Ritornare in sella dopo anni non è mai facile. Ci si deve confrontare con piccoli grandi paure e con la confidenza persa con il mezzo. La nostra Mimì ci racconta com’è andata la sua secondA “prima volta”.

Quando, dopo anni senza moto (più o meno 11 tra gravidanze e figlie piccole) e dopo aver venduto la mia amatissima Dominator, per la quale ho pianto per giorni… decido che è ora di riprendere in mano, anzi di rimettere le chiappe su una sella e dare di gas.

Anno 2010, ne son passati 12, ma me lo ricordo come se fosse ieri. Dopo mille menate della serie “ce la farò ancora?” in tutte le varianti, decido di prendere qualcosa di tranquillo e easy per ricominciare e mi compro una Honda VT 750, custom, cromata.

Novembre.

Vado al ritiro. Essendo mamma single di due bimbe piccole, per ritirare la moto mi porto dietro mia matreh autista e figlie, perché altrimenti come ci arrivo in concessionaria?

Freddo porco. Il che congela evidentemente anche le mie sinapsi neuronali perché pare che io non sia più in grado di concepire un pensiero coerente alla risoluzione dei problemi.

Mi chiedo come mai, non so i vostri concessionari, ma tutti quelli con cui ho avuto a che fare io, hanno sempre l’uscita con una salita, un gradino, un marciapiede rotto, un cratere, insomma un’uscita infelice alla quale pensi mentre stai firmando le ultime carte e per la quale ti fai già un film in mente mentre voli tu, la moto e tutti i santi del paradiso.

Quindi mi munisco di occhioni supplicanti da cerbiatta morente (chi mi conosce sa quanto possa essere difficile per me fare gli occhi da cerbiatta, morente poi…) e chiedo gentilmente al meccanico se può portarla direttamente sulla strada. Detto fatto. Io interdetta e innamorata del mio mezzo mi faccio dare le chiavi senza guardare null’altro che le cromature scintillanti che obnubilano ulteriormente le mie sinapsi già provate dal freddo, mentre figlie e matreh mi osservano (madre terrorizzata, figlie orgogliose).

Bene. Non essendo un’esperta di moto custom, ho impiegato circa 10 minuti per capire dove infilare la chiave. Salgo sulla moto, guardo il manubrio. Oh acciderbolina (si, proprio…) dove caspita sarà l’accensione? Scendo dalla moto, faccio un giro intorno, mah. Eppure, non è che vada col pensiero… da qualche parte si infilerà sta chiave che il meccanico mi ha così gentilmente messo in mano. Quasi con le lacrime agli occhi, comincio a pensare: “Dovrò mica entrare a chiedere al meccanico dove infilare la chiave, vero?”.

Il panico sale.

Le figlie cominciano a pensare che mammina non sia proprio un orgoglio di cui andare fiere. Le guardo con occhio vitreo, allargo le braccia, come a dire “non ce la posso fare”, mi guardano, di rimando, come a dire “Ma ce la fa??” Poi mi giro e la vedo. La maledetta accensione. Sul fianco… Ma come caspiterina si fa (testuale pensiero eh…) a mettere l’accensione in un posto così?

Ohhhh…Risalgo in moto e finalmente la accendo felice come non mai. Matreh accende a sua volta la macchina, perché deve assolutamente seguirmi per tutta la strada, sia mai che succeda qualcosa, dimostrandomi la sua imperitura e cieca fiducia in me e nelle mie doti di motociclista…

Mi accingo a partire, ma non vedo bene dallo specchietto sinistro. Aspetta, lo sposto un attimo. Mannaggia allo specchietto, non si muove. Gli do una bottarella va, così magari poi riesco a sistemarlo meglio. E mi ritrovo con lo specchietto penzolante, che a momenti si stacca e che non ha nessuna intenzione di collaborare, nonostante tutta la mia buona volontà e i soliti santi che piovono dal cielo.

Le figlie hanno ormai perso la speranza. Matreh se la ride pregustando i “Te l’avevo detto io che non era cosa!”

Spengo la moto, riscendo e con aria afflitta e disperata (il ritorno della cerbiatta…) vado dal meccanico, che mai più mi vedrà da lì all’eternità, per dirgli che lo specchietto ha deciso di non darmi soddisfazione. Esce con due chiavi in mano, il sorriso beffardo della serie “Ma questa proprio a me doveva capitare?” e lo sistema.

Ok. Si parte.

Freddo.

Nebbia.

Ma la moto arriva a casa, nonostante me, la Milano-Meda all’ora di punta e le macumbe di matreh che forse sperava che spazientita mollassi il colpo.

Se, ciao!

Quindi, Bikers, se vi sentite impedite e alle prime armi, sappiate che non siete sole!

Anche riprendere in mano la moto dopo anni ha la sua bella dose di ansietta da prestazione!

Mimì 

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