Quando mi è stato detto di scrivere un articolo di avvicinamento al mondo dell’off-road, come sono solito fare ho iniziato a pensare alle varie differenze meccaniche, ergonomiche, morfologiche che appartengono a due mondi, strada e fuori strada, tanto simili quanto diversi. Poi la mia parte emotiva ha preso la meglio sulla parte razionale ed oggettiva perché alla fine è la stessa che ci ha fatto comprare una moto e che ci fa uscire con caldo, freddo, pioggia con il costante sorriso sulle labbra.
Per i tecnicismi si ha sempre tempo lungo l’impervio ma remunerante cammino dell’apprendimento. Quello che voglio trasmettervi prima di tutto è la scintilla che vedo nei miei occhi ogni volta che in moto esco dal grigio asfalto per immettermi nei mille colori della natura.

Perchè off-road

Vado in moto da 30 anni e, nonostante abbia iniziato con una moto da cross Malaguti Grizzly 50cc, gran parte della mia vita l’ho passata sull’asfalto. Lungi da me etichettare come “noioso” il circolare per strada: fortunatamente abbiamo sempre vicino strade meravigliose e panoramiche tra le quali perderci, arterie che si diramano sinuose alla ricerca di una destinazione che non arriva mai perchè il viaggio è infinito. Ma.. quando sono passato al “lato oscuro”, per assurdo mi sono illuminato.

La sensazione di libertà di poter lasciare le splendide ma frenetiche e delineate arterie asfaltate per inserirmi in una miriade di meravigliose vene e capillari che percorrono le zone di campagna, colline e montagne a volte quasi senza un senso ben delineato, mi ha riportato all’essenza del cavalcare un cavallo motorizzato fondendomi e diventando parte integrante del panorama, quasi come in un bel quadro paesaggistico.

Fermarmi quando, dove, come e quanto voglio per godere di una vista mozzafiato, per ridere di una pozzanghera che mi ha fatto la doccia e perchè no, anche per asciugarmi il sudore di aver risollevato la moto piu’ del dovuto, ha aperto la porta non piu’ verso un mondo quanto verso l’infinito.
Un po’ come un adesivo che lessi tempo fa su una Wrangler: “tu vai veloce, ma io vado ovunque”.
Ed ovunque vada, mi sento bene anche perchè significa rimettersi in gioco tutte le volte su terreni che cambiano costantemente: le montagne sono vive e ci parlano. Lo stesso percorso fatto in una direzione non ha nulla a che vedere con la direzione opposta; lo stesso sentiero un giorno è facile e la settimana dopo è difficile. Oggi c’è, domani non c’è. Questa imprevedibilità è tanto simile alla vita stessa che non puó fare altro che regalare emozioni nuove ogni volta.
Che dite, ci proviamo a sporcarci un po’?

fuori strada

Come avvicinarsi a questo mondo

Avere esperienza con una moto non significa poter salire su una specialistica da enduro o su una maxienduro ed infilarsi nella prima pista sterrata, magari anche soli, senza piani e destinazioni.
Significa rimettersi in gioco con voglia di imparare e di ascoltare le sensazioni che vengono da noi stessi e dalla moto stessa.

Il miglior modo di iniziare? Se non abbiamo amici con esperienza, e pazienza, disposti ad introdurci in questo mondo, la migliore scelta è quella di frequentare un corso dove imparare le basi e toccare con mano questa nuova realtà guidati e supervisionati da istruttori che sono lí per quello.

Enduro o maxi enduro? Mono o bicilindrica?

I termini sono molti ed a volte fuorvianti. Molto probabilmente una moto bicilindrica, spesso maxi enduro, sembrerà piú “facile” all’approccio per la vicinanza sotto tutti i punti di vista alla moto che già guidate. Peso, dimensioni e, a volte, potenza saranno però i vostri “nemici”. Una moto da enduro o freeride monocilindrica vi proietterà in un mondo distante da quello a cui siete abituati, ma in questo caso peso e dimensioni saranno dalla vostra.
Oltre a ciò, l’assenza di qualsivoglia elettronica, controlli trazione e “diavolerie” varie tipiche delle moto monocilindriche e specialistiche, l’erogazione e la risposta dell’acceleratore, sono da prendere in considerazione e da “maneggiare con cura”.

Pro e contro? Le sfumature sono molte, ma in linea di principio:
– monocilindrica / specialistica:
PRO -> peso, maneggevolezza, semplicità “strutturale”, costo della moto stessa e di eventuali danni
CONTRO -> erogazione e risposta agli input, assenza di controlli trazione ed abs, altezza, comodità

– bicilindrica / maxi enduro:
PRO -> erogazione e risposta agli input, elettronica, comodità, altezza (non sempre), sensazione di “sentirsi a casa”
CONTRO -> peso, maneggevolezza, costo della moto stessa e di eventuali danni, altezza (non sempre).

Come è possibile notare, abbiamo un po’ degli opposti ma…gli opposti si attraggono!
In linea di principio, l’ideale è iniziare con una moto che ci dà sicurezza e con una erogazione gestibile con semplicità, per poi prendere la direzione che sentiamo piú nostra. D’altronde le moto si comprano con il cuore…

Minimo comune denominatore e fattore, a primo acchitto, limitante per molti: l’altezza.

Per quanto possiamo voler abbassare la moto e la sella, nonostante non sia sempre una scelta corretta, una moto da fuori strada sarà sempre piú alta della norma (con rare eccezioni). Perchè? Principalmente per due motivi: la distanza rispetto al suolo più alta che ci consente di superare ostacoli e dislivelli più agilmente, l’escursione delle sospensioni che ammortizzano e “copiano” le asperità del terreno.
Questo è un fattore da tenere in conto ma -non- un fattore limitante: la tecnica di conduzione ha sempre la meglio!

Strada e fuori strada: le differenze principali

Il bagaglio tecnico che ci portiamo dalla conduzione per strada è certo una parte integrante della conduzione fuori strada; ció che dobbiamo costruire ed imparare a gestire, è la trasformazione dell’insicurezza in sicurezza. Mi spiego meglio.
In strada non ci preoccupiamo troppo dell’aderenza e della trazione se non andiamo a giocare coi nostri limiti e quelli della moto, “pennellando” curve e tornanti o in caso di pioggia. La stessa tecnologia grazie all’elettronica ha iniziato anche a minimizzare e salvare i motociclisti da molti errori, creando però anche uno scompenso dell’apprendimento dovuto all’affidarsi anche troppo alla stessa. Questo ci regala una costante percezione, relativa, di sicurezza che ci consente di concentrarci in altri aspetti della conduzione o del viaggio in sè.

Nel fuori strada, la mancanza di aderenza e trazione è una costante con la quale dobbiamo imparare a giocare, che dobbiamo sapere ascoltare ed interiorizzare per poter rispondere nei modi più opportuni.

Sensazioni di galleggiare sulla ghiaia, di anteriore che va “dove vuole”, di posteriore che balla la macarena… la sensazione di totale “in-controllo” sono le prime cose che possiamo imparare a gestire con più semplicità di quanto pensiamo. E’ solo questione di imparare a ballare con la nostra moto mantenendo il sorriso di sempre ed abbandonando l’istinto di controllo, normale agli inizi, che pretendiamo esercitare e compensare con forza e rigidezza.

Principali differenze con le moto stradali

Una moto da offroad, per quanto in certi casi possa assomigliare ad una moto “stradale” o addirittura essere la stessa con un paio di modifiche principali (vedasi GS, Multistrada..), ha comunque delle caratteristiche che le consentono di districarsi meglio su terreni accidentati e di aumentarne le prestazioni non solo a livello di perfomance, quanto di sicurezza.
A parte le principali divergenze suddette, ció che identifica in primis una moto da off-road, mono o bicilindrica sono gli pneumatici: con tasselli più o meno pronunciati o, nel caso di maxienduro utilizzate in forma polivalente (dual sport), misti.

pneumatico-fuori-strada-Dunlop

La conduzione di una moto con tasselli, anche la propria sulla quale abbiamo molti km alle spalle, risulta molto diversa: principalmente, la moto tende a “cadere” in curva più’ facilmente e l’anteriore a chiudere. L’aderenza sull’asfalto asciutto è comunque ottima ma sul bagnato è necessaria una guida piú attenta e cauta.

Non sempre tassello significa vibrazione visto anche le ultime mescole, ma spesso sì rumore aggiuntivo anche se non per tutte le marche e modelli. Le gomme tassellate, un pò per le mescole normalmente M+S (invernali) ed un pò per la flessione dei tasselli, hanno vita “breve” se usate molto in asfalto e con moto potenti. Una vita media per una moto di media cilindrata è di 3- 4.000km per il posteriore (6-7.000km per un misto) ed il doppio per l’anteriore (2.5 volte per un misto).

Un’altra differenza come detto precedentemente è l’erogazione e risposta agli input, non tanto per le maxi enduro quanto per le mono specialistiche. Una moto da enduro, come una da cross, ha rapporti più corti e coppie differenti che si traducono in un “nervosismo generale” che, in mancanza di esperienza, puó regalare qualche spavento. Un colpo di gas puó facilmente far sollevare la ruota anteriore e portare instabilità. Normalmente le monocilindriche a due tempi sono più’ nervose e “gridano”, mentre quelle a quattro tempi un pò piú docili. Niente paura: le monocilindriche che normalmente vengono utilizzate durante i corsi basici sono caratterizzate da una “docilità” che permette a tutti di imparare divertendosi senza pensieri aggiuntivi.

Abbigliamento da strada Vs abbigliamento da fuori strada

Supponendo che andiate in moto ben protetti, quindi con stivali tecnici, giacca e pantaloni con protezioni, guanti.. nessuno vi vieta di andarci anche fuori strada. Ma…i “ma” sono molteplici. Per non dilungarmi troppo, vi basti pensare che i movimenti del corpo durante la conduzione fuori strada sono infinitamente maggiori e ampliati rispetto alla conduzione stradale.  Questo si traduce in due cose principali: lo spostamento delle protezioni ed il caldo. Nel primo caso, essendo le protezioni integrate nella giacca e nei pantaloni, risultano piú comode ma sono anche più mobili durante i movimenti del corpo: doverle utilizzare e ritrovarsi la gomitiera spostata verso l’alto non è la migliore delle ipotesi.. (parlo per esperienza).
Nel secondo caso, credetemi: anche in inverno…spesso si riesce a sudare come durante una sessione di crossfit. Potersi togliere la giacca ma restare protetti è sostanziale.

Qual’è quindi l’abbigliamento tipico per l’offroad?

  • Casco di derivazione fuoristradistica, che permette un migliore afflusso di ossigeno e l’eventuale utilizzo di maschera da enduro.
  • Pettorina: ce ne sono di diversi tipi, l’importante è che risulti ben adesa al corpo, che traspiri e che, almeno la schiena, abbia la certificazione di livello 2.
  • Giacca da enduro: è possibile anche usare la giacca in cordura di sempre rimuovendo le protezioni integrate. Nel caso poi decidiate di andare più spesso, una giacca più leggera, magari con le maniche removibili, vi garantirà comodità e mobilità top.
  • Guanti: utilizzeremo maggiormente i comandi della moto, la frizione, il freno…abbiamo bisogno di comodità e grip. I guantini da enduro sono perfetti perchè non impediscono i movimenti e non affaticano la mano.
  • Ginocchiere: varie e variegate, da quelle di plastica tipo skateboard a quelle specialistiche ortopediche. Vanno un pò in base all’utilizzo, al gusto e.. al portafoglio.
  • Stivali: gli stivali da offroad sono caratterizzati per una maggiore protezione del piatto tibiale e della caviglia, per un miglior contenimento del piede e per un controllo maggiore sulle angolazioni che lo stesso puó raggiugere. I modelli “adventure” proteggono bene e sono più comodi, oltre ad essere spesso impermeabili. Quelli da enduro sono fondamentali nel caso l’offroad diventasse la vostra passione, ma non sono quasi mai impermeabili. A sopperire ció, un buon paio di calze waterproof.

Navigatore, destinazione e via….

Purtroppo, o per fortuna, nel mondo del fuoristrada le cose non vanno proprio così. Nonostante molti sentieri e strade bianche siano mappate sugli odierni gps o sulle mappe topografiche, come ho detto antecedentemente la montagna è viva ed un sentiero che ieri c’era oggi puó non esserci.
Inoltre, vedere un sentiero non significa avere una bella strada sterrata pronta per noi. Le strade sono tutte “uguali”, fuori strada no. Ci si puó facilmente ritrovare in situazioni complicate o pericolose dalle quali puó risultare complicato od impossibile uscirne da soli, anche con esperienza.
E’ quindi imprescindibile non uscire mai da soli per montagne a meno che non si sappia esattamente cosa si sta facendo e dove si sta andando, avvisando comunque qualche amico previamente.

Conclusione

Come è facile notare, nonostante questi due mondi si avvalgano dello stesso mezzo a due ruote, le differenze prevaricano. Questo peró non deve scoraggiare nessuno: il bello della vita è proprio la possibilità di imparare tutti i giorni qualcosa di nuovo. Ed il valore aggiunto dell’imparare a gestire la propria moto, od un’altra, fuori strada è il bagaglio incredibile di sensazioni e capacitá di controllo che amplierà la vostra conoscenza ed esperienza per strada! Per questo molti piloti professionisti si allenano anche fuori strada…alla fine, come nella vita, la stabilità si trova solo dopo aver imparato a gestire l’instabilità!

Andrea “Fast “Scaramuzza
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