende come Giacomo Agostini, Kenny Roberts, Eddie Lawson e Wayne Rainey.

Parlando invece della MotoGp, che dire? Nei primi anni 2000 il pilota di punta è Valentino Rossi, che vince quattro titoli mondiali, a cui Jorge Lorenzo ne aggiunge altri tre.

In Superbike invece i titoli vinti sono due, uno nel 2009 con Ben Spies (io a dire il vero tifavo tantissimo per Nori Haga, ma ha avuto una sfiga terribile quell’anno) e uno 2021 con Toprak Razgatlıoğlu.

Complessivamente, Yamaha è la seconda scuderia più vincente della storia.

Le moto più famose? Me ne vengono in mente due in particolare, con la loro massima sportività e le linee di incredibile bellezza, che sono state un terremoto quando sono uscite.

Sto parlando della YZF-R1, meglio nota come R1, la prima sportiva 1000 di cilindrata. La prima versione “sella rossa” del 1998 è ancora bella da far male ed è stata il sogno (assolutamente possibile) di tantissimi motociclisti. Il suo motore a carburatori aveva 150 cavalli, che ora possono sembrare una cifra ridicola ma all’epoca la rendevano un razzo e – complice l’erogazione dei carburatori – sicuramente non una moto adatta a tutti.

La seconda moto è la YZF-R6, l’altrettanto famosa R6! Nata nel 1999, era bellissima, affilata e adatta praticamente solo all’uso in pista date le quote ciclistiche estreme e l’erogazione vuotissima a bassi regimi, ma con un motore che girava altissimo e produceva ben 120 cavalli dai 10.000 giri in su. Per arrivare a questa potenza sfruttava una presa d’aria anteriore, che immetteva aria in pressione nella scatola del filtro aria, una soluzione innovativa poi adottata anche dalle altre case.
La R6 è l’unica sportiva 600 4 cilindri ancora prodotta, dato che la normativa Euro4 ha penalizzato enormemente la categoria.

Il significato della sigla YZF è Y-Yamaha, Z-Racing (sì, Z sta per Racing – non chiedete), F- Four Stroke (4 tempi).

Altre moto celebri sono la RD500LC del 1984 (una delle “gp da strada” uscite in quegli anni), ma anche l’assurda V-Max del 1985, praticamente un dragster stradale con troppa potenza per il telaio. 

Continuiamo fuori strada con la celebre Super Téneré del 1989 e concludiamo con la MT-09, una soluzione furba in un periodo di crisi delle case motociclistiche che ha dato la nascita alla serie delle MT, valide naked con prezzi molto competitivi.

SUZUKI: BANDITI E FALCHI PELLEGRINI 

Ne rimane solo una, e anche andando per esclusione la risposta è facile: la SUZUKI Motor Corporation è il quarto e ultimo colosso giapponese di questo racconto. E’ stata fondata nel 1909 e produce automobili, moto e motori marini. Dopo la seconda guerra mondiale comincia la produzione di moto, in un periodo simile a quello delle altre case. All’inizio erano dei semplici motori da montare su biciclette, ma la vera e propria produzione di moto nacque e crebbe rapidamente fino a raggiungere in breve tempo le 6000 unità al mese. I motori all’inizio erano tutti due tempi, fino alla prima serie a quattro tempi denominata GS e qui qualcuno avrà già capito dove si va a parare… no, un attimo, non quel GS! 

Qui parliamo di moto sportive a quattro cilindri in linea, nate per andare forte e non per fare dei chilometri. Il modello di punta della gamma sportiva Suzuki è infatti la GSX-R (Grand Sport eXperimental Racing), “Gixxer” per gli amici. 

Trovate sempre una sigla a indicare l’anno di produzione, ad esempio io ho avuto una GSX-R 750 K3 (del 2003) solo pista, che ho ribattezzato con affetto “Funky Shit” dall’omonima canzone dei Prodigy. Se invece ad esempio avessimo letto L4, l’anno di produzone sarebbe stato il 2014.
E a proposito di 750… le Gixxer sono state le uniche sportive 4 cilindri ad avere costantemente in gamma una cilindrata intermedia tra 600 e 1000, e per molti motociclisti la GSX-R 750 rappresentava la scelta ideale, perché leggera quasi come un 600 ma con un sacco di cavalli, e più facile e sfruttabile di un 1000. Io so solo che mi ci sono divertita un sacco e che la moto si difendeva bene anche da missili molto più recenti! 

Continuando con i modelli iconici, come non citare l’insensata, adorabile, stranissima GSX 1300 R meglio conosciuta come Hayabusa? Questa moto prendeva il nome dal falco pellegrino, un simpatico rapace nonché uccello più veloce al mondo, dato che in picchiata raggiunge la velocità di (tenetevi stretti) 385 km/h!!

Ora, l’Hayabusa si fermava a “soli” 312 km/h, ma è stata la scintilla che ha fatto scoccare un dibattito tra le case giapponesi, dove ci si chiedeva se avesse senso produrre moto con una velocità simile. Al che, con un gentlemen agreement tra le quattro case, si è deciso che la velocità delle moto da concessionario dovesse essere limitata a… 299 chilometri l’ora.
Che crudele punizione per la ‘Busa, che ha perso ben 13 km/h di velocità massima e non è mai più stata la stessa.

Scherzi a parte, questa è la moto più elaborata dagli esperti di tuning, con forcelloni lunghissimi e turbo, fino a farle infrangere la barriera dei 500 km/h! Nemmeno il falco pellegrino riesce più a starle dietro.

Altra moto top-seller di questa casa è la Bandit, una naked nata nel periodo della Ducati Monster e impostasi come moto dalle buone prestazioni ma dal costo e dalla manutenzione economici. Alla Bandit si affiancava poi la SV(650 e 1000), una naked più sportiva con bicilindrico a V che ha fatto felici un sacco di persone, dato che sulle strade tortuose non serviva altro per essere felici se non il suo telaio affilato e la sua coppia straripante.

Un’altra moto storica è la RG 500 Gamma, race replica due tempi degli anni 80 che era praticamente una moto da corsa con la targa. Ad oggi è tuttora molto ricercata.

Le moto da cross Suzuki, infine, sono sempre state molto utilizzate e vittoriose, usando la caratteristica livrea gialla, il colore racing tradizionale della casa.

E a proposito di corse, come se la sono cavata queste moto nella storia? La Suzuki Racing debutta al Tourist Trophy nel 1960 e vince il campionato piloti e costruttori nella neonata classe 50 del motomondiale nel 1962, scrivendo il suo nome negli albi iridati per la prima volta. Segue qualche anno senza risultati e anzi senza competizioni, dato che a quel punto la casa si è ufficialmente ritirata dalle competizioni, continuando a fornire però le moto alle varie squadre corsa.

Nel 1970 Dieter Braun vince il primo titolo mondiale nella classe 500 e poi il celebre Barry Sheene ne aggiunge altri due. Altri piloti hanno centrato il titolo della massima categoria negli anni successivi: Marco Lucchinelli, Franco Uncini, Kevin Schwantz e Kenny Roberts Junior.

Per quanto riguarda la MotoGp le sorti non sono state altrettanto rosee, ma nel 2020 la Suzuki riuscì a vincere il suo primo e unico titolo nella classe regina con Alex Rins.

In totale, Suzuki è la quarta casa motociclistica più vittoriosa di tutti i tempi.

Suzuki a Eicma 2021

CONCLUDENDO…

Siamo arrivate alla fine di questo piccolo viaggio nella storia, che spero vi sia piaciuto.

Ma ditemi: chi di voi ha una moto giapponese? Come vi trovate? Raccontatemi un po’ come le avete vissute voi, queste jappo nella community di MissBiker!

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